Gioco
Livorno, viaggio nel degrado del Forte San Pietro: gioiello abbandonato tra il porto e la Venezia
Gli ex macelli sono uno spazio di 18mila metri quadri pieni di sporcizia nel cuore del rione: «Pulizia e sanificazione urgenti: intanto riapriamo il circolo, noi ci siamo»
LIVORNO. «In attesa che qualcosa si muova almeno pulite e sanificate le aree interne del complesso lungo via del Forte San Pietro e via degli Ammazzatoi perché ci sono palazzi e persone che ci vivono che subiscono tutto questo degrado dalle loro finestre, degrado che arriva fin dentro le loro case e parliamo di topi». Concreto e diretto Luca Fiordi. È residente e commerciante della Venezia, quel rione che fa parte del suo dna e di quello di tutti quei veneziani che abitano nel quartiere che corre lungo i fossi Medicei, la piccola Venezia tanto fotografata dai turisti. Un rione strategico per chi arriva dal mare, che collega il porto alla città. Eppure quei quasi 5mila metri quadri coperti più 13mila esterni di proprietà comunale, datati 1600, del Forte San Pietro d’Alcantara-ex macelli giacciono da anni e anni in totale abbandono. Degrado. Spreco. Inagibilità.
La storia
Un pugno nello stomaco se si pensa che là dentro c’è la storia cittadina. Lunga oltre tre secoli: il Forte San Pietro d'Alcantara è nato come baluardo difensivo, trasformato poi in semplice cinta muraria e divenuto sede dei pubblici macelli nel 1889. Tutto cominciò nel 1682, quando il Granduca di Toscana Cosimo III ordinò la costruzione di un baluardo sul lato settentrionale della città di Livorno. Durante la Seconda Guerra Mondiale numerose furono le parti bombardate, poi ricostruite, nell'ultimo cinquantennio, a più riprese. I macelli, di fatto, chiusero nel 1996. Fiordi parla anche come presidente del centro commerciale naturale della Venezia e avanza una seconda richiesta all’amministrazione: far tornare a vivere la “loro” villa.
Quella casa dell’ex veterinario dei vecchi macelli che fino a 7 anni fa era il circolo del quartiere. Per anni e anni lo è stato. Un ritrovo per gli anziani ma non solo, con bocciodromo, pista da ballo e una bella struttura interna dove si cenava, si facevano tombolate. Ci si ritrovava. «Chiediamo che sia ristrutturato intanto quello e che torni a vivere, noi come Ccn se ce lo chiedono siamo pronti a fare la nostra parte, magari a metterci la sede: se non tornare ad un centro sociale ma riportare a vivere quel luogo come punto di ritrovo per i nostri anziani e per i nostri bambini».
I progetti
E sui nonni Fiordi fa un’amara riflessione: «Nel quartiere i nostri anziani sono costretti in casa: non c’è più una panchina, un’area verde, dove ci sono i lavori da mesi e mesi c’erano panchine, erano i nostri pratini, adesso sono danneggiate ed è diventato anche un luogo non più sicuro». Questo oggi. «Ci chiediamo dove sia finito il progetto presentato l’anno scorso, ma negli anni sono tante le idee che sono venute fuori, a partire da quella di un polo fieristico. Abbiamo capito che uno dei problemi più importanti è lo spostamento del Rivellino. Far tornare a vivere quest’area sarebbe un valore aggiunto non solo per chi in Venezia vive e lavora ma per la città: da un punto di vista turistico in primis, è un complesso di migliaia e migliaia di metri quadri, con tre ingressi, che collega il mare alla città» E non manca di raccontare le sue esperienze dirette. Di ristoratore che prepara pranzi e cene per turisti con tanto di guide. Turisti che restano incantati dalla Venezia, dal giro in battello, delle chiese gioiello di Santa Caterina e San Ferdinando «e poi con la guida arrivano davanti al Forte San Pietro, la guida ne spiega la storia e loro restano meravigliati di non poter entrare e che tutto sia chiuso e nel degrado». Residenti e commercianti propongono al Comune di rivalorizzare l’area “a pezzi”. Cominciando da quello che era il circolo chiuso da 7 anni. E dalle “cantine” col soffitto ad arco di via degli Ammazzatoi. «Sono spazi che potrebbero essere dati in concessione ai residenti stessi che abitano sopra, oppure ad associazioni nell’ambito del turismo e non solo: basta farli tornare a vivere invece di lasciarli chiusi e nell’abbandono».
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