Il Tirreno

Livorno

L'intervista

L'ex comandante della Municipale sui livornesi: «Inversioni e sorpassi frequenti. Indisciplinati? Nella media»

di Claudia Guarino
L'ex comandante della Municipale sui livornesi: «Inversioni e sorpassi frequenti. Indisciplinati? Nella media»

Annalisa Maritan saluta la città dopo quasi cinque anni «Per me è stato un privilegio.«La metà degli incidenti vede coinvolti scooter. Il casco di solito è allacciato ma c’è chi lo tiene all’indietro»

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Livorno Dal ragazzino che infila il cellulare nel casco per parlare più agilmente, a chi carica la maxi ghiacciaina sullo scooter. Fino a chi decide, per far prima, di tagliare le rotatorie passandoci direttamente sopra. Dopo quattro anni e mezzo a capo della polizia municipale di Livorno, la (da poco ex) comandante Annalisa Maritan è riuscita a farsi un quadro abbastanza completo delle abitudini tenute dai livornesi alla guida. E di una cosa è certa: «Lavorare nella mia città è stato per me un grande privilegio».

Maritan, come se la cavano i livornesi alla guida? Sono indisciplinati?

«Direi siamo nella media nazionale. Certo è che la percentuale di ciclomotori è decisamente più alta rispetto che altrove. E consideri che su 1. 518 sinistri rilevati in un anno, 845 vedono coinvolti veicoli a due ruote».

Livorno città di scooter. Quali sono le infrazioni più frequenti fatte a bordo dei motorini?

«Sicuramente superare i veicoli da destra. Ma anche salire sulle rotatorie rialzate e guidare con il cellulare infilato nel casco. Riescono a parlare senza nemmeno reggere il telefono con la mano, non so come ci riescano».

Il casco, invece, viene utilizzato in maniera corretta, cellulare a parte?

«Il casco di solito è allacciato, ma per offrire una protezione migliore dovrebbe essere integrale. E consideri che c’è chi lo tiene all’indietro per non rovinarsi i capelli sistemati col gel».

Altre consuetudini, diciamo così, particolari?

«Scooteristi in infradito, per esempio. O la ghiacciaina caricata sul motorino».

Non si dovrebbe salire sullo scooter in ciabatte

«Bisognerebbe indossare un abbigliamento adeguato perché altrimenti, in caso di caduta, il rischio è quello di farsi veramente male».

Per quanto riguarda le cause degli incidenti, invece, quali sono quelle più frequenti?

«Nelle statistiche le cause più ricorrenti sono la perdita di controllo del veicolo e il mancato rispetto dei limiti di velocità. Seguono mancata precedenza, violazione della segnaletica orizzontale e luminosa, mancato rispetto distanza di sicurezza, uso del cellulare, mancato rispetto delle norme previste per il sorpasso e manovre azzardate. Oltre alla guida in stato di ebrezza o sotto l' effetto di sostanze stupefacenti».

Tra le manovre azzardate c’è anche l’inversione a U?

«Purtroppo sì ed è molto pericolosa, anche perché gli altri veicoli su strada non se l’aspettano».

È frequente?

«Fra le maggiori infrazioni che vengono contestate sul Romito c’è la sosta in senso contrario di marcia, che comporta appunto l’inversione o il taglio della strada. C’è molta attenzione nel sanzionare questo fenomeno».

Di sicuro a Livorno a essere frequenti sono i ribaltamenti

«Effettivamente è curioso che ce ne siano stati così tanti negli ultimi mesi».

Perché ci si ribalta?

«Può dipendere sia dall’inesperienza alla guida, sia da una velocità di marcia non adeguata alle condizioni della strada che si sta percorrendo. All’origine di un ribaltamento, poi, può anche esserci l’urto con altri veicoli».

Per fortuna non ci sono mai state gravi conseguenze

«Questo grazie alla cintura di sicurezza, perché anche nei ribaltamenti salva la vita».

Veniamo ai saluti. Lei è diventata comandante della polizia municipale di Livorno il 20 febbraio del 2020 e ha concluso il suo servizio in città il 25 luglio del 2024. È soddisfatta del lavoro fatto?

«Molto! E devo dire che sono i fatti e i numeri che parlano. Inoltre, quando ci si dedica alla propria città, mettendo a frutto l’esperienza maturata, quando si ama la divisa, il proprio lavoro e si vuol bene al territorio, non si sente il sacrificio per un’attività che richiede una presenza sempre attiva e costante sul territorio. Ci si sente più utili se si vive nella città e possiamo dare un apporto ancora maggiore».

La riconoscono anche quando è fuori dal servizio?

«Sì, la gente mi riconosce e mi si avvicina per chiedere informazioni o fare apprezzamenti sul lavoro svolto. Mi ricordo il periodo del Covid o le notti passate nella sala protezione civile per le allerte. La gente, anche in giro o al supermercato, mi diceva di essersi sentita tutelata dalla struttura comunale. Questo rapporto con la cittadinanza al di fuori del servizio mi ha sempre dato una grande soddisfazione perché serve a creare quel legame di fiducia che va al di là della divisa e avvicina i cittadini alle istituzioni».

Spesso gli agenti della municipale sono visti come “quelli che fanno le multe”

«Il messaggio che ho sempre voluto dare è che noi dobbiamo essere un importante punto di riferimento per le persone. Il nostro obiettivo deve essere sempre quello di dare un servizio al cittadino. Poi ci sono anche le sanzioni, fanno parte del nostro lavoro, ma bisogna insistere sulla prevenzione e sull'educazione. Il più importante risultato che abbiamo portato è stato il completamento della pianta organica del Corpo della polizia municipale. Questo però deve esser considerato un punto di partenza. Ringrazio l’amministrazione comunale e il consiglio comunale. E ringrazio tutte le forze dell’ordine della città e tutti gli uomini e le donne della polizia locale che davanti alle difficoltà non si sono mai tirati indietro».

Cosa si sente di dire ai livornesi?

«Che per me è stato un grande privilegio lavorare in questi anni per la mia città, la città dove vivo e dove ho iniziato a lavorare da agente 24 anni fa». l

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