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L'impresa

Ilaria e la conquista del Kenya: «Un’emozione a cinquemila metri, missione compiuta»

L'arrivo
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L'arrivo

L’alpinista-fotografa, il gruppo di atleti disabili e la nuova via di arrampicata aperta con i due amici disabili Andrea Lanfri e Max Coda

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LIVORNO. L’impresa è compiuta. L’alpinista e fotografa livornese Ilaria Cariello, che ha portato a compimento l’apertura di una nuova via di arrampicata sul monte Kenya (poco oltre i cinquemila metri) con i due amici disabili Andrea Lanfri e Max Coda, è tornata a Livorno. Con il cuore proiettato al piccolo martello che ha inciso sul traguardo, come prassi internazionale per gli amanti della montagna, sulle pareti del Monte Kenya la sigla 1Leg42 (one leg for two, perché di fatto Andrea e Max mancano degli arti inferiori), Cariello racconta al Tirreno la sua avventura ricca di emozioni.

«Se devo definire tutto in poche parole – dice – mi viene da pensare che è stata un’avventura di pura adrenalina, non priva di difficoltà. Già alla partenza il volo per Nairobi è stato ritardato di varie ore, che hanno inciso sull’intera organizzazione: volevamo ritagliarci un’organizzazione più elastica. Arrivati in Kenya abbiamo trovato poi vari disordini e proteste per le situazioni economiche del paese, e addirittura i manifestanti volevano assaltare l’aeroporto». E ancora: «La foresta pluviale è stupenda, una flora e una fauna bellissime, ma con brughiera e sabbie mobili che se non si faceva attenzione ti risucchiano nel terreno: ho camminato vari chilometri con il fango che arrivava fino alle ginocchia. I dislivelli, poi, di 1000 metri il terzo giorno del percorso, erano importanti, per di più il 27 luglio ci siamo trovati in mezzo di una bufera di neve».

Emozioni e difficoltà. «Il top è stato percorrere per primi questa via di attraversata, appoggiare i piedi su rocce che mai nessuno aveva calpestato. Questo nonostante non siamo giunti propriamente sulla vetta, pur essendoci arrivati vicinissimi, ma ci siamo dovuti fermare per le condizioni meteo: quando la montagna, e la natura, ci avvisano di un pericolo, è necessario tenerne conto. In ogni caso il nostro obiettivo di inaugurare la via di traversata 1Leg42 è stato raggiunto. Di questa spedizione non dimenticherò alcuni dettagli paralleli alla scalata, fra questi il cielo stellato di notte. Essendo il Monte Kenya praticamente sull’equatore abbiamo potuto ammirare, senza inquinamento luminoso, le stelle dell’emisfero nord e dell’emisfero sud, uno spettacolo mai visto con milioni: mi sono commossa. Poi ci sono alcuni fattori ambientali che mi hanno colpita, anche purtroppo legati al cambiamento climatico, come il ghiacciaio Nives, stupendo, ma ridotto di dimensioni, per ovvi motivi di clima. Poi è stato bellissimo assaporare alcuni cibi del Kenya, molto semplicemente la frutta, un sapore molto più buono, per gli stessi tipi di frutti, rispetto a quelli che siamo abituati a mangiare in Italia. Mi ha colpito poi molto la storia che abbiamo appreso visitando la piccola città di Naniuky, da cui è partita la spedizione, in qualche modo molto legata all’Italia. A Naniuky infatti erano prigionieri alla fine della seconda guerra mondiale tre italiani. I tre evasero di prigione, non per cercare di tornare in Italia, ma per scalare il Monte Kenya, perché poi tornarono spontaneamente al luogo di prigionia. L’amore per la montagna, come sempre, e per tante persone, vince su tutto».

Ora Ilaria Cariello si godrà le meritate vacanze, dopo un’avventura molto impegnativa sia dal punto di vista fisico sia psicologico. La destinazione che ha scelto per rilassarsi un po’? La montagna ovviamente. «Ma montagne in Italia, perché il nostro Paese ha montagne bellissime che meritano molto di essere conosciute e soprattutto scalate».l

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