Il Tirreno

Livorno

Il dramma al Caprilli

Fantino livornese travolto dai cavalli, la rabbia del padre: «Ha rischiato di morire, per fortuna c’era sua sorella»

di Stefano Taglione
Alessio Lenzi, il fantino livornese in gravi condizioni
Alessio Lenzi, il fantino livornese in gravi condizioni

Le parole del genitore-allenatore: «Servono ambulanze per le rianimazioni veloci»»

09 luglio 2024
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LIVORNO. «Mio figlio ha rischiato di morire e se non fosse stato per sua sorella, arrivata per prima con me in pista e che gli ha liberato le vie respiratorie, ora staremmo parlando di altro. Mi sto muovendo a livello nazionale affinché le corse dei cavalli siano presiediate da mezzi efficienti e personale preparato. È inconcepibile che in uno sport estremo come il nostro ci sia un sistema di soccorso indecente. Servono unità di rianimazione mobile e 118 sul posto, non i volontari e un medico e basta».

A parlare è Gian Matteo Lenzi, il padre di Alessio nonché allenatore, il fantino di 23 anni grave in rianimazione dopo l’incidente avvenuto al Caprilli. Il ragazzo è caduto durante la quarta corsa ed è stato travolto da almeno due cavalli, «forse tre», rimarca il babbo.

Lenzi, lei è arrabbiato per i soccorsi che definisce «scadenti». Ci racconti meglio.

«Premetto che non ce l’ho con gli operatori presenti, non è colpa loro. Ce l’ho col sistema: questo è uno sport pericoloso e servono unità di rianimazione all’altezza. E non è un problema solo del Caprilli, ma dell’ippica. Quant’è il costo di un’ambulanza attrezzata per tre ore alla settimana, la periodicità delle corse qui al Caprilli? Sicuramente inferiore a quello di una vita umana. Come ai tempi d’oro del nostro sport dovremmo puntare più sulla manutenzione e sulla sicurezza».

Suo figlio è caduto per il terreno scivoloso?

«Dicono che fosse scivoloso, perché poco prima aveva piovuto, ma io non posso dirlo. Non conosco la dinamica esatta, devo ancora capirla. Con lui non ho parlato perché non è, ovviamente, ancora in condizioni di farlo. Era incosciente quando lo abbiamo raggiunto, è andata bene che è sopravvissuto».

I soccorsi secondo lei sono arrivati tardi?

«Io e mia figlia siamo arrivati per primi per soccorrere Alessio, visto che la gara era ancora in corso e l’ambulanza interna doveva attendere che la pista fosse libera. Mio figlio è rimasto per terra, privo di conoscenza, riverso su un fianco. Se fosse rimasto a testa in giù credo che sarebbe morto soffocato. Mia figlia gli ha liberato le vie aeree, consentendogli di tornare a respirare».

Poi?

«Con l’ambulanza interna ha raggiunto le scuderie, dove è arrivato un secondo mezzo di emergenza. Poi, dopo cinque minuti, l’automedica. Troppo tempo è passato».

Cosa deve essere migliorato, secondo lei?

«Serve un’ambulanza pronta alla rianimazione. In altri impianti sono successe tragedie per questo sistema di soccorsi. Vorrei che questo mio appello venisse accolto, in modo da salvare potenziali vite».

Suo figlio come sta?

«È fuori pericolo, ma dobbiamo monitorare la frattura alla vertebra cervicale. Sappiamo già che dovrà subire delle operazioni maxillo-facciali perché uno zoccolo di un cavallo lo ha colpito in faccia e ha delle brutte fratture».

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