Il Tirreno

Livorno

Tra sacro e pop art

Il cuore per metà rosso di Pilato: nella galleria ex voto del santuario di Montenero l’installazione artistica che lega Livorno alla Madonna

Il cuore per metà rosso di Pilato: nella galleria ex voto del santuario di Montenero l’installazione artistica che lega Livorno alla Madonna

Della Giovampaola: «È emozionante scoprire come abbia saputo collegare il linguaggio pop dell’arte contemporanea a quello della tradizione sacra popolare»

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LIVORNO L’Ottobrata, Montenero,  il rapporto che da sempre lega Livorno con la Madonna. Al centro di questa iniziativa dello scorso 6 ottobre è stata messa proprio un’opera di Stefano Pilato . Questa “istallazione artistica” è stata portata in spalla issata su un’asta da Piazza delle Carrozze alla Piazza del Santuario. Di che cosa si tratta? Ce ne parla Massimo Della Giovampaola, docente livornese, che invita i livornesi (e non solo), ad andare a vederla.

«L’opera di Pilato di importanti dimensioni è un’opera in metallo, sbalzata in rilievo, che raffigura un cuore: una metà è di colore rosso, l’altra metà lasciata grezza. Entrambi le parti hanno dei tubicini che collegano lo stesso cuore a degli uccellini colorati che circondano l’organo cardiaco; si tratta in realtà di un ex-voto e lo si capisce anche perché in alto a destra sulla lastra di metallo è riportata propria un’immaginetta della Madonna. È emozionante scoprire come questo artista abbia saputo collegare il linguaggio pop dell’arte contemporanea a quello della tradizione sacra popolare che rende Montenero un santuario meraviglioso e unico nel suo genere. Se andate al Santuario cercate l’opera di Pilato; appesa a una parete come gli altri ex-voto: liberi di considerarlo una istallazioni artistica o un’ex-voto. Opera autentica di Stefano Pilato, in arte semplicemente Pilato».

Ma su questo artista livornese è ancora Della Giovampaola a tesserne le lodi.

«Stefano Pilato fa parte del Gruppo Labronico, la branca di artisti che risale ai Bartolena, Puccini, Nomellini e Natali. Conobbi il suo lavoro artistico, per caso, alcuni anni fa, quando sul supplemento libri di un quotidiano nazionale apparvero le raffigurazioni dei suoi caratteristici “Pesci in legno”, piccoli e grandi, composti con materiali abbandonati, ritrovati sulla spiaggia. Vivendo a Livorno, la sua stessa città, andai a trovarlo nel suo studio in Borgo Cappuccini; stava vivendo un momento di crisi esistenziale allora gli ricordai come dice il grande regista danese Lars Von Trier che gli artisti hanno bisogno di ‘soffrire’  per pescare nell’ inconscio quei contenuti che servono ad essere davvero creativi».

La sua arte. Uno stile che colpisce. «Di lui mi colpirono soprattutto le mani, come quelle di un pianista: la loro agilità, e duttilità nell’ obbedire ai comandi della sua mente, e allo stesso tempo mi sembrarono possedessero una personalità autonoma in grado di guidare la mente verso nuove possibilità della sua fantasia Negli anni seguenti molti in città si sono cimentati nell’ imitazione delle sue opere, e così oggi a Livorno, molte case e ristoranti hanno “pesci di legno” attaccati alle pareti. Ovviamente le copie non sono mai all’altezza degli originali ma segnalano la creazione di uno stile e di un linguaggio nuovo sintetizzato dal nostro Pilato ( come viene comunemente chiamato giocando su fatto che ha un cognome che sembra un nome)».

L’opera di Pilato, la sua installazione artistica, si può vedere nella galleria degli ex voto del santuario di Montenero.

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