Gioco
Livorno e la nuova sfida di Baracchino gli imprenditori delle calzature che hanno fatto storia: «Nuovo look e più luci per combattere il degrado»
I titolari: «Tutte le notti suona l’allarme, tanti chiudono ma noi crediamo in questo posto»
LIVORNO. Una storia che dura da oltre 100 anni, dal 1923, quando la signora Ines insieme al marito aprì il primo negozio di scarpe in via Mentana, sul marciapiede opposto rispetto ad oggi. Pian piano l’attività è cresciuta e la prima mossa è stata quella di attraversare la strada e aprire un punto vendita che oggi conta 140 metri quadrati di show room, più altri 500 di magazzino, che serve da stokkaggio anche per le altre realtà nate col passare del tempo, in via Grande, via Ricasoli e al Centro commerciale Fonti del Corallo a Livorno, fino ad arrivare a Pisa, tra Tirrenia e Borgo Stretto, nella città della Torre. Oggi, Baracchino si sta rifacendo il look: la riaperturà è fissata per metà aprile.
Alessandro e Riccardo, i due titolari – sono la terza generazione – e il babbo Enrico, non hanno avuto dubbi sull’investimento.
Troppo forte il legame di cuore con questa sede, che peraltro è quella legale di tutti i punti vendita e dunque quella suscettibile di “controllo” da parte dei brand, compresi i tre di abbigliamento, e anche la voglia di lanciare una sfida. «Via Mentana – ci spiegano i titolari Alessandro e Riccardo – non è più quella di una volta. Sono pochi i negozi che hanno resistito alla crisi e al degrado a cui si assiste ogni giorno, a cominciare dagli spacciatori. Tutte le notti, tra le una e le due, suona il sistema d’allarme delle vetrine per gli spintoni di gente in strada».
E così è nata l’idea, di un restyling in grado di restituire anche qualcosa alla città. «Abbiamo voluto puntare sul green: i materiali che abbiamo scelto per l’interno sono provenienti da attività di riciclo, come per esempio il parquet. E anche l’impianto di illuminazione, al led, permetterà una maggiore visibilità notturna sulla strada».
In tutti i punti vendita lavorano 14 dipendenti: la speranza è anche quella di poter garantire una opportunità lavorativa in più, a tempo indeterminato come chi già è impiegato, magari andando anche a implementare lo shop on line, agli albori ma presente. «Da una parte c’è stata una spinta romantica legata al nostro passato. Ma c’è anche voglia di scommettere sull’economia, valorizzando un bene e restituendolo al meglio alla comunità. Tanti, per mille motivi, decidono di abbassare la saracinesca: noi no. Dopo 45 anni abbiamo scelto di iniziare una nuova era, puntando il più possibile verso l’alto. Per noi e per Livorno».
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