Il Tirreno

Livorno

Il processo

Bar devastato in via Buontalenti: chiesti cinque anni e mezzo per tentato omicidio

di Stefano Taglione
I danni al bar "2"
I danni al bar "2"

Il ventiquattrenne Luca Calvaruso è imputato per aver accoltellato il titolare Samuele Stampa. Richieste di pene inferiori, e per altri reati, per i due amici. Il padre della vittima è stato rinviato a giudizio per estorsione

09 luglio 2024
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LIVORNO. Cinque anni e mezzo per il ventiquattrenne Luca Calvaruso. Un anno e mezzo e quattro mesi, rispettivamente, per i fratelli Oreste e Leonardo Esposito, di 26 e 23 anni. Mentre il padre della vittima dell’aggressione, che gli inquirenti ritengono un tentato omicidio, è stato rinviato a giudizio per estorsione. Sono le richieste della procura – con la sentenza in rito abbreviato prevista entro fine mese – dopo l’accollamento del titolare del bar “2” di via Buontalenti, il ventinovenne Samuele Stampa, e la successiva devastazione del suo locale.

Era il 13 novembre 2021 quando il giovane venne minacciato di morte, colpito con un calcio e pugnalato all’addome, al petto e al pollice della mano destra – secondo l’accusa – da Calvaruso, arrestato dopo 24 ore dalla polizia e ora imputato per tentato omicidio, minaccia aggravata e danneggiamento. Solo per quest’ultimo reato la pm Antonella Tenerani ha chiesto la condanna anche per gli amici che erano con lui, che avrebbero contribuito a distruggere la vetrina dell’attività: Oreste e Leonardo Esposito, originari di Caserta e Scafati (in provincia di Salerno). Per il primoanche l’accusa di favoreggiamento: «Dopo la devastazione – si legge negli atti, anche se la difesa la contesta – ha aiutato Calvaruso a eludere gli investigatori nelle ricerche fornendo al giovane un cambio di vestiti e custodendo i pantaloni indossati dallo stesso precedentemente». Imputato per estorsione e detenzione abusiva di arma il padre di Samuele, il cinquantatreenne Davide Stampa, perché «mediante minaccia, consistita nel puntare una pistola a Calvaruso e nel dirgli che se avesse aggiustato la vetrina del bar la faccenda sarebbe finita lì, ha compiuto atti idonei a conseguire per sé un ingiusto profitto con pari altrui danno». La difesa, comunque, nega l’episodio.

Un’aggressione rimasta impressa nelle menti dei livornesi quella avvenuta quasi tre anni fa in centro. «Quando ero a terra e mi stava puntando il coltello all’addome – aveva raccontato la vittima al Tirreno – ho visto la morte in faccia. Mi ha colpito alla mano, poi all’addome. Ero a terra. Dopo che era scivolato inciampando sulla sedia, fuori dal mio locale, gli avevo chiesto se per favore poteva rimetterla a posto». Calvaruso, identificato grazie al tatuaggio di un’aquila sul petto e ripreso in almeno tre filmati girati dai testimoni, inizialmente aveva provato a picchiare Stampa, ricevendo però un pugno in faccia. E allontanandosi urlando: «Non sai chi sono, ti ammazzo, aspettami qui che ora torno con altre persone». Mantenendo la parola – secondo l’accusa – è quindi tornato in via Buontalenti con i rinforzi devastando il locale. E pugnalando con un coltello da cucina il barista, poi dimesso dal pronto soccorso con cinque giorni di prognosi. «Lo ha colpito con atti idonei a cagionargli la morte», riepiloga la procura».

Nei giorni scorsi la pm ha chiesto la condanna per tutti coloro che hanno scelto il rito abbreviato, mentre Davide Stampa andrà a dibattimento. Calvaruso è difeso dall’avvocato Nicola Giribaldi, i fratelli Esposito dal collega Stefano Neri, in camera di consiglio sostituito dal padre Bruno Neri, mentre Davide Stampa dal legale Mario Maggiolo. Il figlio Samuele, parte offesa come lo è Calvaruso dall’estorsione del padre di quest’ultimo, è rappresentato sempre da Maggiolo, che ha chiesto un risarcimento di 50mila euro.
 

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