Gioco
Lutto nel mondo del baseball di Livorno: muore improvvisamente Giovanni Sisi
Il commovente ricordo del nipote Marco: «Gli appassionati labronici in quegli anni si cimentavano con mazze e guantoni recuperati grazie all’arrivo dei militari statunitensi, indossando divise che “Nanni”, rivelando inaspettate dosi sartoriali, confezionò alla macchina per cucire»
Marco Sisi ricorda così lo zio "Nanni", Giovanni Sisi, icona del baseball livornese.
LIVORNO. Mio zio Giovanni Sisi, per tutti noi “Nanni”, ci ha lasciati all’improvviso, a 93 anni, in una domenica di fine estate. Nato a Livorno il 26 luglio 1932, era il fratello di mio padre Alfredo e con lui e un bel gruppo di amici dette vita nell’ormai lontano 1948 al Baseball club Livorno. Gli appassionati labronici del “batti e corri” in quegli anni si cimentavano con mazze e guantoni fortunosamente recuperati grazie all’arrivo dei militari statunitensi, indossando divise da gioco che lo stesso “Nanni”, rivelando inaspettate dosi sartoriali, confezionò mettendosi alla macchina per cucire ricavandole da candidi lenzuoli che, in molti casi all’insaputa delle famiglie, erano stati sacrificati sull’altare della causa sportiva.
Lo zio “Nanni”, diplomatosi all’Itie assolti gli obblighi di leva nell’Aeronautica militare, entrò poi a lavorare alla Motofides, dove rimase per tutta la durata della sua carriera lavorativa. Nel 1959 si è sposato con Maria Grazia Ghelardi, dalla loro unione nel 1960 è nato mio cugino Massimo. Ha anche giocato per quasi 30 anni con la casacca 24, poi “ritirata” e adesso esposta assieme alla 1 di mio padre nello stadio del baseball “Alfredo Sisi” di Banditella dove, quando poteva, andava a vedere qualche partita della “sua” squadra, oppure presenziando alle celebrazioni per gli anniversari.
Le scarne note biografiche non bastano a mettere in luce i lati del carattere: una generosità che, assieme a una profonda fede, lo ha spinto a dare un nuovo senso alla vita dopo la scomparsa della moglie nel 2002, diventando uno dei più validi collaboratori del parroco dei Sette Santi, occupandosi di opere sociali. Una personalità vivace e curiosa, appassionato di fai da te. Non ero ancora nato, ma sono certo che nel lampadario composto da due mazze da baseball incrociate che ornava la sala riunioni del “B. C. Livorno”, nella palazzetta di famiglia sul viale Carducci 84, ci fosse la sua “mano”, così come nella progettazione del primo cartellone segnapunti che permetteva, a chi fosse digiuno delle regole del baseball, di farsi un’idea almeno del punteggio raggiunto dalle squadre nei vari inning, e dei ball, strike e out.
E in anni più recenti, l’interesse nei vari settori di elettronica e informatica, regolarmente a suo agio nell’utilizzo di ogni genere di dispositivo, che fossero stati i “baracchini” per la CB, e poi pc o smartphone, che usava anche per i social. Non male per un ultra90enne.
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