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Livorno, gli studenti al cinema per vedere il film sull’omofobia: «In classe se ne parla troppo poco»

Livorno, gli studenti al cinema per vedere il film sull’omofobia: «In classe se ne parla troppo poco»

Un centinaio di alunni ai 4 Mori per la proiezione de “Il ragazzo dai pantaloni rosa”

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LIVORNO. «In classe nostra ci sono stati episodi su cui dover riflettere. Ho deciso di portare i ragazzi a vedere questo film per sensibilizzarli su questo tema». Lei è la prof Paola Giannoni. È al cinema con la sua classe delle Micali, ai 4 Mori, per vedere l’anteprima nazionale del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, regia di Margherita Ferri. In sala ci sono più di cento alunni delle scuole livornesi, tra medie e superiori.

«Per fortuna le conseguenze degli atti di bullismo, e di cyberbullismo, dato che c’erano anche messaggi su whatsapp, nella nostra scuola sono stati minori rispetto a quanto visto nel film» continua l’insegnante. E ancora: «In classe continueremo a parlare di bullismo, anche discutendo su questo film».

Era il 20 novembre del 2012 quando Andrea Spezzacatena si tolse la vita, dopo aver subito atti di cyber-bullismo, di stampo omofobico. È di questo che tratta il film. Ed è su questo che i ragazzi hanno avuto l’occasione di riflettere, anche una volta finito il film. Collegati da Roma in sala, oltre alla regista, tra gli altri era presenta anche la madre della vittima, Teresa Manes. Oltre alla classe delle Micali, hanno preso parte all’evento anche quattro classi, delle seconde, dell’istituto nautico Cappellini. Anche in questo caso sono gli insegnanti a spiegare la scelta di portare i ragazzi al cinema.

«Vista la situazione attuale e il disagio di questa generazione, soprattutto nella fase adolescenziale, ci sembra importante far vedere questo film», spiega il professore del Cappellini Marco Paoli. È d’accordo la sua collega, la docente Sacha Romanelli:

«In classe non si parla tanto di omofobia. Facendo vedere il film vogliamo far riflettere i ragazzi su una tematica che è presente, ma di cui si parla poco nelle scuole». «Ha fatto bene la scuola a portarci qua, il tema del bullismo non lo affrontiamo tanto a scuola», il parere di Francesco, che studia al Cappellini.

Di aver visto il film è contento anche un suo compagno, Bernardo: «il film è bello, ma mi ha messo un po’ di tristezza». Ancora più consapevole dei suoi compagni è Anna. «Vedere questo film è uno spunto per capire cosa potrebbe succedere se non si pensa a quello che si fa – analizza la studentessa-. Ogni parola che esce dalla nostra bocca ha un significato preciso, e la generazione di oggi ancora non si pensa».

Anna è in una classe dove i suoi compagni sono quasi tutti maschi, ed è contenta soprattutto per loro che la classe abbia partecipato alla visione del film. «I miei compagni devono prestare attenzione, perché loro non ci prendono proprio sui temi del bullismo e dell’omofobia». E il lavoro contro ogni tipo di discriminazione e contro il bullismo, continuerà anche oltre la giornata della proiezione. Lo sottolinea la prof del Cappellini Laura Goretti. «Abbiamo portato i ragazzi perché nella programmazione di educazione civica, in seconda, abbiamo un modulo che riguarda anche il bullismo e il cyberbullismo. E questo film è perfetto per affrontare il tema». Forte il messaggio che Manes manda agli alunni: «L'importante è trovare la forza di resistere, di stare a testa alta. Perché ciascuno di noi vale».


 

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