Il Tirreno

Livorno

Città a degrado

Livorno, viaggio nelle vecchie stalle degli “Ex macelli”: Abbandono e sporcizia sotto le antiche volte

di Francesca Suggi
Archi, colonne, mangiatoie che raccontano la storia nel degrado di quegli spazi della Venezia
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Archi, colonne, mangiatoie che raccontano la storia nel degrado di quegli spazi della Venezia

Via degli Ammazzatoi: locali storici inutilizzati, sono parte del Forte San Pietro. Sono spazi comunali dimenticati da 10 anni: dentro ci sono state attività commerciali come l’elettrauto

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LIVORNO. Viaggio nelle vecchie stalle degli ex macelli. E prima ancora magazzini della Venezia Nuova. Poi tripperie. Salatoi con le pelli gocciolanti. Sono foto parlanti che raccontano frammenti di vita livornese d’epoca. Della storia di ieri. E implorano che finisca presto il degrado e l’abbandono di oggi.

Qui via degli Ammazzatoi, Venezia: c’è un dipinto di Raffaele De Rosa dedicato a quella strada piena di storia, coi ricordi della distruzione dei bombardamenti della guerra, come tutto lì intorno. Una via che si incunea nel quartiere-cerniera tra la città e il porto, e corre lungo una parte di quello che era il complesso del Forte San Pietro del 1600, da anni e anni chiuso, inagibili, fagocitato da verde e abbandonato. Aspetta che il Comune parta a inizio anno coi lavori di rigenerazione urbana (il primo step) per farne il Polo dell’innovazione .

"Via degli Ammazzatoi", nel quadro è un olio su tavola degli anni Sessanta.

La realtà di quei fondi, oggi, invece è ben altra. Degrado, sporcizia, abbandono. È un peccato vederli così. Grandissime le potenzialità, uno di questi ha anche un altro accesso che dà su via della Cinta Esterna. E ancora ci sono soffitti ad arco. E si vedono tasselli di quel che era quando funzionavano i macelli: quei locali ne erano parte integrante. Sono i veneziani a srotolare il filo della memoria. Là dentro ci sono ganci al soffitto per il bestiame. Ci sono le cosiddette “ghiotte”, nel linguaggio dei “vecchi dei macelli”. Dentro c’era il fieno per far mangiare mucche, pecore, maiali. Sono le mangiatoie e ancora si vedono.

Perché quegli spazi servivano per lasciarci gli animali, in attesa della macellazione. Dalla strada passavano i camion carichi di bestiame che là dentro veniva raccolto di notte. Quei locali erano adibiti anche a “tripperie”: spiegano i veneziani che là dentro si uccidevano gli animali (anni ’75-’80) e ci facevano le trippe da portare ai macellai per poi essere vendute ai livornesi. E ancora c’è chi si ricorda dei salatoi con le pelli a gocciolare.

Un po’ di storia. Il Forte San Pietro d'Alcantara nato come baluardo difensivo fu trasformato in semplice cinta muraria e divenuto sede dei pubblici macelli nel 1889. Una storia che cominciò nel 1682, quando il Granduca di Toscana Cosimo III ordinò la costruzione di un baluardo sul lato settentrionale della città di Livorno. Durante la Seconda Guerra Mondiale numerose furono le parti bombardate, poi ricostruite, nell'ultimo cinquantennio, a più riprese. I macelli, di fatto, chiusero nel 1996. È una data che segna un’altra fase nella vita di quei fondi dalle grandi potenzialità anche turistiche, vista la vicinanza al porto.

Alcuni col tempo furono privatizzati, quelli rimasti fino ad oggi chiusi e dimenticati (con tanto di occupazione abusiva nel 2023 poi sgomberata e ci sono sempre materassi) furono per un po’ affittati. Là dentro per anni ci sono state diverse attività commerciali, tra cui una di elettrauto. Da quasi 20 anni sono sfitti e nel degrado. Il presidente del Ccn della Venezia Luca Fiordi così come i veneziani vorrebbero vedere tornare a vivere le vecchie stalle. E tutto il loro Forte San Pietro. «Potrebbero essere usate e valorizzate da residenti o realtà nel turismo», l’idea avanzata.
 

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