Il Tirreno

Livorno

L'operazione

Marittimo arrestato sul traghetto a Livorno: «Truffava e derubava gli anziani»

di Stefano Taglione
Agenti della polmare in porto (foto d'archivio)
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Agenti della polmare in porto (foto d'archivio)

Gli agenti della polizia di frontiera marittima gli hanno messo le manette in sala macchine. Tre i raggiri che avrebbe messo a segno, l'ultimo dei quali gli avrebbe fruttato diecimila euro

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LIVORNO. Lavorava come marittimo nella sala macchine di una nave. Ma secondo l’accusa – quando sbarcava dai traghetti – avrebbe truffato gli anziani. È per questo che la polizia di frontiera marittima di Livorno, durante alcuni controlli in porto, lo ha arrestato. È finito in manette il trentaseienne napoletano Francesco Ostroschi, indagato per tre presunte truffe ai danni dei nostri “nonni”, avvenute tutte nel nord-est del Paese, l’ultima delle quali secondo gli investigatori gli avrebbe fruttato ben diecimila euro.

Raggiri – stando alla ricostruzione degli inquirenti – simili a quelli del “falso carabiniere” o del “finto avvocato”, che purtroppo non risparmiano neanche la nostra città. I finti legali o militari dell’Arma, a volte spacciandosi pure per poliziotti, cercando di guadagnare la fiducia della vittima per effetto della loro irreale professione la convincono a dover consegnare dei soldi per un familiare o un parente in difficoltà, talvolta facendo sentire anche una voce simile attraverso il cellulare, e scappando poi una volta consegnati, nelle loro mani, denaro o gioielli, spesso oro o comunque ciò che l’anziano riesce a racimolare in fretta e furia perché pressato dal truffatore di turno. Senza nessuna violenza, puntando solo sull’emotività. Ostroschi è accusato di aver agito solo nel nord-est dell’Italia, non a Livorno: qui, infatti, sarebbe di base solo perché lavorava su un traghetto.

«Suo figlio ha avuto un incidente, c’è una somma da pagare», sarebbe questo il modus operandi utilizzato anche dall’addetto alla sala macchine, accusato nella fattispecie di essersi introdotto nelle case degli anziani per “riscuotere” il denaro. Gli elementi di prova raccolti dagli investigatori sono stati sufficienti, al momento, per indagarlo per truffa e per disporre, in regime di carcerazione preventiva, la custodia cautelare in carcere per evitare la reiterazione del reato.

Gli agenti, durante alcuni controlli nell’area portuale, lo hanno quindi sorpreso a bordo della nave, dove il trentaseienne prestava servizio come addetto alla sala macchine, non in qualità di ufficiale. Una collaborazione decisiva, quella degli agenti livornesi con le altre forze dell’ordine, che hanno permesso di rintracciare il marittimo campano una volta che il traghetto era ormeggiato a banchina. Sapevano dove stava lavorando e quindi dove trovarlo, così i poliziotti sono immediatamente intervenuti e, dopo essere saliti a bordo, lo hanno trasferito nel carcere delle Sughere, dopo che il trentaseienne ha nominato un avvocato.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trieste, dopo le indagini della stessa procura friulana. La posizione del trentaseienne resta comunque al vaglio degli inquirenti, che hanno seguito l’inchiesta nella quale risulta indagato, dato che dovranno essere approfonditi tutti i dettagli, anche quelli relativi all’eventuale presenza di altri complici nell’ambito delle truffe che Ostroschi è accusato di aver messo a segno ai danni degli anziani del nord-est del Paese. l


 

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