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Livorno

L'intervista

Livorno, autista picchiato sul bus: «Ho preso una decisione per combattere i prepotenti»

di Stefano Taglione

	I soccorsi in via Grande
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I soccorsi in via Grande

Parla Maurizio, 60 anni, aggredito in centro. La passeggera voleva scendere fuori fermata in piazza della Repubblica

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LIVORNO. «Gli avevo semplicemente risposto che, se fosse voluta scendere in piazza della Repubblica, avrebbe dovuto prendere un bus urbano, perché il mio lì non si sarebbe fermato. Ma anziché darmi ascolto mi ha insultato, sputato e tirato due pugni in faccia. Una follia: non si può aggredire una persona che lavora. Ho la mandibola dolorante, perché mi ha colpito lì, ma i prepotenti non devono averla mai vinta, motivo per il quale ho deciso di tornare al lavoro subito, già nel pomeriggio di giovedì 3 ottobre e mi sono solo fatto cambiare il turno». A parlare è Maurizio – che preferisce non comparire con il cognome per motivi di sicurezza – l’autista sessantenne di Livorno di Autolinee toscane che poco prima delle 14 di mercoledì 2 ottobre è stato picchiato da una trans che, dopo essere salita in via Grande sul pullman extraurbano 104 delle 13,47 diretto a Collesalvetti, ha preteso che il conducente fermasse solo per lei in piazza della Repubblica, uno stop non previsto dalla programmazione di viaggio. E che, prima della partenza, lo ha aggredito, dandosi alla fuga con l’uomo dolorante, soccorso dagli altri passeggeri e poi portato in ospedale dai volontari su un’ambulanza della Svs.
 

Maurizio, ci racconti cosa è successo.

«La corsa doveva ancora partire, ma i primi studenti erano già saliti. È una tratta extraurbana scolastica, che riporta a casa gli alunni colligiani delle scuole livornesi. Insieme a loro è salita pure questa persona, una trans sudamericana stando a quanto ho appurato. Quando l’ho vista le ho chiesto dove dovesse andare, mi ha risposto “in piazza della Repubblica”, motivo per il quale le ho educatamente consigliato di salire su un bus urbano perché io, lì, non mi sarei fermato. Il primo stop previsto, infatti, era a Stagno».

Poi è scattata la violenza.

«Sono bastate queste parole, fra l’altro dette con estrema calma e gentilezza, per scatenare la sua ira. Mi ha sputato, insultato con ogni tipo di offesa e tirato due “castagne” in faccia. Ho dovuto contare fino a dieci per non reagire, perché mi ha fatto veramente male, poi è scappata».

Poi ha chiamato le forze dell’ordine.

«La polizia è arrivata dopo qualche istante, ma lei non c’era già più. Ho avuto l’impressione che questa persona fosse sotto effetto di sostanze psicotrope, non era totalmente in sé. La sera, al Vespucci, frequento un corso proprio su queste tematiche e mi sono fatto quest’idea. Non ha voluto sentire ragioni, non era razionale nel momento in cui le parlavo. Le stavo semplicemente spiegando le regole che dovevo seguire durante il mio turno di lavoro».

Ha avuto paura?

«Sul momento no: ho pensato che se mi aveva messo le mani addosso, quantomeno un’arma con sé non ce l’avesse. La paura è subentrata dopo».

Poi è andato in ospedale.

«Sì, sono passato anche dal reparto di malattie infettive per verificare di non aver subìto contagi dalla sua saliva. La risposta per fortuna è stata negativa. Il medico del pronto soccorso, inoltre, ha verificato che non avessi subito fratture alla mandibola. I pugni sono stati molto forti».

Quando tornerà al lavoro?

«Subito: il medico ha assecondato la mia richiesta di tornare immediatamente, perché i prepotenti non devono averla vinta. Io rivendico il mio diritto a poter lavorare, non posso arrendermi alle persone che non rispettano la legge. Quindi, dal pomeriggio di giovedì 3 ottobre sarò su un bus urbano, mi hanno solo cambiato turno perché chiaramente ho chiesto solo di poter riposare la mattina, così da riprendermi un po’ meglio».

Questa persona l’aveva mai vista prima?

«No, mai: una collega, però, sulla base delle descrizioni fornite mi ha detto di aver già avuto dei problemi con lei, e anche i poliziotti probabilmente la conoscono, almeno da quanto mi hanno detto. Una commessa di via Grande, inoltre, ha raccontato che parlava portoghese. Ci sono speranze, anche perché sul bus e nei negozi ci sono le telecamere, di poterla identificare con certezza».

Farà denuncia, al di là che il reato di interruzione di pubblico servizio è già procedibile d’ufficio?

«La farà l’azienda, spero in un’identificazione certa da parte degli agenti. Le descrizioni le ho fornite, i video ci sono».

Era mai stato vittima di episodi del genere?

«No, è la prima volta che mi accade. Guido i pullman da una ventina d’anni, a Livorno da una decina. Prima come precario, poi dal 2019 a tempo indeterminato. All’inizio, quando ho iniziato a lavorare, certi episodi non accadevano. Ora sono all’ordine del giorno, la nostra società si è evoluta molto male».

Le piacerebbe cambiare settore per evitare certe violenze?

«Vorrei lavorare in ambito turistico, dove magari accompagni le persone in vacanza, a guardare una partita di basket o da qualche altra parte. Ai turisti, generalmente, non passa per l’anticamera del cervello di aggredire il conducente del bus dove viaggiano. Comunque, lo ripeto, non cambierò mestiere, né chiederò di essere spostato, perché i prepotenti non possono vincere. Devono adeguarsi, come tutti, alle leggi. Mi auguro che tutti i lavoratori possano svolgere la loro mansione con serenità e la pace nell’anima».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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