Gioco
Giampaolo Dotto, un manager per la legalità: «Più dialogo, meno repressione»
Livorno, l’ex agente della Digos è il “security manager” del Comune: ha iniziato a incontrare cittadini e consiglieri di zona. «I luoghi di spaccio? Popoliamoli con attività sociali e locali di sana movida»
LIVORNO. «La repressione? È l’extrema ratio, bisogna fare di tutto per evitarla. I problemi di sicurezza a Livorno ci sono, non vanno negati, ma dobbiamo tralasciare l’aspetto emotivo. La paura deve trasformarsi in preoccupazione e i cittadini, una volta sfogata la rabbia, devono essere ascoltati perché quasi sempre sono loro, profondi conoscitori dei quartieri, a proporre le soluzioni più adeguate. Credo nel dialogo, per questo da settimane sto incontrando residenti, rappresentanti di comunità e consiglieri di zona. Le aree popolate da spacciatori, penso a piazza Garibaldi, possono essere cambiate. Ci sono sicuramente dei progetti a lungo termine, ma si può intanto intervenire subito. Penso che dobbiamo popolarle con attività sociali durante il giorno e, di sera e di notte, con i locali. Punti di riferimento come “Il Barroccino” in piazza Cavallotti o il “Frankie Pub” in piazza dei Mille. Lì, droga, non ne gira. C’è una movida sana».
Giampaolo Dotto, storico volto della digos livornese da un anno in pensione, dal luglio scorso è stato nominato “security manager” dal sindaco Luca Salvetti. Un punto di riferimento per cittadini, un raccordo fra la politica e la popolazione, «un facilitatore, non certo uno sceriffo», come si ama definire lui. Che, per questo incarico, per sua scelta non percepirà un euro. Fino a qualche anno fa era il poliziotto di riferimento degli ultrà del Livorno: «Persone che ho sempre rispettato, c’era un dialogo franco con loro. Il rispetto chiama rispetto, io sono sempre stato corretto e loro lo sono stati con me».
Dotto, partiamo proprio dalla sua esperienza dentro e fuori dagli stadi. Recentemente, in Coteto, si sono registrati degli scontri fra gli ultrà amaranto. Divergenze fra tifosi, per fortuna, che ormai sembrano alle spalle dopo i comunicati di entrambe le fazioni, col gruppo “Livorno ultras” che si è sciolto.
«Un problema che hanno risolto da soli, con il dialogo, prima della repressione. Gli ultrà hanno anche annunciato che pagheranno i danni alle auto in sosta, non avevo mai sentito niente del genere».
Il dialogo, per lei, è un caposaldo nel ruolo di “security manager” della città.
«I cittadini vanno ascoltati e compresi. All’inizio possono essere diffidenti, sfiduciati verso la politica e persone come me. Ma poi, quando iniziano a conoscerti meglio, si fidano. Io, ad esempio, ho iniziato a fare un giro dei quartieri più problematici, come Shangai, Corea e il centro. I residenti hanno visto che non sono andato a fare una passerella, ma ci sono tornato spesso per capire i problemi, raccogliere le segnalazioni, trovare le soluzioni. Sono loro, quasi sempre, che le hanno fornite. Bisogna superare questo primo ostacolo, trasformando la paura in preoccupazione, evitando quindi che l’aspetto emotivo prevalga sulla razionalità, altrimenti anziché trovare soluzione, si creano nuovi problemi. Dobbiamo anche scongiurare il giustizialismo: nessuno si deve fare giustizia da solo, ci sono le forze dell’ordine per questo».
Per ora che soluzioni avete trovato?
«Il mio lavoro è solo all’inizio, molti progetti richiederanno tempo. Ma intanto dobbiamo partire dalle piccole cose. Se un parco è popolato da spacciatori dobbiamo, ad esempio, posizionare dei giochi per i bambini o gli attrezzi per il fitness. Così lo popoliamo, allontanando la delinquenza. È un inizio. Sugli scali delle Cantine c’è un locale che fa musica ed è un punto di riferimento per i giovani. Queste attività funzionano, sono un presidio contro l’illegalità. Poi, a mio parere, bisogna agire anche sull’offerta formativa, togliendo le persone dalla strada. Se lo Stato insegna un lavoro a chi non ce l’ha, magari quelli legati all’artigianato di cui in Italia c’è molto bisogno, sono sicuro che molti, la via più facile dello spaccio della droga, non la imboccherebbero».
Popolare le zone più a rischio, insomma.
«Esatto. Chiaramente non è l’unica soluzione, ma può rappresentante un importante punto di partenza».
Lo spaccio, però, può spostarsi altrove.
«È vero: c’è un problema più grande, quello del consumo di droga».
Come può essere affrontato?
«Uno studio del 2022 sui minorenni livornesi, che si intitola “I comportamenti a rischio tra gli studenti di Livorno”, ci indica che i ragazzini iniziano molto presto a fare uso di sostanze stupefacenti anche pesanti, con dati più alti rispetto alla media nazionale. Penso che con loro dobbiamo parlare, arrivando al cuore. Facendo capire loro che così, la vita, viene buttata via. Se glielo dico io e basta ovviamente non mi danno ascolto, ma bisogna portare l’esperienza di persone che ce l’hanno fatta, che sono uscite dal tunnel della dipendenza».
Parlare ai giovani.
«Sì, per questo voglio incontrare anche i dirigenti scolastici. Chi consuma droga (o fa uso eccessivo di alcol) non è solo vittima: questa ricerca ci dice che uno su quattro si è messo alla guida e che uno su due era consapevole che, chi era al volante, non era in condizioni psicofisiche per poterlo fare. È importante: ai ragazzi dobbiamo spiegare che così si rischia la vita. A Livorno ci sono anche molti incidenti stradali. Parlo da genitore, ho una figlia di nove anni».
Come si concilia il suo ruolo con quello della polizia municipale?
«Io sono un consulente, l’integrazione è possibile, ma devo parlare più nel dettaglio col nuovo comandante, che ho già conosciuto. Vorrei portare gli agenti locali negli incontri nei quartieri, molto spesso le persone chiedono di conoscerli».
Ha detto che nei suoi incontri è partito da Shangai e Corea, i quartieri più periferici (e forse difficili) della città.
«Andrò ovunque, non solo lì. Ho parlato con i cittadini, fra le tante cose hanno chiesto più illuminazione in alcuni punti strategici e la metteremo. In questi rioni ci sono risorse incredibili, penso all’associazione “Don Nesi Corea”. Il volontariato è una risorsa, può aiutarci tantissimo. Sulle problematiche di questi rioni, come per tutti gli altri, c’è grande collaborazione con tutti gli assessori. In particolar modo si è resa subito disponibile la delega alla viabilità, Giovanna Cepparello».
Quali sono le prossime tappe?
«Nei prossimi giorni, a Fiorentina, sarà installato un cartello per indicare di portare a mano la bici nel sottopasso di via Mattei, che di notte è buio. Piccoli interventi, intanto, che possono essere d’aiuto. Penso anche alle feci dei cani: sono un grosso problema per i disabili, per chi si muove in carrozzina o è non vedente. Dobbiamo sensibilizzare la cittadinanza, è dai piccoli problemi che si possono raggiungere obiettivi ambiziosi. Fermo restando il dialogo: quello non deve mai mancare».
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