Gioco
La bici con manichetta, gli elmetti e la reliquia: è la storia dei pompieri di Livorno
Il passato dei vigili del fuoco labronici rivive con il gruppo storico
Livorno A volte il Dna del coraggio e dell’abnegazione si trasmette da generazione a generazione. Lo dimostra la storia di Leonardo Romoli, elicotterista in servizio nei vigili del fuoco, pluri-encomiato per i suoi interventi a favore della popolazione, nonché bisnipote e omonimo di Vasco Romoli, storico milite distintosi in servizio nel periodo della guerra.
L’occasione del ricordo è data dalla nascita del gruppo storico vigili del fuoco di Livorno, costituito di recente da alcune ex colonne del Corpo: Luciano e Paolo Ghelardi, Antonio Cucè, Aldo Giachetti, Roberto Tessari, Marco Mancini e Valter Mannari. A fare gli onori di casa il comandante provinciale del Corpo, Ugo D’Anna.
Presente anche Simone Consigli, in qualità di nipote di Leonardo Tomei, altra “medaglia” del Corpo (a cui è dedicata la sezione sportiva dei vigili del fuoco che per anni ha militato ai vertici della pallavolo italiana), morto sotto i bombardamenti del 1943. «Quel giorno mia nonna gli disse di non andare in servizio perché le bombe in città cadevano senza sosta alcuna – racconta il nipote – ma lui non sentì ragioni e morì durante il tragitto verso via dei Pescatori luogo dove allora sorgeva il comando».
Nell’occasione i “veterani” del Corpo mostrano alcuni preziosissimi cimeli trovati un po’ dappertutto. Pezzi di storia che accompagnano chiunque li veda in un salto indietro nel tempo, quando i mezzi erano molto più limitati rispetto a quelli di oggi e la tecnologia completamente inesistenti. È un viaggio nel passato e a far da cicerone è Antonio Cucè. Indica, spiega, racconta. Si emoziona anche mentre ripercorre pezzi di storia che sono, prima di tutto, il segno di un’epoca. «Questa è una bicicletta del Corpo trovata in un bazar di Gorizia», spiega, mentre mostra il prezioso ciclo usato in quegli anni (Ottocento). «Rigorosamente rossa, con una manichetta (il tubo che collega all’idrante) arrotolata sotto la canna e anche una leva sotto il freno sinistro con il quale si poteva inserire una sorta di sirena – prosegue il racconto –. Il faro della bicicletta, grazie a un meccanismo a carburo, cangiava i colori da bianco a rosso a mo’di rudimentale lampeggiante».
Ma l’acqua per spegnere gli incendi da dove si attingeva? Ecco pronta la risposta di Cucè. «A quei tempi tutte le case avevano un pozzo in cantina con un “abbocco” tale da poter permettere l’inserimento della manichetta», precisa.
Appoggiato sopra la bicicletta c’è un casco del tempo che fu con l’immagine frontale del Comune di Livorno visto come allora i vigili dipendessero da questo ente. Sul tavolo delle “reliquie” fa invece bella mostra di sé l’elmetto simil-corazziere indossato dal comandante di quei tempi durante le parate con tanto di spada luccicante. E a proposito di reliquie ricordiamo che all’ufficio del comandante è appunto conservata da sempre una reliquia di Santa Barbara (un pezzo di osso), patrona dei vigili del fuoco. La santa stessa è magnificamente rappresentata in una preziosa icona ad altezza d’uomo ritrovata nella vecchia caserma nel quartiere Venezia e ospitata ancor prima nella chiesa dei Domenicani. «Iniziative come queste – è il commento del comandante D’Anna – non possono che gratificare tutti coloro che amano il nostro Corpo».
Capitolo a sé il vecchio regolamento delle “guardie municipali pompieri” così denominato in quanto i compiti nel 1862 erano sommati. Oltre ai requisiti scontati in rapporto al fisico e alla buona condotta, l’aspirante vigile non poteva essere sposato con una nota che specificava come fosse inteso «che si debba conservarsi celibi anche dopo l’arruolamento».
All’epoca la paga era di due lire al giorno. Con il 1866 grazie al sindaco dell’epoca, Eugenio Sansoni, il Corpo si scisse in vigili urbani e vigili del fuoco (non è dato sapere se, grazie alle nuove norme, fu poi permesso ai vigili di sposarsi). «A settembre – a fare l’annuncio ufficiale è Paolo Ghelardi – organizzeremo un evento nel quale tutti i livornesi potranno ammirare di persona gli strumenti in uso ai “pompieri” del tempo che fu».
Vale la pena ricordare un ringraziamento ai vigili del fuoco da parte di tale Vittoria Mangani, consorte del comandante nel 1913 che terminò la sua orazione con un: «Il più ambito dei premi che potrete ricevere è quello della riconoscenza delle persone che avete soccorso». E poi il motto di sempre: «Uno per tutti, tutti per uno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
