Gioco
Rossana Casale a Livorno con tutte le emozioni del Blu: «In Fortezza il mio jazz che sa di mare»
L’artista e vocal coach di X-Factor canta la sua esperienza mistica
LIVORNO. Rossana Casale è una cantautrice con all’attivo più di 17 album, ed ha una voce inconfondibile. Grande amante del Jazz, è anche un’insegnante di conservatorio, e vocal coach per X-Factor. Questa sera, domenica 4 agosto, in Fortezza Nuova alle 22, presenta “Almost Blue”, il concerto che prende il nome dal suo ultimo album.
Sappiamo conosce bene Livorno.
«Beh sì, abitando a Viareggio. Ci vengo spesso: per le mostre d’arte, o per vedere i concerti. Insomma cerco la cultura come faccio con altri luoghi qui nei dintorni. Cerco ispirazione e di nutrimento per l’anima»
Effetto Venezia lo conosceva?
«Ne ho sentito parlare, ma di solito l’estate sono in tournée, quindi non sono mai riuscita a passare. Finalmente potrò vivere questa kermesse da protagonista, ma anche spettatrice di altri eventi».
Tra lei e Grazia Di Michele il rapporto è straordinario.
«Grazia per me è una garanzia, ha fatto un’eccellente lavoro su questo cartellone. Noi condividiamo la voglia di fare le cose in modo serio e profondo. Apportando cultura. Mi ha chiamata per presentare il mio nuovo lavoro jazz, che prevede l’uscita dell’album a fine settembre. Non potevo dire di no ad una location tanto bella».
Cosa si deve aspettare la platea livornese?
«Intanto ho con me quattro eccellenti jazzisti. Proponiamo concept album sul colore blu: con un inedito uscito un paio di settimane fa. Gli altri sono tutti standard del repertorio jazzistico internazionale dove viene nominato il “blu”, declinato in tutte le sue forme ed emozioni. Un progetto nato da un mio viaggio mistico, sola, seduta sulla spiaggia, con un cielo dalle mille linee azzurre, che rifletteva sul mare, e non si riconosceva l’orizzonte. Da lì è partito tutto. Un concerto che amo molto, e che definirei completo».
Ha cominciato la carriera come corista. È stato importante?
«Tanto. Fare la corista insegna l’armonia musicale. 10 anni intensissimi, lavorando in studio con Mina, Celentano, Cocciante. Per non parlare dei live con Loredana Bertè, con Mia Martini, Roberto Vecchioni, Edoardo bennato, Alberto Fortis, tutta gente che mi ha insegnato tantissimo».
Poi ha trovato la sua strada.
«Fu la Berté a parlare di me a un discografico. Mio padre era un cultore del jazz, e così ho cominciato a creare la mia linea musicale».
Il grande successo arriva nel 1986, con la canzone “Brividi”.
«Lo devo a Gianni Ravera, che, dopo aver ascoltato il brano, capì che poteva dare ai giornalisti una novità. Capì che stava succedendo qualcosa nella musica. Fu lui a volermi a Sanremo».
Nel corso sua carriera ha sempre cercato la qualità. È un po’ lontana da quel che succede oggi in campo musicale.
«Non ho voglia di fare la giovane a tutti i costi. Se nascesse un incontro importante, vero, artistico, interessante tra me e la musica di adesso non direi di no. Anche se ormai la musica ha preso un indirizzo molto popolare e c’è poco spazio per altre cose».
Quindi?
«Mi metto sull’altra sponda del fiume, con molti altri, per coloro che vogliono ascoltare qualcosa di diverso. Meno commerciale, più di ricerca e di pensiero. E ai miei allievi parlo di De André, Battiato, De Gregori, Battisti: loro se ne innamorano. Vogliono cantarli e ricantarli. Scoprono mondi che spesso non conoscono, e mi ringraziano. Non sono contro i giovani, sono pro giovani: la critica è verso il mercato discografico, che non è più come una volta. Prima c’era vita per tutti. Adesso invece c’è solo una strada». l
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