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Covid in Toscana, è boom di contagi tra i bambini. Il medico: «In ospedale solo per gravi sintomi»
Il segretario regionale dei pediatri, Paolo Biasci: «Noi sempre disponibili, notiamo infezioni virali. Il motivo? Forse ci sono più forme di coronavirus che non riusciamo a diagnosticare»
Livorno «Nelle ultime settimane, e soprattutto negli ultimi giorni, abbiamo notato una ricorrenza di patologie pediatriche, con conseguente aumento dell’accesso degli utenti presso i nostri studi». L’aumento dei casi di influenza è sottolineato da Paolo Biasci, segretario toscano della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).
Dottore, che tipo di influenza sta girando tra i bambini?
«Si tratta prevalentemente di infezioni di tipo virale, che normalmente anche di questi tempi possono capitare nell’ambito dell’età pediatrica e quindi classicamente manifestazioni di febbre, vomito e diarrea, e queste non ci sorprendono».
Non ci sono delle patologie eccezionali subite dai bambini in questi mesi?
«Quest’anno stiamo assistendo anche a diverse forme di tipo respiratorio, con la classica tosse. Ma devo dire che quest’anno già nel periodo invernale e primaverile c’era stata questo tipo di patologia pediatrica».
Come si manifesta la patologia di tipo respiratorio?
«Assistiamo a forme febbrili accompagnate da sintomatologia varia. La patologia respiratoria è accompagnata dal fenomeno della tosse prolungata, che va avanti per giorni. In questa eventualità, spesso ricorriamo all’uso della terapia antibiotica. Usiamo i macrolidi, un tipo di antibiotico che riesce a risolvere la sintomatologia».
Questi problemi respiratori a cosa possono esser dovuti?
«Queste forme sono spesso di origine batterica e sono dovute a forme di microplasma, o anche di pertosse, presente da quest’inverno».
Per curare i bambini da questa forma respiratoria basta quindi il solo antibiotico.
«Ci sono varie formulazioni di antibiotico che i pazienti possono prendere. Per i bambini più grandi si utilizza la soluzione in compresse, mentre per i più piccoli la sospensione orale».
Nell’ultimo mese è cresciuto il numero di contagiati per covid. C’entra qualcosa con le malattie respiratorie di questi giorni?
«Queste forme di patologia sono causate anche dal covid, che negli ultimi tempi ha accentuato la sua presenza. Forse ci sono più forme di covid di quante ne riusciamo a diagnosticare. Non abbiamo più la fornitura di tamponi da parte della Regione per fare le diagnosi, come invece avveniva fino a qualche tempo fa. Quindi i tamponi vanno fatti a pagamento e non vengono fatti intensivamente come un tempo».
Se un genitore pensa che il figlio abbia il covid, come deve comportarsi?
«Il sospetto può essere di tipo familiare, perché possono esserci situazioni analoghe in famiglia. I genitori possono chiamarci, e se sospettiamo che sia covid, in base ai tipi di sintomi che i genitori ci descrivono, e all’età del paziente, li invitiamo ad andare in un laboratorio privato per fare il tampone al bambino, oppure può venire da noi, sapendo però che il tampone non è più gratis. E in base al perdurare della malattia si fissa un appuntamento».
Non c’è bisogno di andare al pronto soccorso quindi.
«Al pronto soccorso ci si dovrebbe andare solo per qualcosa di grave e importante. Nel caso di bambini molto piccoli, che sono pazienti che vanno visti con più attenzione, si può andare al pronto soccorso solo se i sintomi sono gravi e soprattutto solo se gli ambulatori pediatrici sono chiusi, cioè la domenica. Ma ripeto: al pronto soccorso si va solo se c’è qualcosa di davvero grave».
Per il malessere dovuto ai sintomi gastrointestinali, che medicine si usano?
«Per il malessere dovuto alla febbre si usa il paracetamolo. Ne è famoso il nome commerciale, cioè la tachipirina. È molto efficace. Mentre per il vomito e la diarrea dobbiamo tamponare la disidratazione che si crea a causa della perdita di liquidi. Si deve bere e si possono prendere soluzioni reidratanti, cioè formulazioni ad hoc che si sciolgono nell’acqua, per favorire la reidratazione».
A Livorno, nel periodo estivo, i pediatri in ambulatorio sono sufficienti per le visite dei bambini?
«Il pediatra che va in ferie non inficia il servizio dell’assistenza pediatrica. Noi non siamo dipendenti. Quando il medico o il dipendente di un ospedale, o del pronto soccorso, va in ferie, non viene sostituito. E così si crea una situazione di difficoltà nel luogo dove lavora. Se io pediatra vado in ferie, il mio studio non rimane chiuso: devo farmi sostituire da un collega che fa lo stesso lavoro. Il disservizio non esiste. Noi non andiamo in ferie quando non troviamo un sostituto e il nostro servizio non prevede nessun buco, negli orari previsti».
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