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Maxi sequestro di cocaina nel porto di Livorno: arriva la decisione sulla “squadra di recupero” della zona del Cuoio
Il sequestro messo a segno dalle Fiamme gialle era stato pari a 53,31 chili di cocaina
LIVORNO. In due hanno patteggiato cinque anni di reclusione per aver recuperato 53 chili di cocaina da un container sbarcato in Darsena Toscana dal porto ecuadoriano di Guayaquil, nell’Oceano Pacifico. Mentre un terzo, in rito abbreviato, è stato condannato a quattro anni e quattro mesi, con gli avvocati che hanno però presentato ricorso alla corte d’appello di Firenze. Questa la decisione nei confronti della squadra di recupero della zona del Cuoio arrestata nel marzo dell’anno scorso dai finanzieri del gruppo di Livorno, diretti a livello provinciale del colonnello Cesare Antuofermo, composta dagli albanesi Genk Hysaj (31 anni e domiciliato a Fucecchio, in provincia di Firenze, punito anche con una multa da 20.000 euro), Taulant Meta (ventiquattrenne residente a Castelfranco di Sotto, nel Pisano, per lui anche 30.000 euro di multa) e il quarantenne Klodian Alushku di San Miniato, sempre in provincia di Pisa, colui che con il giudizio abbreviato ha ricevuto un quantum più mite, con i primi due che hanno concordato la pena con la pubblico ministero Ezia Mancusi, con lo sconto automatico di un terzo, per detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantità di sostanze stupefacenti. A difenderli gli avvocati Manuele Ciappi e Filippo Bardazzi (Meta e Alushku) e Giuseppe Di Vetta e Tullio Padovani (Hysaj).
Il sequestro
Il sequestro messo a segno dalle fiamme gialle era stato pari a 53,31 chili di cocaina: i finanzieri avevano atteso l’arrivo degli “esfiltratori”, che avevano il compito di recuperarla per immetterla – secondo l’accusa – sul mercato illegale. Solitamente, altre inchieste, hanno appurato un corrispettivo medio da parte dell’organizzazione criminale di mille euro al chilo per le cosiddette squadre di recupero che tirano fuori la “polvere bianca” dai container stoccato sul porto. I tre, quindi, avrebbero potuto guadagnare, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, 53.000 euro in tutto. Quello messo a segno nel marzo dell’anno scorso, a Livorno, è stato solo uno dei tanti blitz dei finanzieri, l’ultimo dei quali avvenuto qualche settimana fa sempre in Darsena Toscana, concluso con tre arresti.
Confiscati due Rolex
A Meta, inoltre, i militari nell’ambito di una perquisizione domiciliare a Castelfranco di Sotto, dove abitava prima dell’arresto in flagranza avvenuto nell’area doganale labronica, avevano sequestrato anche 5,98 chili di metanfetamina. Per la coppia che ha patteggiato, il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, ha inoltre disposto l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, quella legale durante la pena e l’espulsione dall’Italia una volta fuori dal carcere, «ritenuta la pericolosità sociale degli imputati in ragione dei precedenti penali annoverati, nonché della gravità del fatto connessa all’ingente quantitativo di droga detenuta, sintomatica dell’inserimento di entrambi nell’ambiente del narcotraffico internazionale». Nel frattempo, la droga, è stata distrutta in un inceneritore, mentre il tribunale ha disposto anche la confisca di 120 euro a Meta e 1.760 euro a Genk, soldi che avevano con loro durante l’arresto, «in quanto fondatamente profitto del reato», spiega il giudice. Sequestrati a Genk anche due orologi Rolex, un Date Just e un Gmt Master, nonché l’auto utilizzata per raggiungere l’area doganale: una Volkswagen Golf intestata a una donna, ma in uso al trentunenne. Dissequestrati, invece, i cellulari e il materiale informatico acquisiti dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta. All’inchiesta, coordinata dalla procura labronica, aveva naturalmente partecipato anche l’Agenzia delle dogane e dei monopoli degli scali Darsena, che oltre a prendere parte attiva al sequestro dopo analisi di rischio ad hoc, con il proprio laboratorio aveva analizzato la cocaina, stabilimento l’alto grado di purezza.
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