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Sms Operations Italia, la rivolta dei 42 lavoratori: «Da tre mesi senza stipendio, chiediamo garanzie» – Video

di Martina Trivigno
Sms Operations Italia, la rivolta dei 42 lavoratori: «Da tre mesi senza stipendio, chiediamo garanzie» – Video

La protesta davanti all’ingresso della raffineria Eni di Stagno, la Fiom Cgil: «Ci sono troppe incertezze, a breve scadrà l’appalto»

10 luglio 2024
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LIVORNO. «Forza, non arrendetevi». L’auto sfreccia sull’Aurelia, il suono del clacson richiama l’attenzione dei lavoratori dell’azienda Sms Operations Italia, specializzata in manutenzioni meccaniche con sede a Rosignano. Sono lì da lunedì scorso, in assemblea permanente, sotto quel gazebo davanti all’ingresso della raffineria Eni. Sventolano le bandiere, gli striscioni appesi ricordano che «lo stipendio è un diritto, non una speranza». Perché – raccontano – da quasi tre mesi non lo stanno ricevendo.


Una cosa è certa: i 42 dipendenti, 18 dei quali lavorano in appalto all’interno della raffineria di Stagno, non si arrenderanno. Ieri hanno incontrato il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, e l’assessore alle Politiche del lavoro, Federico Mirabelli. Con loro, la prima cittadina di Collesalvetti, Sara Paoli, e sul posto è arrivato anche il sindaco di Rosignano Marittimo, Claudio Marabotti, che ha portato la solidarietà dei suoi concittadini. «Giovedì 11 luglio ci sarà una comunicazione a inizio del Consiglio comunale per portare all’attenzione dell’opinione pubblica quello che stanno vivendo i lavoratori di Sms Operations Italia – sottolinea Mauro Macelloni della segreteria Fiom-Cgil della provincia di Livorno  – . La protesta proseguirà a oltranza fino a quando l’azienda non fornirà risposte concrete».

E i lavoratori della Sms Operations Italia ora temono per il loro futuro. «Lavoro come saldatore in raffineria dal 1988 – racconta Stefano Bardini, 56 anni – . Tutto pensavamo, ma non di ritrovarci a questo punto, senza stipendio da tre mesi. Ed è difficilissimo: per fortuna mia moglie lavora, ma altri colleghi non sono così fortunati: molti devono fare i conti con il mutuo e le bollette salate da pagare, tutte sulle loro spalle. Di solito con l’euro non si arrivava alla quarta settimana: arrivare quasi al terzo mese senza stipendio è davvero molto dura».

Ma la loro preoccupazione non riguarda soltanto gli stipendi non pagati, ma anche le nubi che si addensano sul loro futuro. «Il contratto di appalto scadrà il 31 ottobre di quest’anno – prosegue Macelloni – . A oggi, una delle poche certezze che abbiamo è che in ogni caso dal 1° novembre i dipendenti non lavoreranno più per Sms Operations Italia perché il contratto è in scadenza. Da diversi mesi, temendo un dramma sociale, abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo ministeriale per gestire la situazione, ma ad oggi non abbiamo ottenuto alcuna risposta». Secondo quanto riferito dalla segreteria Fiom Cgil, l’inizio della prossima settimana sarà scandita da diversi appuntamenti. Uno su tutti. «È stato fissato per lunedì prossimo un incontro con Sms Operations Italia e le aziende committenti, tra cui Eni, all’Ispettorato del lavoro per discutere della questione e fare in modo che rispondano in solido per quanto Sms Operations Italia non è ancora stata in grado di garantire – conclude Macelloni – . Se in questa occasione non saranno trovate soluzioni, siamo pronti ad alzare l’asticella. Non ci arrenderemo fino a quando non avremo ottenuto delle risposte».


Ma come per tutte le storie, c’è sempre una raggio di speranza anche nel buio più completo. «Gli operai metalmeccanici delle ditte in appalto per Eni hanno aderito allo sciopero di tre ore proclamato in segno di vicinanza ai dipendenti – concludono i lavoratori – . Abbiamo poi ricevuto anche la solidarietà di diversi cittadini e negozi». È certo: la mobilitazione non si fermerà.

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