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Livorno, i corsi per adulti traslocano in Corea: «Così lasciamo spazio al Niccolini-Palli»

di Luca Balestri
L'ingresso del Cpia1
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L'ingresso del Cpia1

Il Cpia va alle Pistelli: «Studenti in crescita, qui per rilanciare la propria vita». Così il centro provinciale per l’istruzione degli adulti deve lasciare la sua sede

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LIVORNO. Visto l’arrivo di alcune classi dell’istituto Niccolini Palli, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) deve lasciare la sua sede, di proprietà della Provincia. Da due anni in via degli Asili 35, per fare spazio ai liceali il centro si trasferirà nella ex sede delle scuole Pistelli, in via Giorgio La Pira 14. «Per fare giustamente spazio ai ragazzi del Niccolini Palli noi andremo in edifici comunali. Il Niccolini ha più diritto di noi di stare qui», spiega Paola Pucci, dirigente del Ministero dell’Istruzione e del Merito, responsabile del centro.

Ma se fino a due anni fa il Cpia occupava solo un edifico delle ex Pistelli, da settembre ne avrà a disposizione due. Per l’occasione, in uno degli edifici si stanno facendo lavori di ristrutturazione.

Noi alle Pistelli

L’altro, invece, è già pronto. «Il Comune sta facendo un grosso investimento. Uno dei due immobili era ridotto male, disabitato da due anni. Sono dei prefabbricati, hanno bisogno di cure –spiega Pucci-. E oltre a ristrutturare l’edificio che era inagibile, il Comune ha ridipinto quello perfettamente agibile». Tutto pronto per settembre dunque, quando oltre agli alunni anche gli uffici e la segreteria del centro verranno spostati in via La Pira. «Il nostro istituto negli anni è cresciuto tanto, a differenza delle altre scuole. Il fatto è che mentre in Italia è in corso la decrescita della natalità, e ci sono quindi meno iscritti alle scuole, da noi arrivano soprattutto gli stranieri, che fanno tanti figli, e sono in aumento – dice Pucci-. Per me, sono loro che salveranno l’Italia, vista la crisi demografica.».

Come funziona il Cpia

Ma come funziona il Cpia? Chi vi può accedere? Con 1.200 alunni in tutta la provincia, 600 nella sola sede di Livorno, il Cpia è un istituto che dà una seconda possibilità alle persone che non hanno avuto l’opportunità di studiare quando erano nella classica età per farlo, compreso chi oggi è in carcere. Come si evince dalle parole di Pucci, poi, il Centro dà anche l’opportunità agli stranieri di integrarsi nel tessuto sociale locale, aiutandoli nell’alfabetizzazione e nel percorso scolastico, e di vita. «Diamo la possibilità di prendere il titolo delle scuole medie, e anche di prendere il monoennio, fare in un anno i primi due anni delle superiori, per poi accedere alle scuole serali», inizia la spiegazione la dirigente.

Opportunità di vita

E per chi è straniero è prevista anche una fase di alfabetizzazione, ancora prima di frequentare le lezioni per il titolo delle medie. Una particolarità del Centro? «Abbiamo molti accordi con il terzo settore, per minori non accompagnati, e con associazioni che si occupano di sport». È su input della vicesindaca Libera Camici che il Centro «sta creando una rete di associazionismo, perché le associazioni spesso tendono a lavorare da sole, ognuna per sé. Per noi fare rete tra enti e associazioni è fondamentale». È anche attraverso la rete con le associazioni che chi frequenta il Centro ha l’opportunità di iniziare il percorso di alfabetizzazione. E gli italiani, che non hanno bisogno di imparare la lingua, utilizzano il Cpia per rilanciare la loro vita: solitamente, infatti, chi fa il monoennio non si ferma ai primi due anni di scuola, ma frequenta successivamente anche i corsi serali delle superiori – degli istituti professionali, tecnici o del liceo artistico. «Lavorando al Cpia conosciamo delle persone meravigliose, che vengono da percorsi di sofferenza, che non si porrebbero mai il problema di dove studiare. Per loro basta farlo», chiude. l

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