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Livorno, Paolo Ruffini sul trasloco dei liceali del Classico: "Non toccate via Rossi, è storia e baluardo della cultura livornese"
Lo showman ex studente allo storico edificio: "E' crocevia per la città"
LIVORNO. «La leggenda narra che su quell’edificio ci siano due chiazze di gavettone di vernice. Uno nero e uno rosso. Si dice che quello rosso lo abbia fatto Paolo Virzì, e l’altro io».
È ironico Paolo Ruffini quando ricorda i suoi anni al liceo classico. L’edificio a cui si riferisce è la sede dell’istituto Niccolini Palli in via Ernesto Rossi, che ha frequentato e vissuto intensamente negli anni Novanta, durante i quali Paolino finì più volte sulle cronache del Tirreno per aver guidato, insieme ai compagni di classe, la lotta degli studenti per mantenere l’autonomia del liceo negli anni della cosiddetta “razionalizzazione”.
Nel corso di questi decenni Ruffini ha sempre espresso un grande e affettuoso ricordo della sua scuola. E oggi non si tira di certo indietro per difendere l’identità del Niccolini di fronte alla notizia dello spostamento degli alunni del triennio dalla storica sede a via degli Asili, una scelta che potrebbe rappresentare il colpo di grazia al decadimento del liceo classico livornese. «Quello di via Ernesto Rossi è un edificio storico che ha visto il susseguirsi di allievi e studenti che si sono formati lì non solo culturalmente, ma anche emotivamente», dice il comico e regista livornese.
La posizione di via Ernesto Rossi è strategica secondo Ruffini. Non solo per i ragazzi e le ragazze del classico, ma «per tutta la città. Lo spazio dov’è l’edificio è un crocevia di situazioni, di punti di incontro, di schiacciatine, di pezzi di torta, di cinque e cinque – spiega l’artista -. Tutto questo serve a creare aggregazione intorno ad un polo culturale nel centro della città».
Ruffini è ancora innamorato della sua scuola, «a parte le chiazze dei gavettoni – ironizza -. Sono stato protagonista a lungo del movimento della Pantera giovanile negli anni del liceo. Penso che l’edifico di via Rossi sia fantastico, e spero che venga mantenuto, come baluardo della cultura livornese. Ho fatto tante lotte in quella scuola, le voglio bene».
Per l’ex studente del Niccolini Guerrazzi, i liceali del classico devono quindi continuare a frequentare l’edificio esattamente davanti al Seghieri. «Ci sono cose che sono conservative e che lo sono rispetto a una certa cultura. E che devono essere mantenute. Il classico di Livorno non solo va mantenuto com’è per quanto riguarda il metodo di studio, ma anche la locazione è importante, senza niente togliere a via degli Asili», afferma Ruffini. Che si sofferma anche sul nome della via: «Quella strada ne ha viste tante, a partire dall’uomo a cui oggi è intitolata. Ernesto Rossi era un grandissimo attore, che ha inventato il metodo Stanislavskij (nel teatro, è la ricerca di affinità tra l’interiorità dell’attore e quella del personaggio da lui recitato, ndr)».
Anche Ruffini, come Bruni, accende poi il faro sull’importanza degli studi classici: «Quando andavo a scuola io c’era chi diceva “cosa me ne faccio del greco antico?”. Non so se il dibattito è ancora in corso, ma non credo che chi ha inventato l’intelligenza artificiale venga solo da studi scientifici – sorride Paolino -. La cultura classica mai come in questo periodo storico può darci sguardi interessanti sul valore della democrazia, del bello, del buongusto, della satira, della scorrettezza politica».
E si spinge ancora più in là, il regista, quando dice che «la vera soluzione per combattere la guerra non è la pace, ma è la cultura». La tradizione quindi va rispettata secondo Ruffini, e i ragazzi devono rimanere a studiare dove sono oggi.
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