Il Tirreno

Livorno

Violenze e giustizia

Livorno, operaio accusa il presidente della coopertiva: «Mi ha picchiato dentro alla Rsa»

di Stefano Taglione
Livorno, operaio accusa il presidente della coopertiva: «Mi ha picchiato dentro alla Rsa»

L’uomo ha sporto querela per essere stato aggredito sulle scale dal datore di lavoro. La replica: «L’ho redarguito perché molestava le colleghe, poi si è buttato a terra»

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Lo avrebbe preso per il collo facendolo cadere dalle scale. Procurandogli ferite sui gomiti, al fianco sinistro e all’anca destra. Poi – secondo la vittima – «mentre ero a terra dolorante e inerme mi ha sferrato un calcio al corpo». Una folle aggressione quella denunciata da un manutentore di una cooperativa di 62 anni, che lavora in una Rsa della città. La vittima, nella querela, ha indicato anche il presunto colpevole: il presidente della cooperativa. Ma il diretto interessato nega con forza le accuse, forte anche a suo dire dei testimoni presenti e tutti a suo favore: «C’è stato un diverbio, lui si è buttato a terra, nessuno lo ha aggredito – spiega l’imprenditore – io lo stavo redarguendo perché ero esasperato, dato che in passato ha molestato alcune dipendenti, con frasi irriguardose e atteggiamenti da censurare. Per quieto vivere ho consigliato loro di non querelarlo, perché è una persona che ha una famiglia e io non sono un uomo litigioso, infatti denunce ancora non ce ne sono, ma ora basta. Si sta inventando tutto, non ne possiamo più di questi comportamenti».

La querela

Tutto sarebbe avvenuto il 21 maggio scorso e il motivo, il sessantaduenne, lo ha messo agli atti. «Lo scorso gennaio sono stato incaricato di eseguire la piattaforma in legno, a fronte del pagamento di un compenso di quattromila euro. Ho iniziato a lavorare intorno alla metà di aprile per circa un mese, quando il 4 maggio del tutto inaspettatamente ho ricevuto un messaggio con cui mi veniva rivelato che la piattaforma sarebbe stata terminata da altre persone. Incredulo di quanto successo ho rinnovato la disponibilità nel terminare il lavoro, chiedendo il pagamento della cifra concordata, ma da subito il mio datore si è rifiutato e mi ha minacciato via messaggio con la seguente frase “Te stai scherzando col fuoco, io non Ti do un ca**o di niente”». La ricostruzione del presidente della cooperativa, però, diverge: «Nell’ambito delle sue mansioni, come dipendente della cooperativa – spiega il datore – ha svolto un lavoro percependo lo stipendio». Quei quattromila euro, insomma, secondo l’imprenditore non erano dovuti. Quindi ritiene di essersi comportamento correttamente.

Il diverbio

Si arriva allora al 21 maggio, quando il manutentore si reca alla Rsa dove lavora. Ed è qui che, sul pianerottolo fra il primo e il secondo piano, sarebbe avvenuta l’aggressione agli atti della querela. «Per finire – si legge ancora nelle carte – mi ha preso il cellulare e lo ha scaraventato a terra rompendolo, mentre nel contempo urlava “Ti ammazzo... ti ammazzo”». «Questo raptus di violenza con tutta fortuna è stato fermato due persone presenti nelle vicinanze, che sono accorse insieme a un’altra dipendente per difendermi e per portarlo via – prosegue il sessantaduenne –. Dopo qualche minuto, ancora provato dall’accaduto, sono riuscito ad alzarmi e mi sono diretto con fatica nell’ufficio della responsabile, chiedendole di poter usare il telefono per chiamare i soccorsi, ma quest’ultima non solo me lo ha negato, ma mi ha invitato a uscire fuori dalla stanza. Fortunatamente uno dei testimoni mi ha prestato il cellulare, consentendomi di avvertire il 112. All’arrivo dei soccorsi il medico di bordo ha constatato che la mia pressione arteriosa era altissima e mi ha invitato ad andare al pronto soccorso, ma io ho deciso di raggiungerlo in autonomia con il mio scooter per paura che il mio datore potesse arrecare danni al motorino durante la mia assenza». Agli atti della denuncia il sessantaduenne ha depositato anche i referti ospedalieri e gli screen shot delle conversazioni Whatsapp che vengono citate nella denuncia, in cui chiede «espressamente la punizione anche in ordine ai fatti perseguibili a querela», riservandosi anche la possibilità di costituirsi parte civile.

«Si è inventato tutto»

L’imprenditore ritiene, invece, che non ci sia stata alcuna aggressione. E che il suo dipendente, che ora vuole licenziare per giusta causa, abbia finto un infortunio. «Questa persona dice il falso – spiega il presidente della cooperativa – e ho già fatto segnalazione all’Inail perché a mio parere questo infortunio sul lavoro non è reale, lui al momento non lavora perché è in malattia. Non si comporta correttamente: in un’occasione ricordo, ad esempio, che una signora è stata vittima di una sincope perché lui l’aveva rimproverata di aver lasciato la luce accesa in una stanza».

L’esposto all’Inail

Per cercare di ottenere le sue ragioni, il presidente, ha inviato nei giorni scorsi un esposto all’Inail. «Si rappresenta preliminarmente che il dipendente, a inizio dicembre dello scorso anno – si legge nel documento – si è sottoposto a un intervento chirurgico, cui è seguito un periodo di convalescenza protrattosi sin oltre la metà del gennaio 2024. Il 21 maggio scorso, nel corso di un colloquio con il soggetto in questione avvenuto nella Rsa, gli è stato fatto presente l'imperfetta esecuzione di taluni lavori da lui effettuati e lo stesso ha avuto una repentina reazione scomposta, consistita nell’accasciarsi di colpo sui gradini della scala di accesso al primo piano, asserendo di essere stato da me spinto (affermazione assolutamente non corrispondente al vero). Significativo delle sue reali condizioni fisiche è il fatto che, prima dell’arrivo dall'ambulanza, il medesimo si allontanava dalla struttura utilizzando il suo scooter. Poi si è recato al pronto soccorso lamentando di essere stato percosso, ma ottenendo una semplice prognosi di soli tre giorni, compreso quello di accesso. Scaduto tale termine il dipendente ha richiesto un primo prolungamento dell’asserito infortunio sul lavoro fino all’8 giugno scorso, cui seguivano due ulteriori richieste di continuazione rispettivamente fino al 12 ed al 25 giugno, il tutto presumibilmente motivato con i postumi dell’intervento all'anca, fattore del tutto avulso dal dichiarato infortunio sul lavoro, in realtà mai avvenuto, come comprovabile sia testimonialmente, che dallo svolgimento oggettivo della vicenda e, principalmente, dalla prognosi rilasciata dal pronto soccorso, del tutto irrisoria rispetto a quanto di volta in volta lamentato dal soggetto in questione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web