Il Tirreno

Livorno

Sos violenze

Livorno, massacrata di botte dal compagno fugge in strada scalza e chiede aiuto: «Era una maschera di sangue»

di Stefano Taglione
Livorno, massacrata di botte dal compagno fugge in strada scalza e chiede aiuto: «Era una maschera di sangue»

Choc fra via Paoli e via Gramsci.La trentenne è finita in ospedale La follia dell’uomo sarebbe stata scatenata da un’assurda gelosia

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO È scappata da casa del compagno, lasciando con lui il figlio di otto mesi, per sfuggire alla sua inaudita violenza. Scendendo in strada scalza, con un taglio al volto e un occhio tumefatto. Dopo aver ricevuto – secondo quanto ricostruito – diversi pugni in faccia e calci sul costato: «Era una maschera di sangue», dicono alcuni testimoni.

Choc nella tarda serata di lunedì scorso fra via Paoli e via Gramsci, a poche centinaia di metri dall’ospedale, dove una trentenne di nazionalità peruviana – residente nella zona nord della città, ma di fatto domiciliata in via Paoli a casa del compagno – è scappata per la strada ferita e piena di sangue. L’assurda gelosia, secondo quanto appurato, il motivo della folle violenza messa in atto da parte del fidanzato, che l’ha picchiata fra le mura domestiche tanto da costringerla a fuggire lasciando lì il figlioletto, di cui naturalmente la giovane era preoccupatissima.

La donna, piena di sangue e con un taglio ancora aperto sul volto, si è presentata chiedendo aiuto in un ristorante. Un militare che era a cena, notandola sotto choc, ha quindi chiamato il 112, mentre ristoratore e dipendenti l’hanno fatta sedere, rifocillandola con dell’acqua e cercando di calmarla.

Dopodiché, per soccorrerla, è intervenuta un’ambulanza della Misericordia di Vicarello, con i volontari che l’hanno accompagnata in ospedale. A loro, come ai commensali, la donna inizialmente non voleva dire nulla, poi si è sfogato dicendo di essere stata picchiata dal compagno al culmine di una lite avvenuta, poco prima, in un appartamento della zona. «Aveva un occhio gonfissimo, era stata presa a pugni – spiega un testimone – ed era ovviamente sotto choc. Ha detto che il compagno l’aveva colpita sui fianchi pure con dei calci. Non ci capacitiamo di come possa averla ridotta in quelle condizioni, vederla faceva veramente impressione: non si può picchiare una persona in questo modo, tantomeno una donna».

La trentenne, che con l’uomo ha un figlio di otto mesi, è stata quindi accompagnata al vicino pronto soccorso di viale Vittorio Alfieri, per fortuna non in gravi condizioni, dai volontari della confraternita. Poi, al triage, è stata raggiunta da un equipaggio della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, che inizialmente dopo la chiamata alla centrale unica di emergenza era stato inviato direttamente al ristorante, dove si pensava che la vittima ancora si trovasse.

All’ospedale la donna ha poi confermato, prima ai sanitari e poi agli agenti, la vicenda, con l’attivazione come da prassi del “codice rosa”, il protocollo regionale per le persone vittime di violenza di genere, com’è stato in questo. Cruciale sarà però la volontà di sporgere denuncia. Se querelerà il compagno, infatti, gli atti passeranno ai colleghi della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Giuseppe Lodeserto, che d’intesa con procura e tribunale potranno eventualmente notificare misure restrittive al compagno violento. l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web