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Livorno e le dimissioni di Lenzi, Paolo Virzì sta con l’ex assessore e accusa la giunta: «Segno di conformismo e piccineria culturale»
Il regista: «Simone era un regalo per la città, sono esterrefatto dalla decisione di Salvetti»
LIVORNO. Anche Paolo Virzì, che con Simone Lenzi ha un’antica frequentazione (dal romanzo dell’ex assessore “La Generazione” il regista livornese ha tratto il film “Tutti i santi giorni”, di cui Lenzi è stato cosceneggiatore con lo stesso Virzì e con Francesco Bruni) interviene sulle dimissioni dalla giunta. Esprimendo vicinanza all’amico. «Vorrei esprimere il mio stupore ed il mio sconforto, per la vicenda di Simone Lenzi, costretto alle dimissioni dalla sua carica di Assessore alla Cultura per aver scritto alcuni tweet ironici», scrive Virzì in una lettera al Tirreno.
«Una persona come Lenzi, con la sua storia, la sua statura, la sua creatività, la sua onestà e la sua indomabile ironia libertaria, era un regalo per la città che a quanto pare non ci meritavamo – continua il regista –. Mi ha lasciato esterrefatto che il sindaco Luca Salvetti non solo abbia accettato le sue dimissioni, ma addirittura gliele abbia chieste. Simone Lenzi, prima di essere un eccezionale propulsore di idee e di progetti per l’Amministrazione Comunale di Livorno, è soprattutto un grande intellettuale, un grande artista e una persona libera. Non mi pare di vederne altri al suo livello nella nostra città che abbiano a che fare con la politica e con l’amministrazione pubblica. Una persona di sinistra che, come le persone di spessore, prende di petto la propria parte politico-culturale, nella forma intelligente della satira e dell’ironia».
Virzì continua con uno sguardo al mondo della sinistra: «Si parla spesso, a sproposito, della cosiddetta “egemonia della sinistra” nella cultura. Ecco, se c’è uno straccio non dico di egemonia, ma di rilevanza nella cultura di sinistra del nostro Paese è proprio quella prerogativa delle personalità più brillanti di prendere in giro la propria parte politica. Da Italo Calvino a Nanni Moretti, da Age & Scarpelli a Michele Serra, da Ettore Scola a Francesco Guccini, l’elenco potrebbe essere non interminabile ma sostanzioso. Non pervenute finora invece personalità della destra culturale che abbiano come bersaglio il proprio mondo di riferimento, e questa probabilmente, a dispetto della foga dell’attuale destra di governo di cambiare l’andazzo nominando nelle cariche pubbliche i propri fedelissimi, è la ragione della effettiva minorità culturale della destra italiana».
«Dispiace – aggiunge il regista livornese – che questo tic assertivo, che Lenzi ha definito genialmente “narcisismo etico”, possa aver attecchito nel campo culturale che invece dovrebbe essere quello della libertà e del senso critico e autocritico. Dispiace che l’Amministrazione Comunale di Livorno si lasci scappare una figura preziosa e rara come Simone Lenzi, lo considero un brutto segno di conformismo e piccineria culturale, ma auguro a Simone di andare a fare le sue cose belle, così come recita quel capolavoro di canzone dei Virginiana Miller, “altrove”».
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