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Livorno, viola il divieto di avvicinamento alla moglie: arrestato il “pugile” Hamza
Il trentaquattrenne, già imputato per l’omicidio preterintenzionale di Denny Magina, è ora in carcere
LIVORNO. Arrestato in carcere il “pugile” Hamed Hamza, questo il suo soprannome, il trentaquattrenne tunisino già imputato per l’omicidio preterintenzionale di Denny Magina – il ventinovenne livornese precipitato poco più di due anni fa dal quarto piano di una casa popolare occupata ci via Giordano Bruno dopo essere stato colpito, secondo l’accusa, con un pugno – e per lo spaccio di droga che sarebbe andato avanti, nel corso del tempo, in quello stesso appartamento della Guglia, poi chiuso dopo la tragedia.
Una decisione che però non riguarda i due episodi per il quale è a processo, ma il divieto di avvicinamento alla moglie che nelle ultime settimane «avrebbe ripetutamente violato», spiega il tribunale, arrecandole «gravi minacce, anche di morte». A eseguire l’aggravamento della misura cautelare i carabinieri, che hanno indagato anche sul caso dell’omicidio, coordinati dal pm Giuseppe Rizzo. Palazzo di giustizia, in realtà, per il giovane, difeso dall’avvocata Barbara Luceri, aveva previsto i domiciliari, ma non avendo un luogo idoneo dove scontarli (in regime sempre di custodia cautelare) ora si trova alle Sughere.
Il trentaquattrenne era stato arrestato lo scorso fine settembre proprio per aver violato la misura, visto che era stato trovato in una sala slot del centro troppo vicina al locale dove la donna stava lavorando. Poi era tornato in libertà. Ora, il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, ha firmato il provvedimento. «L’uomo, già ampiamente noto ai carabinieri anche per i suoi pregiudizi in materia di droga per cui aveva manifestato evidente inclinazione a commettere reati – si legge in una nota del comando provinciale di viale Fabbricotti – dagli ultimi fatti avrebbe evidenziato anche una personalità dai tratti marcatamente violenti e insofferente al rispetto delle prescrizioni. L’autorità giudiziaria, rivalutata la sua posizione sulla base dell’informativa dei militari dell’Arma, ha emesso nei suoi confronti il provvedimento più afflittivo della custodia cautelare in carcere, rimedio unico ritenuto idoneo per evitare la reiterazione di condotte delittuose».
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