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Giancarlo Dionisi, nuovo prefetto di Livorno: «Le priorità? Lavoro e tematiche sociali»

di Claudia Guarino
Giancarlo Dionisi, nuovo prefetto di Livorno: «Le priorità? Lavoro e tematiche sociali»

Il successore di D’Attilio arriva da Nuoro: «È essenziale che istituzioni e associazioni lavorino in sinergia. Sarò sul territorio e nessuno sarà lasciato indietro»

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Livorno «Nessuno deve essere lasciato indietro». Perché se è vero che «il prefetto, da rappresentante del governo, non va visto come uomo solo al comando» è anche vero che «ho intenzione di lavorare, in sinergia con istituzioni, associazioni e sindacati, in ogni ambito del territorio. Con un occhio di riguardo ai temi sociali e al lavoro».

Il nuovo prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi si presenta così, al palazzo del governo, completo scuro e cravatta blu. «Non fotografatemi seduto a una scrivania – dice – vorrebbe dire mettere una distanza tra me e le persone. Non voglio che sia così. Voglio essere un prefetto radicato sul territorio». Arriva da Nuoro, Dionisi, e si è insediato ufficialmente in via Fiume il 15 luglio subentrando a Paolo D’Attilio dopo un periodo di reggenza da parte del vice Edoardo Lombardi, che rimane nello staff governativo. «Ho già incontrato i rappresentanti delle forze dell’ordine, il sindaco di Livorno, la presidente della provincia e il vescovo. E presto incontrerò le associazioni di categoria. Che le istituzioni non si offendano, il prefetto deve entrare in ogni tematica sociale per dare il suo contributo, per risvegliare le coscienze e per creare un lavoro sinergico che permetta di affrontare le problematiche».

«Prima il lavoro»

Insomma, Dionisi dice di non voler «lavorare da solo. Voglio essere un uomo del territorio che rappresenta lo Stato in sinergia con tutti. Con le istituzioni, ma anche col modo dell’associazionismo, del volontariato e dei sindacati». A partire da una tematica che dice di considerare prioritaria: quella del lavoro. «Credo che una società possa difendere i valori democratici solo se tutta insieme riesce ad accedere agli strumenti del benessere. Il mio dogma sarà: nessuno deve rimanere indietro. La priorità è dunque quella di difendere i livelli occupazionali e, considerando che ci sono realtà industriali in crisi, di aiutare il mondo del lavoro a reinventarsi creando nuovi spazi». Che possono essere reperiti, per esempio, «nel settore turistico, mondo da valorizzare anche per favorire un reimpiego occupazionale. Seguirò il settore facendomi promotore con il governo della necessità di riconvertire i filoni industriali, laddove necessario. Farò tutto ciò che può servire per recuperare il lavoro». E, parlando di lavoro e crisi, ecco la menzione all’acciaieria di Piombino. «La crisi industriale di Piombino è in parte dovuta alla crisi internazionale e dunque affrontarla è un compito difficile. Ma insieme possiamo trovare vie d’uscita. Sicuramente quello è uno dei tavoli attenzionati». E sul rigassificatore dice: «In un momento di transizione energetica così epocale è fondamentale e non si può tornare indietro. Ma bisogna stare attenti agli eventuali impatti ambientali».

Criminalità

Poi c’è tutto il tema della sicurezza. Con un porto, quello di Livorno, crocevia della droga oltre che teatro di sequestri di chili e chili di cocaina nascosti nei container. «Questa provincia non è in mano alla criminalità organizzata – spiega il nuovo prefetto –. Ma dobbiamo tenere alta l’attenzione perché gli interessi economici possono ingenerare l’appetito di investitori illegali. Ho già avuto dei sentori in tal senso e porterò avanti un lavoro comune con le forze dell’ordine per monitorare la situazione. Sappiamo qual è il campo da attenzionare: quello dei soldi». Oltre a quello della sicurezza urbana, chiaramente, a garanzia della quale il sindaco ha recentemente nominato – con funzioni di supporto – un security manager: il sostituto commissario in pensione Giampaolo Dotto. «Credo – dice il prefetto – che sia importante per i Comuni avere a disposizione degli esperti nel settore. Quindi l’idea mi trova d’accordo. Del resto più siamo a lavorare meglio è».

Sicurezza urbana

Ecco, dunque, che vanno bene anche i militari. Paolo D’Attilio, lo ricordiamo, tempo fa ha chiesto e ottenuto dal ministero l’invio dei militari dell’operazione Strade Sicure, che sono stati impiegati a Livorno e a Piombino a tutela di obiettivi considerati sensibili come la sinagoga labronica o il palazzo civico piombinese. «Cercherò di capire meglio come sono impiegati questi militari e se c’è bisogno di reimpiegarli lo farò. Non sono contrario, tutti dobbiamo dare una mano e dobbiamo contribuire affinché aumenti la sicurezza, compresa quella percepita. A Nuoro, per esempio, avevo impiegato i militari per cinturare il carcere». Anche alle Sughere, d’altra parte, la situazione ultimamente non è delle più tranquille, con un detenuto evaso (e poi recuperato alla stazione di Roma Tiburtina), un altro detenuto che si è tolto la vita, strutture fatiscenti, carenza d’organico e assenza di telecamere. «So che la situazione è questa – dice –. E me ne interesserò coinvolgendo amministrazione e sindacati».

Accoglienza

Poi c’è tutta la partita dell’accoglienza, col nostro porto che è diventato scalo fisso delle navi Ong con a bordo i migranti salvati in mare. «L’accoglienza dei migranti è un momento fondamentale e per me è importantissimo che l’accoglienza sia fatta nel miglior modo possibile. Daremo fondo a tutte le nostre energie in sinergia per favorire l’accoglienza. Io non intendo sottrarmi all’animo accogliente di questa città».l

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