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Sciopero degli operai Sms a Livorno, il grido dei fratelli Gaetano: «In lotta per le nostre famiglie»

di Martina Trivigno
Sciopero degli operai Sms a Livorno, il grido dei fratelli Gaetano: «In lotta per le nostre famiglie»

Alessandro e Antonio, di 38 e 40 anni, sono entrambi dipendenti dell’azienda e adesso rischiano di perdere il posto

11 luglio 2024
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Livorno «Se si appartiene alla stessa famiglia non bisognerebbe mai lavorare per la solita azienda». È l’amara considerazione a cui sono arrivati due fratelli, Alessandro e Antonio Gaetano, di 38 e 40 anni, entrambi dipendenti di Sms Operations Italia. Lì, fuori dai cancelli della raffineria Eni, la lotta va avanti. Si fanno forza l’uno con l’altro, sperando di arrivare al più presto a una soluzione. «Prima di tutto per la nostra dignità e quella delle nostre famiglie», sottolineano.

Fino a poco fa non pensavano che sarebbe successo, poi all’improvviso la doccia gelata che ora rischia di sconvolgere la loro tranquillità. «Ho un figlio di 13 anni – racconta Antonio Gaetano – e anche una bambina di sei mesi. È terribile vivere questa situazione di grande incertezza. Un genitore ha una grande responsabilità: quella di garantire un futuro alla sua famiglia e noi, in questo momento, non siamo in grado di farlo». Antonio Gaetano ricorda ancora quando vent’anni fa fu assunto da Sms Operations Italia. E non può dimenticare neppure il momento in cui, un paio di anni dopo, suo fratello Alessandro, oggi rappresentante sindacale Fiom Cgil dell’azienda specializzata in manutenzioni meccaniche con sede a Rosignano, si aggiunse all’organico aziendale. Sono tante le emozioni che in questi giorni stanno vivendo i due fratelli: felici di essere insieme come quando erano bambini, fianco a fianco, in uno dei momenti più difficili, ma anche preoccupati perché – raccontano – «in un colpo solo potremmo perdere il lavoro tutti e due e sarebbe un dramma». Un’ipotesi a cui non vogliono pensare ma che, come uno spettro, aleggia su di loro e sulle vite degli altri 40 colleghi con cui condividono la stessa sorte. «Ho iniziato a fare il delegato sindacale un anno fa – precisa Alessandro Gaetano – e non potevo immaginare, allora, il momento terribile che avremmo attraversato. È difficilissimo non ricevere lo stipendio da quasi tre mesi. Tutti noi siamo molto fortunati: stiamo ricevendo aiuto da parte di genitori e suoceri perché, con i costi della vita attuali, non ci vuole poi molto a terminare quei pochi risparmi che siamo riusciti a mettere da parte negli anni. Ma non lo nascondo: se anche otterremo le retribuzioni degli ultimi mesi, non significherà che il problema è risolto».

Su di loro infatti, come una spada di Damocle, pende anche la scadenza del contratto d’appalto prevista per il 31 ottobre. «Dal 1° novembre inizierà una nuova era e non saremo più in ogni caso dipendenti di Sms Operations Italia – sottolinea il delegato sindacale – . Per questo sono molto in pensiero per il nostro futuro: ho due figli, uno di tre anni e un altro di un anno e mezzo. Come ogni genitore vorrei garantire loro una vita serena, ma tutto è difficile. Ringrazio mia moglie Martina per l’aiuto e il sostegno di questi giorni così complicati per noi lavoratori e le nostre famiglie».

«Il dramma dei mancati stipendi è il segno di quanto sia svilito il lavoro e di una profonda ingiustizia sociale – concludono i fratelli Gaetano – . Adesso attendiamo risposte concrete e risolutive da parte di Sms Operations Italia: non è più tollerabile che ai lavoratori non siano stati pagati gli stipendi. L’azienda sembra che lamenti mancati pagamenti da parte di aziende committenti, ma in questi casi bisogna che si faccia subito chiarezza e si riconosca la responsabilità in solido delle imprese per le quali Sms ha svolto lavorazioni in appalto e vengano direttamente retribuiti i lavoratori. Nel meccanismo delle lavorazioni tra committente, appalto e subappalto, vi è una responsabilità solidale e se il datore di lavoro (appaltatore o subappaltatore) non paga, dovrà farlo chi, di fatto, si avvantaggia della prestazione dei lavoratori impiegati nell’appalto, quindi il committente». Ora tutte le speranze sono riposte nell’incontro fissato lunedì prossimo all’Ispettorato del lavoro. «Dobbiamo continuare a garantire un futuro alle nostre famiglie. Fino ad allora saremo qui, davanti alla raffineria Eni, a far valere i nostri diritti», concludono.l

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