Gioco
Bans, a Livorno dilaga il brand “Bono a ’na sega”. Dalle magliette ai cappellini: «Chi si sente come noi ci segua»
Imprenditori, commercianti, professionisti: «Partiti in 10 su Whatsapp durante il covid. Insieme ci alleniamo: alle 7 nuoto al Gabbiano»
LIVORNO. Diciamocelo, alla livornese: nella vita, almeno una volta ognuno di noi si è sentito “bono a’na sega” in qualcosa. Che sia uno sport, un hobby, un gioco o in cucina, al cospetto della tecnologia o in altri aspetti della routine. Non c’è niente di male, anzi può diventare un modo per riderci sopra e, allo stesso tempo, prendere più consapevolezza di noi stessi. C’è chi su questa roba si è inventato un acronimo, Bans, che sta appunto per “Bono a’na sega”: è un gruppo di livornesi, amici e sportivi, gente che si trova ad allenarsi insieme facendo nuoto, corsa, camminate o giri in bici anche su lunghe distanze.
Tanto per cominciare, tutte le mattine alle 7 appuntamento al Gabbiano per fare una nuotata e stare un po’insieme. Questo gruppo, che non è un’associazione sportiva e ha molto seguito sui social, è cresciuto nel tempo e ha deciso di uscire allo scoperto: il 19 agosto è fissato il primo AperiBans a Quercianella, alle 19 al Bar Salsedine. Il motto è presto detto: Be Bans Be Yourself. Ovvero: Siate Bans, siate voi stessi. L’appuntamento sarà un modo per incontrarsi e conoscersi. Racconta per il gruppo Valerio Benetti, livornese di 46 anni.
Come è nato tutto?
«Nel 2020, durante la pandemia, ho creato un gruppo su WhatsApp e l’ho chiamato Bans: insieme ad alcuni amici, facevamo allenamenti da casa n videochiamata con la bici e, dopo la doccia, un aperitivo virtuale ognuno con le famiglie. Un modo, insomma, per restare in contatto durante i periodi più duri della pandemia, dopo la quale abbiamo continuato ad allenarci insieme. Siamo in 10 tra i fondatori di questo gruppo, che non è un’associazione sportiva e non ha intenzione di diventarlo; è solo un modo per ritrovarci in maniera libera e spontanea. C’è chi corre, chi nuota, chi va in bici o in mountain bike. A me piace nuotare, lo faccio sia in inverno che d’estate, sono tesserato con la Livorno Aquatics. Più di una volta ho nuotato dal Gabbiano al Fortullino, sono 13 chilometri».
E nella vita che fanno i Bans?
«Io lavoro in una ditta di trasporti auto, poi ci sono commercianti, imprenditori, dipendenti e altre figure professionali. Più o meno abbiamo tutti un lavoro e una famiglia, anche se ci piacerebbe non fare nulla. Per ora andiamo dai 37 ai 60 anni di età».
L’appuntamento delle 7 del mattino al gabbiano è aperto a tutti?
«Noi lo chiamiamo il Circo dei Bans. Chi vuol venire ci trova lì per tutta l’estate. Poi dall’autunno ci sposteremo in piscina, sempre la mattina presto, ma c’è anche chi va a correre la sera. Ognuno fa quel che può e riesce, l’importante è non vergognarsi».
Siete degli sportivi in una città di sportivi: perché vi definite Bans?
«Perché il nostro spirito è quello di divertirci e non prenderci sul serio. Ognuno di noi crede in quello che fa, ma alle Olimpiadi non ci andiamo di sicuro. Consapevolezza è uno dei nostri motti. Nel nome di questo gruppo c’è anche un aspetto vernacolare: prendendoci in giro si dice la verità».
È anche un modo per promuovere, in modo leggero, gli stili di vita sani, giusto?
«Sì, anche l’amicizia e l’inclusività. A Livorno c’è una grande cultura sportiva ed è apprezzata anche da chi viene da fuori. Nei giorni scorsi sono venuti a trovarci un olandese e un italiano che vive in Belgio. Sono stati con noi tre giorni e alla fine non volevano più andare via, tanto erano colpiti dalla voglia dei livornesi di fare sport».
Bans è diventato anche un brand: magliette, cappellini, adesivi in giro per la città e cos’altro?
«Stiamo registrando il marchio, ma dovremo mettere solo Bans perché “Bono a’na sega” offende le regole del buon costume. Abbiamo fatto magliette e cappellini per farci conoscere, presto avremo le cuffie per nuotare e poi faremo altre cose. Alla gente piace non prendersi sul serio e in tanti ci chiedono i nostri oggetti: chi gioca a rugby, chi a padel, chi fa altri sport e indossa fieramente la nostra maglietta quando si allena».
Bans è un modo di essere?
«Noi siamo un gruppo di amici. Ci divertiamo e ci prendiamo in giro. La cosa è cresciuta e altra gente si è avvicinata. Speriamo di vederne tanta all’AperiBans. Livorno è una città che conta anche tante eccellenze nello sport, ma sotto c’è un movimento di base che è la vera forza. E chi si sente “bono a’na sega” ci segua».
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