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Darsena Europa, c’è la svolta: «Primo lotto nel 2025? Si può»


	Una veduta dall’alto dell’area industriale del porto labronico
Una veduta dall’alto dell’area industriale del porto labronico

Livorno, l’Authority al viceministro Rixi: «Va discussa, ma è attuabile»

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LIVORNO. Inaugurare i primi piazzali della Darsena Europa entro la seconda metà del 2025 «si può». «È una discussione possibile, da fare con chi di competenza, come l’organismo di partenariato della risorsa mare e il comitato di gestione – spiegano fonti dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale – ma è chiaro che una prima utilizzazione parziale dell’opera, possibile a condizione di predisporre tutte le misure opportune e qualche intervento in più, non debba comunque pregiudicare il risultato finale, ovvero la realizzazione della Darsena Europa come terminal dei container».

L’apertura

Palazzo Rosciano apre, ma sarebbe stato difficile il contrario, al monito del viceministro alle Infrastrutture e ai trasporti, Edoardo Rixi, che nell’intervista pubblicata ieri sul Tirreno ha spiegato che la nuova opera, definita dal presidente della Regione Eugenio Giani la principale della Toscana insieme al sottoattraversamento ferroviario dell’Alta velocità di Firenze, va inaugurata «a lotti, in modo da dare subito in concessione i piazzali. Nel 2030, o comunque quando sarebbe pronta complessivamente, rischia di essere troppo tardi perché altri porti, penso a Genova o La Spezia, hanno scelto progetti meno complessi e più rapidi nella loro esecuzione. Il primo step deve essere realtà entro due anni, così nel 2026 Livorno potrà intercettare l’aumento dei traffici attualmente previsto», le parole dell’esponente della Lega, che auspica l’operatività del primo lotto per la seconda metà del prossimo anno, in modo da approfittare del preventivato aumento del traffico marittimo delle merci atteso nel 2026. Perché altrimenti, il rischio, è che le navi vadano in altri porti pronti prima di Livorno.

I cantieri ferroviari

Alla fine del 2025 dovrebbe essere pronto anche lo “scavalco” ferroviario per collegare direttamente l’area portuale all’interporto “Amerigo Vespucci” di Guasticce: si tratta di un viadotto metallico costituito da 14 campate, per uno sviluppo di 350 metri. Dei lavori – dal costo totale di 27 milioni di euro, di cui 20 finanziati dalla Regione – si occupa Rfi, Rete ferroviaria italiana: sono iniziati un anno e mezzo fa e l’inaugurazione era attesa per il primo semestre di quest’anno. Tuttavia, il termine, è stato prorogato alla fine del prossimo. Un successivo step, più oneroso dal punto di vista economico, dovrà essere il collegamento con la linea esistente, la Vada-Collesalvetti-Pisa, così da creare un sistema di trasporto efficiente con il resto della Toscana e del Paese. Nell’intervista al Tirreno, Rixi, ha assicurato il massimo impegno del Governo nel finanziarlo, auspicando però «un incontro al ministero con il presidente della Regione Eugenio Giani, proprio per fare il punto sulle importantissime opere necessarie alla portualità toscana. La porta è sempre aperta. Quest’opera, fondamentale, ha chiaramente ancora più senso se il traffico del porto di Livorno cresce e, per crescere, devono aumentare gli spazi disponibili». La ferrovia, in porto, c’è dalla metà del 1800 (la vecchia Leopolda) ed è attualmente utilizzata da diverse imprese per la movimentazione delle merci. A Calambrone, infatti, c’è un raccordo (un fascio di binari) dove i convogli merci vengono deviati verso il porto, mentre quelli passeggeri proseguono verso la stazione di Livorno centrale. Un collegamento, però, che da solo non può certo bastare.

«Bisogna capitalizzare»

La volontà di Rixi, e quindi del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, è chiara: «Bisogna capitalizzare gli investimenti». Darsena Europa a step, lo “scavalco” ferroviario e dopo il collegamento con la tratta Vada-Collesalvetti-Pisa. Tagliando i tempi e inaugurando i primi piazzali fra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 (per farlo, comunque, bisogna correre). Il rischio, altrimenti, è che gli operatori inizino a dirottare le navi su altri porti (Genova e La Spezia su tutti). Il viceministro, ai terminalisti, vuole «dare un segnale». Mentre sulla prospettiva (una certezza per gli enti locali e l’Authority) del futuro “all-in” dei container in Darsena Europa, nell’intervista al Tirreno Rixi ha spiegato che «bisogna essere flessibili, è sbagliato avere un’ideologia-container o ro-ro. Vanno incrementati i traffici richiesti dal mercato e lo si può fare solo con un maggior numero di piazzali. Così, gli operatori, possono trovare una convivenza pacifica. L’obiettivo non è rubarsi il traffico fra terminal, né fra porti: bisogna incrementare i numeri del Sistema Italia, dato che anche nell’Alto Tirreno nei prossimi anni c’è bisogno di una maggior capacità di accoglienza».  

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