La protesta
Il “miracolo” di Alessio, il fantino esce dal coma e rientra a casa: «Ora voglio tornare a cavallo»
Livorno, un mese dopo il tragico incidente al Caprilli, il 23enne lascia il centro neurologico. Le sue prime parole al babbo: «Ho fame», «Sta bene, ricorda qualcosa della caduta»
I medici dell’ospedale Versilia, che nelle ultime due settimane lo hanno assistito nel centro di riabilitazione neurologica di Lido di Camaiore, hanno definito la sua ripresa «un miracolo». Perché un mese dopo il terribile incidente all’ippodromo Caprilli, quando durante una corsa serale è caduto dalla sua cavalla venendo travolto da altri due animali e rimanendo incosciente sulla pista, Alessio Lenzi è tornato a casa. Era il 7 luglio scorso quando il fantino livornese, 23 anni, ha iniziato a correre la gara più importante: quella per la vita. E ce l’ha fatta: «Voglio al più presto tornare in sella – le sue parole – magari non a gareggiare, visto che da dilettante ho comunque già vinto i miei gran premi e mi sono divertito. Magari i cavalli posso allenarli...».
Le prime parole
Alessio è rimasto sedato per giorni nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Livorno, dov’è stato a lungo ricoverato, subendo ben due operazioni con l’ausilio anche dei chirurghi del dipartimento maxillo-facciale di Cisanello. Fra le fratture più importanti quella della mandibola, conseguenza di una botta di uno dei cavalli che lo ha travolto dopo la caduta, che lo ha costretto a restare con la bocca forzatamente chiusa fino a lunedì scorso. Nell’incidente, violentissimo, è rimasto danneggiato pure il casco, mentre altre lesioni hanno riguardato pure altre parti del volto, la testa e una vertebra. «Non poteva parlare – racconta il padre Gian Matteo Lenzi, che è proprietario di una scuderia – e ha dimostrato una grandissima forza, superando ogni sofferenza». Alessio on poteva parlare neanche dopo lo stop alla sedazione, conseguenza per fortuna del miglioramento delle condizioni di salute, che tuttavia hanno iniziato a dare segni sempre più incoraggianti solo negli ultimi giorni prima delle dimissioni dal Versilia. «Giovedì scorso – racconta ancora il babbo – lo hanno dimesso. Nelle ultime due settimane era stato trasferito da Livorno al centro di riabilitazione neurologica di Lido di Camaiore, fra i migliori della Toscana, e devo ringraziare l’intero personale sanitario per come ha assistito mio figlio, oltre naturalmente ai colleghi livornesi. Mi hanno confermato che ha avuto una grande forza, perché fin da subito ha pensato a riprendersi. Voleva andare in bagno da solo, essere autonomo: non si è mai perso d’animo nonostante tutto ciò che ha passato. Non è così per tutti: ci sono persone, purtroppo, che dopo certi avvenimenti non riescono a uscirne, fissando il vuoto per ore. Mio figlio, per fortuna, ha reagito bene, nel migliore dei modi, dimostrando una grandissima tenacia. Il 90% delle persone avrebbe rischiato di gettare la spugna, lui invece ha avuto la meglio». Le sue prime parole, una volta superati i problemi alla mandibola, sono state «Ho fame».
Cinque giorni miracolosi
Il percorso di riabilitazione, che è comunque soltanto all’inizio, è stato intervallato naturalmente da momenti molto difficili. Con i genitori che comunque non lo hanno mai lasciato solo. La prima gioia – come raccontato dal Tirreno nelle scorse settimane – risale a pochi giorni dopo l’incidente, quando Alessio aveva aperto gli occhi riconoscendo i genitori e rispondendo agli stimoli del medico della rianimazione labronica. Ma c’era ancora la paura che potessero esserci problemi cerebrali. «Per fortuna – rimarca il babbo – a livello cognitivo sta bene, mentre sotto il profilo fisico ha davanti ancora almeno sei mesi di cure, ma l’importante è che possa tornare tutto come prima. Lui ha voglia di montare di nuovo a cavallo, per gli allenamenti soprattutto, mentre non credo che tornerà a gareggiare. Ma è presto per dirlo, dipenderà da lui: i rischi quando corri la mattina, in allenamento, sono inferiori di quelli che si corrono in gara. L’importante è che stia bene e per me, per qualsiasi padre, è la gioia più grande. È un miracolo».
Un miracolo che si è concretizzato in cinque giorni: «Prima era un po’ in difficoltà, è normale – rivela – poi ha iniziato letteralmente a volare, riprendendosi quasi tutto insieme. Dell’incidente qualcosa ricorda: la caduta, ad esempio, mentre non che gli altri cavalli lo hanno travolto. Ha detto che la sua cavalla le è scivolata da sotto, e che non ha potuto far nulla per evitarlo, mentre ricorda perfettamente anche che davanti a lui, in quel momento, c’era Giulia Pellegrini». Poche ore dopo aver ricominciato a parlare, Lenzi, ha chiesto al babbo maggiori informazioni sull’incidente, «leggendo gli articoli del Tirreno del giorno successivo».
Il ritorno a casa
In questo mese di sofferenza e combattimento Alessio ha perso 16 chili, dato che è stato sempre alimentato con un sondino, senza mai mangiare normalmente. È chiaro che, una volta tornato a casa, il desiderio era quello di recupero l’appetito. E non è un caso che le sue prime parole siano state: «Ho fame». «La prima sera dopo le dimissioni – le parole del babbo – l’ho portato allo “Yacht club” e lo chef gli ha preparato del riso di mare tutto spezzettato in modo che potesse mangiarlo agevolmente, visto che almeno fino al 20 agosto non potrà masticare. Poi, nei pasti successivi, tartare di carne, pesce fresco come le orate (sempre schiacciate per poterle mangiare meglio) e tanto tanto gelato. È una gioia vederlo riprendersi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
