Il Tirreno

Livorno

Il processo

Poliziotto a fare shopping coi soldi dei bar del carcere: chi è il toscano scoperto e condannato

di Pietro Barghigiani

	Il carcere delle Sughere
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Il carcere delle Sughere

Agente della penitenziaria deve risarcire 15mila euro al ministero

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LIVORNO. Le spese del veterinario. Ma anche lo shopping in gioielleria. E poi dolci, fast food, materiali per piccoli lavori in casa. Tutti acquisti effettuati con i soldi prelevati dalle casse dello spaccio interno che avrebbe dovuto gestire con oculatezza e, soprattutto, senza saccheggiarlo. Incaricato dal 2016 di gestire i bar del carcere di Livorno e della sala convegni della sezione distaccata alla Gorgona, l’allora sovrintendente della polizia penitenziaria Enrico Berti, 55 anni, nato a Firenze e residente nel comune di Casciana Terme Lari, è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire con oltre 15mila euro il ministero della Giustizia.

L'inchiesta

Il fascicolo sul danno erariale è stato aperto dopo la trasmissione degli atti della Procura ordinaria a conclusione delle indagini per il reato di peculato. Nel corso del processo contabile Berti non si è mai costituito ed è stato condannato in contumacia anche a pagare mille euro per danno da disservizio. Oltre alle spese certificate come estranee all’attività di gestore dei due bar della casa circondariale, Berti doveva rispondere anche dei mancati versamenti all’amministrazione penitenziaria riferiti a quattro mensilità. Pagamenti sollecitati dalla direzione e mai avvenuti. In tutto poco più di 10mila euro. Nel dettaglio avrebbe «omesso di riversare alla pubblica amministrazione di appartenenza la somma di 10.773, 42 euro corrispondente agli introiti derivanti dall’azienda agricola (quali corrispettivi della vendita di generi alimentari prodotti sull’isola) , dal forno (quali corrispettivi dei generi alimentari prodotti dal forno dell’isola) e dalla foresteria (quali somme pagate per l’uso di strutture abitative di tipo alberghiero dell’isola) per i seguenti periodi: aprile 2020, 2.656,37 euro; luglio 2020, 3.817,18 euro; agosto 2020, 2.847,79 euro; novembre 2020, 1.452,08».

I soldi

Il gestore aveva la disponibilità di due conti correnti bancari per l’attività dei due spacci interni e la documentazione fornita dall’istituto di credito agli investigatori è servita a ricostruire i movimenti ritenuti prima sospetti e poi prova degli ammanchi. Più volte il direttore aveva intimato con note scritte il versamento dei soldi per le quattro mensilità mancanti. E al silenzio contabile del gestore è partita la segnalazione per la sparizione dei soldi. Inoltre, nel corso degli accertamenti è emerso che l’ultimo rendiconto semestrale risaliva al giugno 2019. Dopo il buio. Inoltre, dall’analisi dei movimenti dei due conti correnti gestiti da Berti è stato scoperto che sul conto per la gestione della sezione distaccata della Gorgona erano presenti alcuni addebiti per spese non riconducibili all’attività di bar. Gli inquirenti li mettono in fila così come sono stati spesi dall’allora poliziotto della penitenziaria: 28 euro spesi in un Mc Donald’s per un pasto per due persone; 63,42 euro in un Toys Center per l’acquisto di dolci; 272 euro da Pandora per l’acquisto di oggettistica preziosa; 105 euro nel negozio “Tutto Ganzo” per beni non specificati; 305,25 euro al centro commerciale Leroy Merlin per materiale di ferramenta e illuminazione; 870 euro nel negozio Geri Gioielli a Livorno per l’acquisto di un singolo oggetto di gioielleria; 770,75 euro per spese veterinarie. In tutto, tra incassi non versati e shopping privato a spese delle casse del carcere, Berti è stato condannato a restituire al ministero della Giustizia oltre 15mila euro.


 

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