Toscana
Livorno, maltratta la compagna, la prende a sputi e la insulta: ora è a processo
L’uomo è imputato per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori verso l’ex convivente. L’avrebbe minacciata più volte di morte, denigrandola per quattro anni
LIVORNO. «Ti brucio viva». «Ti butto dal terrazzo». «Ti sparo». Ma non solo: sarebbe stata pure insultata e presa a sputi. In un’escalation di violenza andata avanti dal 2020 fino al dicembre scorso, quando esasperata dalle violenze e dopo l'arresto di quest’ultimo per detenzione di stupefacenti ha deciso di allontanarlo dall’abitazione coniugale.
Un cittadino marocchino di 43 anni – Il Tirreno non lo identifica con nome e cognome per non rendere riconoscibile la donna vittima delle presunte violenze – è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori nei confronti della sua ex compagna quarantaquattrenne, con cui ha pure dei figli piccoli. Il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, su richiesta della pubblico ministero Ezia Mancusi, ha disposto il divieto di avvicinarsi a tutti i luoghi abitualmente frequentati dalla donna, non solo l’abitazione e il posto di lavoro, l’obbligo di mantenere 500 metri anche dai suoi congiunti e il divieto comunicare con lei, con l’installazione del braccialetto elettronico. Alla donna, per il momento, sono stati affidati i figli in via esclusiva.
La vittima, assistita dall’avvocata Angie De Santi Simonini, ha sporto querela lo scorso gennaio, con le indagini poi delegate all’aliquota operativa in procura della polizia di Stato, lamentando di «condotte aggressive e vessatorie da parte dell’indagato». Un incubo, fino a quel momento, la relazione. «Dopo la nascita della seconda figlia l’indagato ha iniziato a tenere, nei confronti della compagna, comportamenti verbalmente aggressivi e svalutanti, anche in presenza dei figli minori, che di conseguenze hanno iniziato a perdere il rispetto per la madre. Il giudice scrive di «parole offensive e gesti gravemente sprezzanti, come nelle occasioni in cui lui le sputava addosso». E di reazioni spropositate, come il lancio di oggetti e di cibo dal balcone durante le frequenti liti.
Ma non solo, il quarantatreenne al termine della relazione avrebbe anche minacciato la donna dicendole che le avrebbe sparato. «Parole – scrive il gip – pronunciate per spaventare la vittima nell’ambito delle discussioni relative alla gestioni dei figli e che provocavano nella persona offesa». «Controllava il telefono della compagna – si legge ancora negli atti – per verificare le sue conversazioni e la limitava nella sua realizzazione professionale, costringendola a studiare in segreto per evitare che la scoprisse».
Per dimostrare quelle violenze ai suoi danni la donna ha messo a disposizione degli inquirenti tabulati telefonici e messaggi Whatsapp. Perché di quelle minacce, lei, non ne poteva più. E voleva che finissero. Per questo, il giudice, per evitare che l’uomo proseguisse nelle sue condotte vessatorie gli ha imposto il divieto di avvicinamento e quello di comunicare con lei. Con la speranza che possa essere sufficiente. Il processo si aprirà fra pochi giorni, davanti al collegio, con il rito immediato. l
S.T.
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