Gioco
Giù i vecchi lampioni della stazione di Livorno. Infuria la polemica politica
Ghiozzi: «Accatastati come ferri vecchi». Salvetti: «Li restaureremo»
LIVORNO Per ora sono accatastati uno sopra l’altro, ma presto i candelabri a tre bracci e anche a singolo braccio del quartiere Stazione saranno consegnati nelle sapienti mani dei restauratori che li riporteranno all’antico splendore Liberty. Ma già scoppia la polemica. A sollevarla è il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Carlo Ghiozzi, che ha ricevuto diverse segnalazioni da parte dei cittadini riguardo a quei lampioni che giacciono (all’apparenza abbandonati) sull’erba, a lato strada.
Gli interventi
In realtà, in prossimità del quartiere Stazione, l’amministrazione comunale ha sostituito «gli attuali candelabri per la loro successiva ristrutturazione, contestualizzando l’intervento con quelle che saranno le impostazioni progettuali di riqualificazione che interesserà l’intero ambito della piazza Dante. Questa sostituzione prevederà un impianto temporaneo illuminotecnico con pali di altezza di otto metri con armature a Led».
Il progetto esecutivo prevede infatti il restauro di nove lampioni, realizzati dalla Fonderia del Pignone di Firenze nel 1910, in piazza Dante, le cui cime sono state staccate perché precarie e a rischio caduta; nelle vie d’accesso alla Stazione ci sono poi altri 20 pali (sempre realizzati dalla stessa Fonderia nei primi decenni del Novecente), uno dei quali era stato già restaurato a seguito di un incidente nel 2002. E il restauro dei pali prevede, tra l’altro, la pulizia dell’interno dei candelabri e poi la sabbiatura interna ed esterna per pulire la superficie e anche il ravvivamento dei decori.
L’interpellanza
«Una vera e propria follia – commenta il capogruppo della Lega – . Faremo subito un’interpellanza per capire i motivi di questa scelta scellerata. Vogliamo capire se sui vecchi pali dell’illuminazione ci fossero vincoli della Soprintendenza e se eventualmente si siano richiesti i permessi per dismetterli e accatastarli come se fossero ferri vecchi senza alcun valore. Riteniamo che non si possa cambiare uno stile architettonico simbolo in cui si riconosceva piazza Dante e viale Carducci per un semplice ammodernamento di illuminazione a led. La modernità deve rispettare la storia delle città e dei luoghi. Speriamo che l’amministrazione stia semplicemente pensando a una manutenzione accurata dei vecchi pali della luce e non a una barbara dismissione così come viene percepita da tutti quei cittadini increduli che stanno passando in questi giorni per queste strade e che mi stanno contattando amareggiati».
Ma il sindaco Salvetti ribatte: «Come al solito, per la bramosia di trovare qualcosa che non va nella nostra città, il consigliere Ghiozzi si scorda o addirittura non legge affatto le informazioni che abbiamo divulgato».
«I lampioni in stile Liberty non saranno affatto dismessi, ma saranno presto consegnati ai restauratori che poi li restituiranno alla città, e dunque ai livornesi, una volta ripristinata l’antica bellezza», conclude il primo cittadino.l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
