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Livorno, il saluto del capo dell’immigrazione: «Livorno resterà nel mio cuore»

di Stefano Taglione
Al centro Claudio Cappelli con alcuni dei rappresentanti delle comunità straniere di Livorno
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Al centro Claudio Cappelli con alcuni dei rappresentanti delle comunità straniere di Livorno

Il vicequestore aggiunto Claudio Cappelli torna nella sua Pisa dopo sette anni in città. Il rappresentante degli stranieri: «Era un faro per tutti noi»

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LIVORNO. Torna nella sua Pisa, dove è cresciuto ma non aveva mai lavorato, dopo sette anni trascorsi in questura a Livorno: uno come vicedirigente della squadra mobile, tre alla guida dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico e altrettanti a capo dell’immigrazione. Dal 9 settembre, il vicequestore aggiunto Claudio Cappelli, lascia via Fiume. Anzi: viale Boccaccio, dato che è nella caserma “Vittorio Labate”, e vi resterà ancora per quasi un mese, la sede del suo ufficio. Trentanove anni e laureato in giurisprudenza, prima di entrare nelle forze dell’ordine aveva scalato le gerarchie del mondo arbitrale, arrivando fin da giovanissimo a dirigere importanti partite di calcio, risultando fra i più talentuosi e promettenti “fischietti” della Toscana.

Sul suo spostamento, seppur di pochi chilometri, si è espresso Polas Shaha, ex consigliere comunale aggiunto e rappresentante livornese delle comunità straniere. «Gli stranieri di Livorno perdono lo spirito, la forza e l’ispirazione – le sue parole – perché qui Claudio Cappelli ha fatto tanto per gli stranieri e il suo ottimo contributo è stato decisivo. La questura di Pisa guadagna un ottimo dirigente».

Nella città della Torre pendente, Cappelli andrà a guidare proprio l’ufficio immigrazione, restando di fatto nello stesso settore di ora. Il suo primo incarico in divisa, in realtà, non era stato a Livorno: nel 2015, infatti, subito dopo il corso di formazione era stato assegnato alla questura di Novara, in Piemonte, dove da commissario capo ha diretto la squadra volante. «Con la forza dell’insieme, a Livorno, abbiamo vinto tutte le sfide – spiega il vicequestore aggiunto della polizia di Stato – e sono onorato di mettermi a disposizione della questura e della provincia di Pisa. Voglio fornire il mio apporto professionale, forte dell’esperienza livornese. La mia sarà una continuità di impiego nel medesimo ambito, è vero, anche se poi la nostra prerogativa principale resta la pubblica sicurezza, dato che svolgiamo la funzione di dirigenti dei servizi di ordine pubblico».

Per Cappelli, quello livornese, «è stato un percorso entusiasmante». Molte le operazioni concluse con successo già nella squadra mobile, con arresti importanti e il sequestro di quintali di cocaina, mentre da dirigente dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, con le volanti, lui e i suoi agenti hanno salvato molte vite (con riconoscimenti di carriera per lui e per i suoi colleghi), messo a segno centinaia di arresti e formalizzato migliaia di denunce. «Con l’ufficio immigrazione – prosegue il funzionario – abbiamo effettuato mirate espulsioni, nonché frequenti rimpatri di persone straniere pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica. Abbiamo inoltre garantito lo sbarco efficiente di 1.357 migranti, in 15 sbarchi dal dicembre del 2022 ad oggi. Abbiamo inoltre realizzato innovativi progetti di accoglienza dei bambini in fuga dalle guerre, con la collaborazione interna e interistituzionale che è stata fondamentale. Esprimo la mia più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato con me e più in generale alle persone che ho avuto l’onore di aiutare – conclude Cappelli – Livorno è un esempio di accoglienza e integrazione sociale: il lavoro qui mi ha arricchito in primis come uomo, poi come poliziotto. Il ricordo di questa città rimarrà profondo nella mia mente e nel mio cuore». l


 

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