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Darsena Europa, a Livorno nuova stima dei costi: «Circa 530 milioni di soldi pubblici»  

di Stefano Taglione
Un rendering della futura Darsena Europa
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Un rendering della futura Darsena Europa

Il presidente Luciano Guerrieri fa il bilancio, «del tutto sotto controllo», della grande opera attesa per il 2029: «Inizialmente ne erano previsti 450, ma si sono resi necessari nuovi interventi»

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LIVORNO. L’investimento pubblico per realizzare la Darsena Europa, la grande opera che a Livorno consentirà l’ormeggio di portacontainer fino a 24.000 teu, sarà di circa 530 milioni di euro. La fine dei lavori? Dicembre 2029, mentre il privato, che l’avrà in gestione per un numero di anni stabiliti dal bando prossimo alla pubblicazione, metterà sul piatto altri 300 milioni per gli interventi individuati sempre dal capitolato di gara, alcuni dei quali potrebbero essere l’urbanizzazione e il posizionamento delle gru (ma niente è stato deciso nei dettagli). Lo assicura il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, Luciano Guerrieri, che è anche il commissario straordinario della piattaforma che rivoluzionerà il traffico marittimo labronico, consentendo di superare i limiti infrastrutturali del porto.

«Costi sotto controllo»

Non ci saranno lievitazioni importanti dei costi, insomma. La cifra originaria, 450 milioni di euro, salirà comunque a 530, principalmente a causa della variante resasi necessaria dopo che le analisi dei fanghi da dragare avevano rivelato come questi non fossero compatibili con la funzione di ripascimento originariamente pensata e che, quindi, ne hanno obbligato il conferimento in una vasca di colmata ampliata rispetto alla previsione iniziale, per una spesa aggiuntiva di 45 milioni (27 dei quali già spesi, visto che le imprese hanno iniziato a operare lo scorso ottobre). «Gran parte dell’aumento – le parole di Guerrieri – è motivato proprio da questo intervento aggiuntivo, inizialmente non prevedibile. Poi dobbiamo ottemperare alle prescrizioni della Via, la Valutazione di impatto ambientale. In ogni caso – rimarca Guerrieri – vorrei tranquillizzare tutti sul fatto che i costi sono sotto controllo». L’Autorità di sistema portuale, che attualmente registra uno stato di avanzamento dei lavori attorno al 7%, ha anche stipulato «due contratti con Banca europea per gli investimenti e Cassa depositi e prestiti, da 50 e 90 milioni di euro l’uno – sottolinea il presidente dell’ente con sede a Palazzo Rosciano – che potremo scegliere se attivare, in tutto o in parte, o meno. Da un lato cercheremo ovviamente di spendere meno, dall’altro invece se ci sarà bisogno di ulteriori risorse per altri interventi li utilizzeremo».

La Corte dei conti

Guerrieri – che per questo due giorni fa è stato attaccato dalla Lega, alla quale non replica – interviene dopo la delibera del collegio di controllo della Corte dei conti, che in merito allo stato di avanzamento dell’opera e all’aumento dei costi dei materiali che si è succeduto nel tempo, lo scorso dicembre ha raccomandato all’Authority di «porre in essere tutte le azioni necessarie per garantire la definizione di un cronoprogramma definitivo, che scandisca il percorso di avanzamento finanziario e fisico dell’infrastruttura assicurando altresì un miglior coordinamento tra la programmazione finanziaria delle risorse e l’attività amministrativa, di rafforzare il controllo sull’avanzamento dell’opera infrastrutturale, al fine di garantirne la realizzazione in coerenza con il cronoprogramma di esecuzione» e di «proseguire il monitoraggio sull’andamento dei prezzi, valutandone l’impatto sul costo totale e individuando tutte le azioni necessarie per fronteggiare eventuali rialzi», si legge nella deliberazione 59 del 2024.

L’aumento dei prezzi

Nella relazione inviata alla corte lo stesso commissario aveva precisato che «il quadro normativo di riferimento dell’appalto principale, nonostante l’entrata in vigore del decreto legislativo 36/2023, rimane legato al precedente codice (il decreto legislativo 50/2016). Questa situazione pone una potenziale criticità per alcune questioni, in particolare quelle legate alla revisione dei prezzi. L’obbligo di revisione non è disciplinato negli atti contrattuali (in quanto non previsto dal quadro normativo all’epoca della pubblicazione, nel 2021) e le norme introdotte successivamente (tra cui il decreto legge 50/2022) consentono l’applicazione dei meccanismi di revisione dei prezzi fino al 31 dicembre del 2025. Per l’appalto in questione, senza ulteriori proroghe, sembrerebbe che dal 2026 e per tutte la rimanente durata dei lavori non sia possibile alcuna revisione dei prezzi, dovendo riconoscere alle imprese i prezzi stabiliti in sede di contratto e risalenti al 2021, nonostante sia evidente che questi siano lontani dalle attuali (e probabilmente future) condizioni di mercato. Tale assetto non esclude la possibilità che l’operatore economico sollevi significative e impegnative richieste economiche che potrebbe pregiudicare il regolare andamento dell’appalto». Sui costi, dovendosi basare sul prezziario della Regione Toscana, Guerrieri aveva spiegato ai giudici che «l’eccessivo incremento dei costi di posa da mare rilevabile nel prezzario della Toscana si ritiene ascrivibile a una non corretta valutazione dei prezzi dei noli dei mezzi marittimi, probabilmente dovuti a una non esaustiva indagine di mercato».

Come fronteggiarlo

In ogni caso, proprio per cautelarsi dall’aumento dei prezzi che comunque riguarda la maggior parte delle grandi opere italiane, lo stesso commissario spiega come fronteggiarlo. «Mediante il ricorso – si legge nella delibera – nel limite del 50% alle risorse appositamente accantonate per gli imprevisti nel quadro economico di ogni intervento, agli importi residuali delle somme a disposizione, alle somme derivanti dai ribassi d’asta qualora non ne sia prevista diversa destinazione, nonché ai soldi disponibili relativi ad altri interventi ultimati di competenza della stessa stazione appaltante e per i quali siano stati eseguiti i collaudi o emessi i certificati di regolare esecuzione, nel rispetto delle procedure contabili della spesa e nei limiti della residua spesa autorizzata disponibile. Ad esaurimento di tali risorse occorre poi fare ricorso, per le eventuali eccedenze, alle disponibilità del fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche».

Parla il responsabile

Questa norma, in ogni caso, potrebbe essere cancellata dal 2026, rivoluzionando di fatto i riferimenti dei prezziari, che da regionali passeranno sotto il controllo dei cosiddetti “Tol” nazionali (tipologie omogenee di lavorazioni). In questo modo il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, insieme all’Istat, fornirà dei valori di riferimento nazionali per l’aggiornamento dei prezzi. «Sarà possibile basarci su quelli», spiega Enrico Pribaz, dirigente dell’Authority e responsabile del procedimento amministrativo. Cosa cambia? «Le tabelle dei “Tol” dovrebbero essere meglio rappresentative della fluttuazione dei prezzi delle materie prime e quindi delle lavorazioni».

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