Il Tirreno

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Livorno, villa Dupouy è in vendita: viaggio in una delle dimore più belle della città

di Francesca Suggi
Villa Dupouy
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Villa Dupouy

Dal Villano a Byron fino ai partigiani: affreschi, arredi e statue. Il prezzo sul mercato e le trattative

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LIVORNO. Una storia lunga secoli in vendita, a Montenero, per un milione e 100mila di euro. Con tutti i suoi personaggi rivoluzionari e gli aneddoti che la rendono unica. Sulla facciata in rosa antico “parla” (con una targa) Guerrino da Montenero, detto il Villano che nel 1496 guidò la resistenza dei livornesi contro Massimiliano d'Austria e abitò qui.

E ancora George Byron, quel poeta, lord romantico e ribelle, che nel 1822 ne fece la sua dimora trasformandola in uno dei salotti letterari più mondani e in vista dei tempi. Un'altra iscrizione ricorda la seconda guerra mondiale: qui la sede clandestina del Comitato di Liberazione Nazionale che coordinava la lotta dei partigiani e dei patrioti conto il fascismo e l'occupante nazista, ospitato dalla contessa Rachele Varvaro di Valentino. Varvaro, sì, il cognome della nobile siciliana, tra le ultime proprietarie della villa, che ancora si legge sulla porta d’ingresso.

Sono campanelli virtuali di epoche lontane. Suonarli è un viaggio nel tempo. Le porte della storia si aprono: qui Villa Dupouy. Ancora prima Villa Jermi. Dai più conosciuta come Villa delle Rose.

La villa incantata

Gli intonaci sgaruppati e le ferite dell’abbandono (non è abitata) passano in secondo piano. È un viaggio nella storia che fa sgranare oggi. Sconosciuto ai più. Vista mare. Che si trova a Montenero, di fronte al cimitero, all'inizio della salita per il Castellaccio. Pian terreno e primo piano. Ghiacciaia. Giardino stile romantico di 650 metri quadri. Terrazza di 200 metri quadri. È in vendita il cuore della dimora. La parte centrale, principale, di oltre 300 metri quadri (quelle che un tempo erano le rimesse, le stalle, gli annessi sono diventate abitazioni). Centinaia di metri quadri danzanti. I putti e le creature alate che ballano dentro. Si unisce alla danza anche Venere e chissà quali altri personaggi sono ancora nascosti sotto a strati di intonaco che nei decenni ha coperto parti di meraviglia. Le statue delle stagioni danzano, invece, fuori nel giardino. Sconfinato. Decadente. Evocativo.

Gli affreschi danzanti

È un mondo antico come il rosa della facciata portato via dai secoli, che in realtà racchiude la scenografia di uno dei salotti letterari più famosi della Livorno del tempo che fu. Con i suoi zibaldoni di soffitti affrescati attribuiti a Giovanni Lapi, un tripudio di putti, guerrieri, creature alate con le trombe del giudizio in quasi ogni stanza del primo piano. Una meraviglia agli occhi.

Viaggio nel tempo

Visitarla è un viaggio nel tempo. Rirpotato anche sui libri di storia. Alla scoperta dei suoi spiriti forti. Combattenti, che la hanno abitata e connotata. E che la rendono unica. Polvere e storia. Leggende e vita vissuta datata 400. La parte originaria dovrebbe risalire fra la scoperta dell'America e la fine di Lorenzo il Magnifico ( il grosso dell'edificio risale alla seconda metà del ’600 e non sono mancati aggiunte, rimaneggiamenti, ritocchi). La targa sulla facciata racconta che qui abitò tal Guerrino da Montenero, lo chiamavano il Villano — che nel 1496 guidò la resistenza dei livornesi contro Massimiliano d'Austria. E poi 5 secoli dopo, diventerà quartier generale dei partigiani livornesi della Brigata Garibaldi: a cominciare da Bruno Bernini. Sul finire del Settecento prima il negoziante livornese Giovanni Nicola Bertolla, poi la villa fu ceduta ad Abraham Culey mercante a Costantinopoli, e successivamente venduta al banchiere basco Pietro Dupouy. Non mancano le leggende, come quella della contessina trafitta dal padre, per una love story non accettata, che si affaccia alla finestra da una stanza senza pavimento: chi abita là accanto smentisce qualsiasi fantasia. Tanto più che visitando la villa i pavimenti sono tutti al suo posto.

Nel salotto di lord Byron

Oltre le leggende Villa Dupouy fu ben altro. Non è un caso se fra queste mura nel 1822 soggiornò lord Byron per alcune settimane, in mezzo a una bufera esistenziale: la cacciata da Pisa (palazzo Lanfranchi) per una rissa fra i suoi amici e le guardie locali; la tragica fine della figlia Allegra stroncata dal tifo; l'emorragia che quasi uccide la cognata Mary Wollstonecraft, autrice di "Frankenstein"; l'annegamento dell'amico Shelley. E te lo immagini in quelle stanze, col camino acceso. Mentre compone parti del suo Don Giovanni e riceve ospiti. Ieri. Oggi. È polvere e cenere. Un occhio alle statue che restano. In cima allo scalone in pietra e nei 650 metri quadri di giardino romantico. Tante, purtroppo sono sparite col tempo. E con le intrusioni di maldestri curiosi. Nettuno, gigante, possente saluta dal giardino (il tridente in pietra è sparito). Dietro a quel che resta della fontana, le statue (sono le stagioni coi volti mangiucchiati dalla storia), il verde rigoglioso. Nettuno sembra il custode alla cantina sotterranea, la “ghiaccia”.

Si torna dentro. In cima alle scale di pietra accoglie oltre due metri di Achille, ferito al tallone. Si cammina in ogni stanza su un antichissimo parquet storico a spina di pesce, da rinfrescare ma meraviglioso. Ci sono camini quasi in ogni dove: chiudere gli occhi e rivedere lord Byron con la sua tormenta esistenziale. Oppure la contessa Rachele Varvaro, la ribelle, la scrittrice, seduta su chissà su quale sedia a dondolo oppure sempre lei a riposare in quel letto baroccheggiante con tanto di comodini in stile, ancora conservati in una camera da letto quasi incantata. Briciole di storia.

Come quella macchina da cucire Singer vecchissima sul pavimento. O il mangiadischi a valvole. Per non parlare del fascino di decine di libri ingialliti e polverosi stipati dentro a mobili d’epoca. Tanti sono in inglese e francese. Con appunti. E scatta la magia di immaginare la mano che li ha scritti.

La dimora torna a vivere

Villa delle Rose con tutte le sue meraviglie tornerà a vivere. E’ in vendita e l’operazione a sei zeri ha l’obiettivo di riportare a battere il cuore della sua storia secolare. Di quella che è tra le più fotografate e ammirate tra le dimore storiche livornesi. «Ci sono stati e ci sono imprenditori e privati interessati all’ acquisto e stiamo trattando», chiudono dalla proprietà del bene secolare. La vendita è seguita dall’ Agenzia Italia Immobiliare group.


 

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