Il Tirreno

Livorno

Il caso

«L’hanno vista portare via la gatta»: dei testimoni accusano la donna del furto a Livorno

di Stefano Taglione
La gatta sotto un'auto
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La gatta sotto un'auto

La signora, indagata per aver rubato la micia, sostiene di «averla salvata». Parla il pubblico ministero titolare dell'inchiesta

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LIVORNO. Ci sarebbero dei testimoni che l’avrebbero vista rubare la gatta da un giardino. È per questo che una quarantanovenne livornese – la donna che, nell’edizione di ieri del Tirreno, si era detta stupita di aver prima salvato l’animale dalla strada e poi di essersi trovata indagata per furto – è stata denunciata dal proprietario del felino per essersene impossessata e ora rischia un processo. Una vicenda, quella narrata dal nostro giornale, che sta facendo molto discutere, con la signora che nei giorni scorsi ha subìto una perquisizione da parte degli agenti della polizia di Stato, gli stessi che una volta in casa hanno poi trovato e recuperato la micia dopo la querela, presentata nei loro uffici, dal proprietario.

Sulla vicenda interviene anche il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo. «L’indagine – spiega il sostituto procuratore livornese – non è riferita al salvataggio dell’animale, ma al suo furto, visto che quest’ultimo ha un proprietario. Ci sono testimoni che avrebbero visto la signora impossessarsi del gatto e comunque, vedere un animale in cattive condizioni di salute, non legittima l’impossessamento dello stesso: si devono avvertire le associazioni (ad esempio l’Anpana e l’Enpa ndr) o le autorità (polizia municipale, Asl o vigili del fuoco ndr). In ogni caso ci sono indagini in corso che ovviamente verificheranno quanto denunciato dal proprietario».

La quarantanovenne livornese, difesa dall’avvocato Massimo Gambacciani, al Tirreno aveva spiegato di aver trovato la gatta in una piazza «assai denutrita e in uno stato palesemente cagionevole di salute. Da tempo avrei desiderato un gatto che facesse compagnia all’altra gattina che ho già in casa, così ho chiesto ad alcuni vicini che abitavano di fronte al luogo nel quale sostava la gatta (sotto una macchina) se questa avesse un proprietario. Mi fu risposto di no e ho verificato poi come non avesse microchip e, a quel punto, me la sono portata a casa. Peraltro spendendo un bel po’ di soldi in cure mediche veterinarie per rimetterla in sesto, visto lo stato di salute. Ma non mi importava, perché io amo gli animali ed era una spesa che sostenevo volentieri. Io mi sono fatta carico di una gatta malmessa, l’ho curata e ora rischio un processo per sottrazione di animale. Ovviamente ho dato mandato al mio avvocato di predisporre tutto quanto necessario per la mia difesa. Tutto ciò è surreale».

Il microchip, per i felini, non è obbligatorio. La quasi totalità, infatti, a differenza dei cani non ce l’ha. È comunque vietato impossessarsene se vengono trovati in giro, dato che – come in questo caso – potrebbero essersi allontanati da casa e avere un proprietario. Nella fattispecie, sapendo evidentemente dove si trovava il felino, l’uomo ha sporto denuncia alle forze dell’ordine evidenziando con precisione dove si trovava la gatta, motivo per il quale i poliziotti sono andati a colpo sicuro, visitando l’abitazione della quarantanovenne, recuperando il felino ricercato, riconsegnandolo poi al legittimo proprietario. l


 

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