Il Tirreno

Livorno

Scuola: il dibattito

Livorno, sul trasloco del Classico parla il regista Bruni: «Ma oggi il problema è che pochi ragazzi fanno studi classici»

Livorno, sul trasloco del Classico parla il regista Bruni: «Ma oggi il problema è che pochi ragazzi fanno studi classici»

Lo sceneggiatore livornese: «Quanti ricordi tra quelle mura»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Prima di frequentare il Centro sperimentale di cinematografia a Roma, lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni, vincitore di molteplici David di Donatello, Ciak d’oro e Nastri d’argento, ha frequentato il liceo classico Niccolini Palli. Contattato dal Tirreno, appresa la notizia del cambio di sede per gli studenti del triennio dell’indirizzo liceo classico del Niccolini Palli - istituto che oggi comprende anche gli indirizzi economico sociale, scienze umane, coreutico e musicale -, Bruni dà la sua lettura della situazione, accendendo un focus sulla sempre maggiore disaffezione dei giovani verso le lettere classiche. Il regista non è d’accordo con i rappresentanti dei genitori, secondo i quali se i loro figli non frequentano più l’edificio di via Rossi, andando nella nuova sede di via degli Asili, perderebbero la tradizione nata con il più antico istituto superiore livornese, aperto dal 1860. E sul fatto che la non frequentazione della scuola darebbe un senso di non completezza al senso di comunità che si crea in via Rossi, dove gli alunni sono pochi e possono socializzare tutti, anche tra classi diverse per età, tesi portata avanti sia dai genitori che dagli alunni. «Più che un discorso di tradizione, che mi sembra meno interessante, ne farei un discorso di tendenza culturale», afferma.

Per il regista di "Tutto chiede salvezza" è fondamentale che la cultura classica continui ad essere studiata dai più giovani, al di là di quale sia la sede degli studi. È per questo che commentando lo spostamento delle classi Bruni si concentra più sull’importanza di continuare a studiare il greco, il latino, la filosofia, la letteratura antica rispetto al dove studiarle. «Il calo di iscrizione del classico è preoccupante», dice. In particolare, è preoccupato dal fatto che «si tende a considerare lo studio uno strumento più utilitaristico che di formazione».

Più improntato al mondo del lavoro che al ragionamento, quindi. Più volto al mercato del lavoro che a formare la consapevolezza dei cittadini. Per Bruni il liceo classico «non è solo una scuola di formazione umanistica. Da questa scuola sono venute fuori persone che hanno raggiunto grandi livelli in tutte le professioni». Mentre per quanto riguarda l’edifico di via Ernesto Rossi, che fino a quest’anno è stata l’unica sede del classico, per Bruni non è indispensabile che i ragazzi rimangano a studiare là. Ma sottolinea comunque il valore che per lui ha l’edificio.«Più che per la tradizione, mi dispiace dal punto di vista affettivo», sottolinea lo sceneggiatore, ricordando i tempi in cui varcò la soglia della scuola.

Erano gli anni Settanta, esattamente il 1974, e la denominazione dell’istituto era diversa da ora, dato che era ancora Niccolini-Guerrazzi (precisamente ginnasio Guerrazzi e liceo classico Niccolini, denominazione che è rimasta fino a quando il liceo classico non è stato accorpato con l’istituto magistrale Palli, ndr).«Avrei un dispiacere riguardante il classico di Livorno: se la scuola venisse spostata in un edificio non attrezzato, senza palestre o aule tecniche. Questa sarebbe una degradazione», dice Bruni. Che nell’esternare il suo dispiacere per l’abbandono delle lettere classiche si sente di ringraziare proprio la formazione umanistica che ha avuto nelle aule di via Ernesto Rossi, da cui è sbocciata la passione per le lettere classiche studiate all’Università di Pisa, prima di approdare a Roma.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web