Livorno, sempre più violenti alla guida. Lo psicologo: «Vi spiego perché». E mette in guardia i genitori sulle ore davanti ai video
Lo psicologo Lauro Mengheri dopo le aggressioni di un anziano e di una ventenne al volante
LIVORNO. «Abbiamo perso i freni inibitori, questa è la realtà. Non è solo un problema di liti al volante, anche se è chiaro oggigiorno io non mi metterei mai a litigare a un semaforo, perché il rischio di essere presi a pugni e di finire in ospedale mi pare elevato. La verità è che è aumentata notevolmente l’aggressività, anche nei giovani, visto che cosa sta succedendo nei locali pubblici, per strada e purtroppo anche nelle scuole».
Dopo l’aumento dei casi di persone picchiate in auto o per strada anche a Livorno, a parlare, è lo psicologo e psicoterapeuta livornese Lauro Mengheri, 56 anni, già presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana, coordinatore del gruppo di lavoro sui disturbi specifici dell’apprendimento e sui bisogni educativi speciali per il Consiglio nazionale dell’organismo, docente alla Libera Università di Bolzano, alla Lumsa di Roma e attuale responsabile di Verbavoglio, uno studio nato nel 1997 proprio a Livorno per fornire un servizio di qualità agli adulti, ai bambino e alle loro famiglie con psicologi, psicoterapeuti, logopedisti, neuropsichiatri infantili e psichiatri. Solo nella nostra città, nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad Ardenza a quattro ragazzi che hanno inseguito in auto una ventenne che faceva scuola guida con la madre per una freccia alla guida ritardata nei pressi di una rotatoria, mentre nei giorni precedenti un settantottenne era stato colpito con un pugno da un diciassettenne per una mancata precedenza fra via Azzati e via Mastacchi, nel quartiere di Corea. Ma le liti al volante, purtroppo, sono quotidiane e testimoniano una situazione di pericolo, per gli automobilisti, che sembra non avere precedenti, almeno a Livorno. Come spiega lo stesso psicoterapeuta livornese.
Mengheri, che cosa sta succedendo?
«Sembra che ci sia una perdita dei sistemi di controllo della risposta impulsiva. Tendenzialmente l’essere umano, riflettendo, tende a valutare i rischi legati alla risposta. Oggi alcuni tipi di disturbo interferiscono con il controllo della risposta, senza valutarne per l’appunto le conseguenze. Un’aggressività che mi pare decuplicata, centuplicata: bisogna capirne i motivi. Fatto sta che è sempre più pericoloso, oggigiorno, andare in giro per la strada. Non succede solo alla guida. Ci dovrebbe essere un cambio di passo culturale che arriva dall’alto, con azioni di governo fortemente collegate all’istruzione e alla prevenzione di certi tipi di difficoltà. Azioni ed esempi che, purtroppo, devo dire non stanno arrivando».
In quali altri ambiti si verificano questi comportamenti pericolosi?
«La guida è solo uno degli ambiti dove accadono, infatti. Nei pronto soccorso degli ospedali, nelle scuole: l’aggressività aumenta sempre di più».
Da cosa dipende?
«Tutti i disturbi sono in aumento ed è in corso una grande trasformazione epidemiologica, vale a dire che i quadri clinici sono in rapida evoluzione e trasformazione. Certo è che tutta una serie di interferenti endocrini (sostanze nocive), comprese le onde elettromagnetiche, interferiscono sullo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto. Inoltre, non secondario per importanza, i genitori hanno sempre meno tempo per stare con i propri figli: il mondo è sempre più eccessivamente prestazionale, spostando così l’attenzione dalle emozioni alla prestazione. Problemi che quindi possono presentarsi già in età minore. Servono, in ogni caso, ricerche scientifiche per stabilire da cosa dipende questo cambiamento, ma certamente si sta abbassando l’età dell’esordio. Intanto posso riferire di uno studio svedese che è stato recentemente presentato anche in Italia, che l’esposizione di oltre tre ore al giorno ai video dei bambini fra i tre e i cinque anni riduce in loro le capacità di memorizzazione e di uso del linguaggio. Chiaramente, al momento, non c’è una correlazione con l’aggressività, però è un aspetto che va considerato».
Ci sono quindi sempre più risposte impulsive.
«Sì. E sono ovunque. Rispetto al passato abbiamo una ridotta risposta ponderata».
Si spieghi meglio.
«Da piccoli, i nostri genitori, non ci dicevano di non tirare i sassi contro le finestre. Perché? Perché sapevamo da soli quanto fosse sbagliato un comportamento antisociale simile. Non c’era quindi bisogno che ce lo ricordassero, che dicessero quanto fosse sbagliato farlo. Oggi, invece, questa memoria genetica sembra che non ci sia più. Adottiamo dei comportamenti che non dovremmo adottare. C’è più aggressività, lo ripeto, in ogni ambito».
C’è quindi meno autocontrollo.
«Esatto, facciamo fatica a comportarci correttamente. Spesso queste risposte impulsive arrivano da persone che non ti aspetteresti, proprio perché abbiamo un controllo inferiore su noi stessi. È così da tempo, le ricerche scientifiche potranno senz’altro aiutarci a capirne i motivi, ma questo è il dato. È per questo che io eviterei assolutamente di mettermi a discutere a un semaforo, perché avrei molta più probabilità di incontrare una risposta aggressiva da parte dell’altro automobilista. Il rischio di ricevere dei pugni in faccia, e finire in ospedale, oggi è alto».
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