Gioco
«Ha tentato di uccidere il barista»: chi è il livornese condannato a sei anni e quattro mesi
L’accoltellamento, seguito dalla devastazione del locale, nel 2021 al mercato. Pene inferiori, per altri reati, per due amici del ventiquattreenne
LIVORNO. Sei anni e quattro mesi per il ventiquattrenne Luca Calvaruso. Un anno e mezzo e un anno e quattro mesi, rispettivamente, per i fratelli Oreste e Leonardo Esposito, di 26 e 23 anni. Mentre il padre della vittima dell’aggressione, che gli inquirenti ritengono un tentato omicidio, era stato rinviato a giudizio la scorsa settimana per estorsione. Tre condanne giovedì scorso in tribunale, con il rito abbreviato, dopo l’accollamento del titolare del bar “2” di via Buontalenti, il ventinovenne Samuele Stampa, e la successiva devastazione del suo locale.
Il fatto
Era il 13 novembre del 2021 quando il giovane livornese venne minacciato di morte, colpito con un calcio e pugnalato all’addome, al petto e al pollice della mano destra – secondo l’accusa – da Calvaruso, arrestato dopo 24 ore dalle volanti della polizia di Stato e ritenuto responsabile per tentato omicidio, minaccia aggravata e danneggiamento. Solo per quest’ultimo reato condannati anche gli amici che erano con lui, che avrebbero contribuito a distruggere la vetrina dell’attività: Oreste e Leonardo Esposito, originari di Caserta e Scafati (in provincia di Salerno). Per il primo anche l’accusa di favoreggiamento: «Dopo la devastazione – si legge negli atti – ha aiutato Calvaruso a eludere gli investigatori nelle ricerche fornendo al giovane un cambio di vestiti e custodendo i pantaloni indossati dallo stesso precedentemente».
A processo il padre
Imputato per estorsione e detenzione abusiva di arma il padre di Samuele, il cinquantatreenne Davide Stampa, perché «mediante minaccia, consistita nel puntare una pistola a Calvaruso e nel dirgli che se avesse aggiustato la vetrina del bar la faccenda sarebbe finita lì, ha compiuto atti idonei a conseguire per sé un ingiusto profitto con pari altrui danno». La difesa, comunque, nega con forza l’episodio. Davide Stampa, difeso dall’avvocato Mario Maggiolo, è stato l’unico degli imputati a scegliere il rito ordinario, senza ricorrere a quelli alternativi. L’abbreviato – per i quali hanno optato Calvaruso e i fratelli Esposito – ha comportato lo sconto automatico di un terzo della pena. Nei prossimi mesi, quindi, per il cinquantatreenne si aprirà il dibattimento.
«Vidi la morte in faccia»
Un’aggressione rimasta impressa nelle menti dei livornesi quella avvenuta quasi tre anni fa in centro. «Quando ero a terra e mi stava puntando il coltello all’addome – aveva raccontato la vittima al Tirreno – ho visto la morte in faccia. Mi ha colpito alla mano, poi all’addome. Ero a terra. Dopo che era scivolato inciampando sulla sedia, fuori dal mio locale, gli avevo chiesto se per favore poteva rimetterla a posto». Calvaruso, identificato grazie al tatuaggio di un’aquila sul petto e ripreso in almeno tre filmati girati dai testimoni sotto il loggiato, inizialmente aveva provato a picchiare Stampa, ricevendo però un pugno in faccia. E allontanandosi urlando: «Non sai chi sono, ti ammazzo, aspettami qui che ora torno con altre persone». Mantenendo la parola – secondo l’accusa – è quindi tornato in via Buontalenti con i rinforzi devastando il locale. E pugnalando con un coltello da cucina il barista, poi dimesso dal pronto soccorso con cinque giorni di prognosi. «Lo ha colpito con atti idonei a cagionargli la morte», riepiloga la procura».
La pronuncia
Per Calvaruso – difeso dall’avvocato Nicola Giribaldi – la pm Antonella Tenerani, aveva chiesto cinque anni e mezzo di reclusione. I fratelli Esposito sono stati invece assistiti dal collega Stefano Neri, mentre Davide Stampa appunto da Maggiolo. Quest’ultimo ha assistito anche la vittima, che si è costituita parte civile: il giudice per le indagini preliminari, Antonio Del Forno, per il barista ha disposto una provvisionale di 10.000 euro da parte di Calvaruso (interdetto in perpetuo anche dai pubblici uffici) e 2.500 ciascuno dai fratelli Esposito, con il totale che verrà eventualmente definito in un processo civile che partirà una volta terminato quello penale. Leonardo, il minore dei due fratelli, potrà usufruire della sospensione condizionale della pena risarcendo la vittima entro sei mesi da quando la sentenza passerà in giudicato. «Il giudice – spiega Maggiolo – ha condiviso gli argomenti della parte civile».
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