Il Tirreno

Livorno

La battaglia sulla Bolkestein

Da Livorno all’isola d’Elba: a bando 185 stabilimenti balneari

di Flavio Lombardi

	Uno scorcio dei bagni Lido a Livorno: il patron Riccardo Ganni ha deciso di non aderire allo sciopero (foto Franco Silvi)
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Uno scorcio dei bagni Lido a Livorno: il patron Riccardo Ganni ha deciso di non aderire allo sciopero (foto Franco Silvi)

La maggior parte spera in una riconferma, ma regna l’incertezza sui criteri: coinvolti pure chioschi, spiagge di hotel e camping, il 19 agosto protesta bis

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LIVORNO. Una protesta contro l’immobilità del governo che da mesi ha nel cassetto la questione sulla direttiva Bolkestein ma non interviene per trovare una soluzione vecchia di quasi tre lustri. Ed è così che gli imprenditori del Sindacato italiano balneari (Sib, aderente a Fipe-Confcommercio), e della Federazione italiana imprese balneari (Fiba, aderente a Confesercenti), hanno annunciato per domani lo sciopero di due ore dalle 7,30 alle 9,30, avvisando i loro clienti e chiedendo comprensione per eventuali disagi che per questa forbice di tempo vedranno gli ombrelloni serrati. Assicurando il servizio essenziale con la presenza dei bagnini. Una protesta di cui, a Livorno, non si ricordano precedenti.

Il bis il 19 agosto

È solo un primo atto. Perché l’ascia di guerra è dissotterrata e si annuncia una nuova giornata analoga il giorno 19 e questa volta con tempi raddoppiati. Domani l’apertura ritardata di 2 ore per gli ombrelloni negli stabilimenti, riguarderà pure chioschetti sul mare, ristoranti, campeggi; in sostanza tutte quelle attività in concessione su spiagge e aree demaniali, di cui diventa impossibile tenere un conto. Non solo su scala nazionale, ma anche guardando alla nostra costa, che scorre da Livorno all’Elba: oltre 100 chilometri balneabili, dove insistono 185 concessioni comprese spiagge attrezzate e spiagge degli hotel, senza tuttavia un computo delle altre attività elencate, secondo i dati Confcommercio.

Fine delle concessioni

Gli operatori esigono risposte. Perché il 31 dicembre 2024 fissa il termine ultimo di scadenza delle concessioni balneari e dal 2025 gli spazi demaniali andranno riassegnati attraverso le gare, come stabilisce proprio la Bolkestein che impone gare per l’assegnazione delle concessioni a tutela della concorrenza. L’Italia nella materia è fanalino di coda e la commissione europea ha già avviato una procedura di infrazione.

Il governo sta prendendo tempo ma intanto i comuni si guardano attorno e cominciano a preparare i bandi di gara. Nel frattempo, ai primi di luglio si era avuta la sentenza del Consiglio di Stato, guidato dal presidente Luigi Maruotti, che ha bocciato la proroga delle concessioni demaniali. Seguita da quella della Corte di Giustizia del Lussemburgo per cui sono legittimi gli espropri delle opere sulle aree demaniali che le aziende (gli stabilimenti) hanno realizzato durante il periodo della loro gestione.

Tutto chiarito? No. Il 18 luglio, mentre andava in scena l’assemblea del Sindacato Italiano Balneari con l’obiettivo di chiedere al governo “un intervento legislativo chiarificatore a salvaguardia della balneazione attrezzata”, in Regione Toscana la Seconda Commissione Sviluppo economico e rurale gettava le fondamenta per la proposta di legge 259 (in merito alle disposizioni in materia di concessioni demaniali marittime), con modifiche alla legge regionale 31/2016 che disciplina alcuni criteri e condizioni alle quali i comuni devono attenersi nell’espletare, nel quadro della normativa statale, le procedure comparative per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative.

La situazione livornese

Uno dei problemi della materia è la diversità di situazioni che si presentano anche a distanza di pochi chilometri. Livorno e provincia ne sono un esempio lampante: in città non c’è stabilimento balneare che non sia in gran parte realizzato con opere in muratura e talvolta pure strutture per attività ludico-motoria dedicate a grandi e piccini (le piscine dei Tirreno, dei Pancaldi e dei Lido, i gabbioni di tutti gli stabilimenti, le cabine in muratura, l’acquapark dei Tirreno, i ponti e ponticelli). Situazione completamente diversa là dove c’è sabbia, dunque da Rosignano in giù, con Castiglioncello che è a metà del guado, tra spiaggette e moli.

Quasi ovunque però – ma tanto di più laddove le strutture sono permanenti – sono stati fatti investimenti massicci nel tempo, che nel caso in cui altri subentrino alla concessione, dovranno essere indennizzati secondo i titolari delle concessioni. Proprio gli investimenti fatti – e magari quelli in cantiere – potrebbero essere punti a favore per aggiudicarsi nuovamente la concessione.

In Comune a Livorno stanno già prendendo forma le linee del bando che dovrà essere fatto per i nuovi affidamenti. Proprio stamani l’assessora al demanio Viola Ferroni sarà in riunione con Anci Toscana, Regione e tutti i comuni costieri interessati per trovare una via comune a un problema che riguarda quasi duecento imprese della costa livornese e migliaia in tutta Italia. E che comunque finirà, segnerà le prossime estati al mare.

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