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Livorno, la tomba di Pietro Mascagni tra i divieti: viaggio nei disagi del cimitero della Misericordia
Dopo il crollo ai Lupi siamo andati a verificare le condizioni dell’altro camposanto. Anche qui impalcature e transenne, ma i visitatori spiegano: «Fatta un po’ di manutenzione»
LIVORNO. «Noi veniamo da anni. Ho tutti i miei cari qua: babbo, mamma, zii e nonni, loro morti dal Sessanta». Al cimitero della Misericordia la signora Anna è di casa. Ogni volta che può, insieme al marito Piero, viene a trovare i suoi cari. Ma se è vero che è affezionata al posto, altrettanto non gli lesina delle critiche: «Il cimitero è messo malino. Sulla tomba del mio babbo per un anno è mancata la luce della candela, l’anno scorso –spiega-. Mi hanno detto che c’avrebbero dovuto fare i lavori. Almeno non ce l’hanno fatta pagare».
Il cimitero che si affaccia su via dell’Ardenza per gli utenti non è un disastro, ma deve essere comunque migliorato, almeno tanto quanto il cimitero dei Lupi dove nei giorni scorsi è crollato un loggiato e altre 500 tombe sono state vietate . «Si vede che ultimamente c’è stata fatta un po’ di manutenzione. Tutto sommato come zona è tenuta abbastanza bene. Ma non è il massimo», dice Piero, marito di Anna. Che indicando la fontanella da cui sua moglie sta prendendo l’acqua, specifica che «a questa fontanella ne è stata accostata ora una provvisoria, perché rotta. E meno male, perché fino a poco tempo fa ci toccava andare a prendere l’acqua al deposito dei muratori, più in là».
La tomba del padre della signora Anna si trova a pochi passi da quella del compositore Pietro Mascagni, posizionata al centro di una delle sezioni del cimitero. Ma al monumento dedicato al noto musicista livornese si arriva solo dopo diversi metri di camminata. 50mila tombe, 5 ettari, non tutti possono portare un fiore ai propri cari. Tra i meno fortunati, anche coloro che hanno i defunti proprio davanti a Mascagni, sotto il loggiato. Qua, infatti, sono diverse le tombe interdette, con delle reti di ferro. Oltre alle reti, ci sono anche delle impalcature. Servono per mettere in sicurezza lo spazio, ma al contempo bloccano o ostruiscono il passaggio delle persone. Poco fortunati, ma anche poco attenti, i proprietari della cappella privata: in diverse di queste strutture, anche se si portassero dei fiori, appassirebbero. Perché? Perché diverse sono totalmente abbandonate . «Meno male che ho la mia mamma in un posto pubblico. Se dovesse essere in una di queste cappelle private, non mi verrebbe voglia di venirla a trovare. Ma cercherei di tenere la cappella in ordine», dice una signora, dopo essersi fatta il segno della croce e aver salutato la madre. Sedie rovesciate, cartacce, vegetazione cresciuta a dismisura, e addirittura pericolosi vetri rotti. Nelle cappelle private si trova di tutto e di più. Senza dubbio, non lo scenario che ci si aspetta quando si va a piangere chi non è più sulla Terra.
Poco meglio va se i cari defunti hanno dei posti pubblici. In questo caso, i posti non sono trasandati come le cappelle private, ma certamente, un luogo di purificazione quale il cimitero richiederebbe una maggiore attenzione. Di fiori, simbolo del saluto al morto, ce ne sono a bizzeffe. Ma non è l’unica vegetazione che arricchisce la struttura. In più pareti, infatti, da alcuni pertugi da cui ci si aspetterebbe di veder entrare solo la luce, entrano piante, andando a scivolare su diversi muri. Non più curato il pavimento: in una delle passeggiate principali, a fianco della Galleria San Carlo, mentre si cerca la tomba del proprio caro, si può notare la diversità del mosaico. Le mattonelle si alternano al pavimento vivo, solo cemento. E se è vero che cercando la propria meta si possono osservare delle tombe sulla terra rialzate, questa è normale amministrazione. Serve un anno, infatti, prima che la bara incassata nella terra viva si livello alla superficie piatta. La passeggiata verso il defunto, diventa uno slalom per evitare di cadere. «Dovrebbero rifare anche tutti gli intonaci. Le pareti così non sono belle da vedere», chiude il cerchio un visitatore. l
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