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Livorno, ricatti sessuali sui social: boom di casi. Chi sono le vittime e come difendersi

di Stefano Taglione
Livorno, ricatti sessuali sui social: boom di casi. Chi sono le vittime e come difendersi

Truffe ed estorsioni a luci rosse: anziani (ma anche giovani) indotti a inviare bonifici per evitare la pubblicazione di foto hard. L’ex capo della postale: «Possono colpire chiunque, non rispondete ai messaggi»

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LIVORNO. Si fingono donne avvenenti, esibendo foto rubate via Internet o perfino costruite con l’intelligenza artificiale. Giovani interessate a una conoscenza sui social e poi nella vita reale, magari per una futura relazione amorosa. Ma sono dei truffatori, spesso in collegamento web dalla Nigeria o dalla Costa d’Avorio, che sfruttano le debolezze psicologiche dell’interlocutore, aggiunto e agganciato attraverso Facebook o Instagram, inducendolo a inviare bonifici «per venirti a trovare», foto compromettenti o ad accendere la webcam per filmare gli atteggiamenti intimi o le nudità. Chiedendo poi un “riscatto” economico per cancellare quelle immagini o quei video sotto la minaccia di inviarle «a tutti i contatti dei social».

La provincia di Livorno – secondo l’indice della criminalità elaborato dal Sole 24 Ore – è maglia nera d’Italia per estorsioni (soprattutto per le cosiddette “sex extortion”), delitti informatici e truffe e frodi via computer. I numeri parlano da soli: dal 2022 al 2023, l’anno al quale si riferisce l’inchiesta del principale quotidiano economico italiano, i raggiri via web sono passati da 1.468 denunce a 2.103, mentre sui delitti informatici siamo terzi in Italia per numero di querele ogni 100.000 abitanti (101,85, 332 in totale), così come per le estorsioni, dove in realtà due anni fa eravamo perfino i primi dello Stivale: 98 segnalazioni all’autorità giudiziaria, 30,06 ogni 100.000 abitanti e una poco invidiabile medaglia di bronzo nazionale, nonostante nel biennio ci sia stato comunque un calo numerico.

L’ispettore superiore Massimo Montuori, segretario provinciale del Coisp, è andato in pensione due anni fa e dal 1989 è stato prima agente e poi responsabile della sezione livornese della polizia postale. In Italia le truffe online sono un reato in crescita e nel 2023 il numero totale ha superato i 16.600 casi, con un danno complessivo di circa 139 milioni di euro, e la nostra provincia purtroppo non fa eccezione, anzi: appare fra le più vulnerabili. «Fra il 2015 e il 2016 abbiamo assistito a un boom di queste truffe – spiega il sindacalista – ma purtroppo sono andate avanti anche negli anni successivi. A Livorno, nella mia carriera, ne ho viste tante di persone che hanno denunciato questi fatti. Le “sex extorsion”, qui come altrove, colpiscono tutti: dall’anziano al giovane, di ogni ceto sociale, i soldi non fanno la differenza in questo caso. Su Instagram il bersaglio sono le persone più giovani, su Facebook quelle più grandi. Il consiglio che do è di non rispondere mai ai messaggi: ai minorenni raccomando di raccontare sempre tutto ai genitori, agli adulti di rivolgersi alla polizia postale che, eventualmente, potrà consigliare il percorso più idoneo da intraprendere, ad esempio la denuncia».

Fra i casi più denunciati l’anziano raggirato da una falsa donna avvenente – che poi è un truffatore – che lo induce a fare un bonifico da centinaia di euro all’estero. «In questo caso – rivela Montuori – recuperare la somma è molto difficile, serve quantomeno una rogatoria internazionale e i soldi potrebbero non esserci più. Viceversa, se il bonifico viene fatto in Italia, il tentativo può andare a segno». Il segretario livornese del Coisp, a fronte delle sempre più frequenti truffe online e “sex extorsion”, chiede al Governo di potenziare, a Livorno come altrove, gli organici della postale: «Serve più personale degli uffici – le sue parole – perché le nostre indagini sono lunghe e difficili, c’è molto lavoro dietro e le denunce crescono. La burocrazia, inoltre, ruba molto tempo: dobbiamo scrivere, con le autorizzazioni della procura, ai vari portali interessati. Anche a Livorno bisogna potenziare la sezione, alla luce del fatto che vi sono anche dei poliziotti vicini alla pensione». l

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