Il Tirreno

Livorno

La nomina

L’avvocato Vinicio Vannucci eletto presidente della Camera penale di Livorno

di Stefano Taglione
Il direttivo della Camera penale
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Il direttivo della Camera penale

Terzo mandato per il noto legale labronico: «Servono rinforzi negli uffici del tribunale». Vicepresidente Marco Talini

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LIVORNO. Vinicio Vannucci è il nuovo presidente della Camera penale di Livorno e prende il posto di Aurora Matteucci. Con lui eletti Marco Talini (vicepresidente), Michele Alongi (segretario), Nicoletta Ricci (tesoriera), Guia Tani, Maria Giulia Bettini e Cecilia Bellucci (queste ultime al debutto nell’organismo di rappresentanza). Per Vannucci, già presidente dal 2012 al 2016, è in assoluto il terzo mandato e, fra due anni, se lo vorrà potrà concorrere anche per il quarto (due consecutivi al massimo prevede lo statuto).

«Vogliamo dare spazio ai giovani – le sue parole – e insieme ai colleghi, in questa prima fase, abbiamo scelto di affiancarli. Ci sono sfide importanti all’orizzonte, con temi che ci vedono in qualche modo ideologicamente contrapposti alla magistratura, penso alla separazione della carriere. Ma altri argomenti no, ci vedono dalla stessa parte: penso al funzionamento degli uffici del tribunale nell’ambito dell’applicazione della Riforma Cartabia, che sta portando una serie di complicazioni telematiche a fronte delle quali ci dovrebbe essere più personale ma, invece, ci troviamo con una carenza organizzativa non imputabile a chi lavora negli uffici di via Falcone e Borsellino, ma alle mancate assunzioni».

Negli uffici, secondo Vannucci, «servono rinforzi, meglio se giovani». «Questa carenza rappresenta un freno toccato con mano ogni giorno dagli addetti ai lavori – prosegue – con ricadute purtroppo importanti per ogni cittadino. Deve essere un terreno di battaglia comune fra noi e i magistrati, vogliono parlare con loro di questo». Poi ci sono «temi altrettanto fondamentali come l’emergenza carceraria, sul quale non ci devono essere battaglie ideologiche. Vanno bene anche le battaglie ideologiche, come la separazione della carriere, così ci confrontiamo: noi abbiamo un modo di vedere le cose, loro un altro, ma come diceva Calamandrei bisognerebbe che i magistrati facessero per sei mesi gli avvocati e noi i magistrati per lo stesso periodo in modo da capirsi meglio».

 

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