Gioco
L’addio a Leonetto Lonzi, dalle lacrime di Brondi agli aneddoti di Lucarelli: «Se ne va un pezzo del nostro calcio»
Prima ai campi dei Salesiani, poi in Banditella: è stato il fondatore e anima del Picchi che ha portato a due scudetti giovanili. L’ex attaccante: «Segnai quattro gol ed ero felice. Mi disse: “Ma cosa ridi che hai sbagliato il quinto”»
LIVORNO. Non riesce a trattenere le lacrime e ha la voce rotta dall’emozione dei ricordi Sauro Brondi, storico direttore sportivo dell’Armando Picchi Calcio, quando parla di Leonetto Lonzi, scomparso martedì sera all’età di 91 anni. Lui, fondatore e anima della società che prima ai Salesiani e poi a Banditella negli anni è diventata un punto di riferimento per il calcio livornese, vincendo due scudetti giovanili nel 1973 e nel 1974 e arrivando fino alla Serie D con la prima squadra negli anni 2000. «Sono stati 27 anni meravigliosi - esordisce Brondi -. Ho avuto la fortuna di stare al fianco di una persona eccezionale, con uno spessore umano e una capacità di vedere le cose prima degli altri veramente unici. Per me se ne va un fratello».Impossibile per Brondi non ricordare i tanti anni vissuti sui campi, al fianco di Lonzi, mai presidente ufficialmente del Picchi, ma sempre deus ex machina della società.
«Non finirò mai di ringraziarlo. Abbiamo girato la Toscana e l’Italia per seguire la squadra, gli bastava mettere piede nel centro sportivo per sapere tutte le novità. Il terreno di gioco del campo centrale per lui era come un figlio, lo curava giorno e notte, guai a chi glielo toccava. Un aneddoto? Nell’estate in cui vendemmo Pavoletti e Cristiani al Viareggio avevamo un’altra squadra che ci offriva molti più soldi ma solo per Pavoletti. Per paura di non lanciare nel calcio che contava anche Cristiani, Leone decise di rinunciare a qualche soldo e cederli entrambi al Viareggio. È stato un grande uomo».
Imprenditore che ha fondato la Lonzi Metalli, fu presidente anche al San Marco Pontino nell’ambito remiero. Un uomo che a Livorno ha visto passare sotto ai suoi occhi generazioni e generazioni di livornesi. «Professionalmente parlando si era fatto da solo - prosegue Brondi. Quella sua lungimiranza lo ha reso grande sia nel lavoro che nello sport. Non abbiamo mai avuto un litigio, ci siamo sempre detti tutto, ma con enorme rispetto. Dopo aver lasciato il lavoro ha dedicato tutto il suo tempo al Picchi. Personalmente mi ha permesso, come dirigente, di raggiungere soddisfazioni incredibili. Una volta mi portò con lui e fummo ricevuti nell’ufficio personale di Massimo Moratti, un ricordo indelebile. Mi auguro che, nonostante la situazione attuale, nel ricordo e nel rispetto di Leone si riesca a far avanti la storia del Picchi e dell’impianto di Banditella». Tra le migliaia di ragazzi passati dal Picchi c’è anche Cristiano Lucarelli, che poi dopo quattro anni fu venduto alla Cuoiopelli prima di spiccare il volo nel calcio che conta.
«Ci tengo innanzitutto a esprimere la mia vicinanza alla famiglia in questo momento così doloroso. Per me è stata una persona veramente importante. Mi ha visto crescere visto che abitavamo entrambi in via dell’Eremo a San Jacopo, poi ci sono stati i quattro anni al Picchi e da lì il rapporto non si è più interrotto. Il suo addio è un grosso dispiacere, è stato come un nonno per me». Anche Lucarelli porta con sé un aneddoto "di campo" che descrivere al meglio Lonzi. «La mattina era sempre a vedere le nostre partite. Ci seguiva ovunque. Una volta feci quattro gol, ma ne sbagliai uno facile nel finale. Io ero comunque contentissimo e uscì dal campo col sorriso.
Lui tra il serio e il faceto mi disse: "Ma cosa ridi che ti sei mangiato il quinto". Questo per dire quanto fosse stimolante per noi ragazzi e ci spingesse a fare sempre il massimo».Nell’ultimo decennio la guida tecnica del Picchi ha avuto un filo conduttore chiamato Nicola Sena, per ben otto stagioni sulla panchina biancoamaranto. «Con te se ne va un pezzo della Livorno calcistica - ha scritto sui social l’allenatore del Cenaia parlando di Lonzi -. Un uomo con la "U" maiuscola, vecchio stampo un po’come piacciono a me. Mi hai insegnato tanto e farò per sempre tesoro dei tuoi consigli e insegnamenti. Hai sempre creduto nel tuo "Niccola" come usavi chiamarmi tu. La cosa di cui sono più orgoglioso è di averti regalato belle emozioni per il tuo amato Picchi». Sui social sono centinaia i messaggi di cordoglio arrivati nei confronti della famiglia e i ricordi per un personaggio che ha segnato la storia sportiva della città. «Ci teniamo a ringraziare tutti coloro che hanno avuto un pensiero verso di noi in questo momento di profondo dolore», il messaggio inviatoci dalla famiglia Lonzi.
Leonetto lascia la moglie Dori, i figli Emiliano e Vania oltre ai nipoti e ai bis nipoti.Il funerale giovedì 8 agosto al Cimitero dei Lupi alle ore 11.
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