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Livorno, l’inceneritore verso lo stop definitivo: «Non è sostenibile». La perizia sul tavolo di RetiAmbiente

di Claudia Guarino
L’inceneritoreal Picchianti (Foto d’archivio)
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L’inceneritoreal Picchianti (Foto d’archivio)

L’impianto del Picchianti bruciava 65mila tonnellate di rifiuti all’anno. Il rapporto costi-benefici ha dimostra che «non è conveniente ecologicamente ed economicamente»

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LIVORNO. «Il riarmo dell’inceneritore di Livorno non è conveniente». Ecco il cuore della consulenza del tecnico esterno a cui Aamps ha dato l’incarico di capire se riaccendere l’impianto del Picchianti sia economicamente sostenibile o meno. Il documento, che non sembra lasci molto spazio all’immaginazione, sarà presentato oggi all’assemblea dei soci di Aamps, dunque a RetiAmbiente che a, questo punto, dovrebbe esprimersi una volta per tutte sull’interrogativo che tiene banco da mesi a questa parte: c’è un futuro per l’inceneritore di Livorno? Stando alla perizia in questione sembrerebbe proprio di no. Ma andiamo con ordine.

L’impianto

Quando funzionava, l’inceneritore di Livorno bruciava circa 65mila tonnellate di rifiuti indifferenziati ogni anno, pari a 200 tonnellate al giorno, tra le 50 e le 70 prodotte a Livorno, il resto proveniente da fuori città. Tredicimila, invece, le tonnellate di cenere che derivavano ogni anno dalla combustione. Bene, negli ultimi due anni il termovalorizzatore ha mostrato parecchi problemi. Nel giugno del 2023, per esempio, l’impianto è stato chiuso per un mese in via precauzionale dopo che Arpat, analizzando le ceneri, aveva rilevato la presenza di quello che riteneva essere «un rifiuto potenzialmente pericoloso». Poi risultò che le scorie non erano classificabili come rifiuto pericoloso, dunque l’impianto è stato riaperto. Ma per poco. Perché nel dicembre del 2023 una serie di guasti a entrambe le caldaie costrinsero Aamps a fermare un’altra volta l’impianto, che è spento da allora.

L’autorizzazione

In tutto questo bisogna ricordare che nel frattempo c’è stato tutto il discorso dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia). In sostanza la vecchia autorizzazione a bruciare indifferenziato è scaduta nell’ottobre del 2023 e, per prolungarla, è stata depositata istanza di riesame che è stata analizzata in Regione dalla Conferenza dei Servizi convocata ad hoc. Dopo una serie di riunioni e di richieste di integrazioni, si arriva all’aprile scorso quando viene ufficializzato il via libera a proseguire con la combustione. Il termovalorizzatore, di fatto, ha l’autorizzazione a lavorare per altri 12 anni, anche se il Comune ha sempre prescritto di non scavallare, con l’attività, il 2027, anno in cui è (o era) prevista l’entrata in funzione dell’ossicombustore di Peccioli.

Costi e benefici

Incassato il via libera della Regione, RetiAmbiente ha incaricato un tecnico esterno per capire se riaprire l’inceneritore conviene. Questo tenendo presente, da una parte, che l’impianto è fermo da un anno e richiede degli interventi di manutenzione che hanno un costo. Dall’altra che c’è una prescrizione della Regione secondo cui per poter bruciare rifiuti l’impianto deve adeguarsi alle cosiddette Bat, le migliori tecniche possibili imposte dall’Europa (il cui costo era stato stimato intorno ai 15 milioni di euro). Infine c’è la prescrizione del Comune, cioè il non andare oltre il 2027.

La relazione

Analizzando i vari elementi è emerso – questo si legge in uno stralcio del documento che ha iniziato a girare online – che «gli ingenti investimenti richiesti per il suo aggiornamento (obbligatorio) alle nuove Bat europee si scontrano con le penalizzazioni economiche derivate dall’applicazione dell’Emission Trading System (Ets) che tra il 2028 ed il 2030 sarà introdotta anche per gli inceneritori». Dunque «il riarmo dell’inceneritore di Livorno, aderente alla nuova Aia pur rilasciata dall’Autorità Competente della Regione Toscana, non è economicamente ed ecologicamente conveniente considerata la brevità del suo esercizio, comunque previsto in cessazione alla fine del 2027 e ponderata l’incognita della carbon tax (Ets) che potrebbe gravare sull’impianto già dal 2028. È del tutto preferibile, dunque, che i rifiuti residui del Comune di Livorno, prima direttamente inceneriti (circa 30.000 ton/anno) e considerati in diminuzione grazie all’estensione della raccolta differenziata, seguano il percorso dei rifiuti indifferenziati di tutti gli altri Comuni e cioè che siano avviati a trattamento meccanico-biologico (Tmb) per poi essere smaltiti». Quindi i rifiuti di Livorno dovrebbero continuare ad andare dove sono inviati da quando l’inceneritore del Picchianti è chiuso: nell’impianto di Poggiogatto (Comune di Massarosa, in Lucchesia). Manca solo l’ufficialità dell’assemblea (che si riunisce oggi) e, in caso di via libera, una presa d’atto del Comune (in agenda per lunedì).

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