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Livorno

L’arresto

Livorno, Casalati condannato per omicidio in via definitiva: portato in carcere


	Il saldatore portuale Giacomo Casalati
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Il saldatore portuale Giacomo Casalati

Il saldatore portuale di 49 anni è stato trasferito alle Sughere su ordine della corte d’appello. La vittima il novantaquattrenne Nazzario Cerrai

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LIVORNO. Ventitré anni e sei mesi di reclusione. La Cassazione ha confermato la condanna per omicidio volontario nei confronti del quarantanovenne saldatore portuale Giacomo Casalati, arrestato quasi tre anni fa per aver ucciso a scopo di rapina, soffocandolo, l’ex camionista novantaquattrenne Nazzario Cerrai, trovato morto dopo ore dal figlio nella sua casa di via Garibaldi. Il ricorso, dopo che la corte d’appello aveva confermato la sentenza del tribunale labronico, era stato presentato dalla difesa.

La sentenza

In primo grado, per il delitto, era stata assolta la cinquantaduenne Ilenia Ricci, ex compagna di Casalati, difeso dall’avvocato Roberto Nocent, e badante di Cerrai, con la pena ricalcolata dai giudici fiorentini a due anni per ricettazione dell’oro rubato perché, per il furto, non si è potuto procedere dato che non c’è stata querela né da parte dell’anziano (che non poteva farla, perché era stato ucciso), né da parte dei familiari. La Cassazione ha inoltre confermato il risarcimento di 90.000 euro agli eredi (50.000 al figlio e 20.000 a ognuno dei due nipoti), assistito dall’avvocato Gabriele Rondanina.

L’arresto

Dopo quattro giorni dalla sentenza i carabinieri hanno arrestato il saldatore. Casalati, infatti, un anno e mezzo fa era stato scarcerato e, in regime di custodia cautelare, era stato ristretto ai domiciliari col braccialetto elettronico. Ora che la condanna è definitiva, per lui, si sono aperte le porte del carcere. Con i militari che lo hanno accompagnato alle Sughere.

Il delitto

Il delitto è avvenuto il 27 agosto del 2021 nell’appartamento dell’anziano, in via Garibaldi, con la coppia arrestata dopo dai carabinieri una settimana. Inizialmente, quando il figlio trovò il cadavere in casa, si poteva pensare anche a una morte naturale, data l’età avanzata dell’ex camionista, ma il mobiletto del bagno forzato dove erano nascosti i preziosi ha indirizzato i militari verso la pista del delitto. Il disperato bisogno di soldi per acquistare la droga spiega il movente. Casalati, dopo aver ottenuto le chiavi dell’abitazione da Ricci, si è presentato a casa dell’anziano, senza però utilizzarle e facendosi aprire, uccidendolo dopo il rifiuto del prestito. Portando via i preziosi che non sono mai stati trovati e quindi venduti, nascosti in una cassettina dietro allo specchio del bagno. Cerrai, che conosceva Ricci in quanto sua ex badante, con lei era rimasto in ottimi rapporti e si sentivano e frequentavano spesso nel periodo antecedente alla tragedia. Al punto che le avrebbe prestato del denaro e – secondo l’accusa – neanche l’avrebbe denunciata dopo essersi accorto della sparizione di duemila euro nascosti sempre nello stesso posto. «La vittima – aveva spiegato il pm Pietro Peruzzi, il titolare dell’inchiesta, durante la requisitoria – era talmente generosa che nonostante si fosse accorta dei furti, continuava a dare loro il denaro». «Casalati e Ricci rappresentavano una coppia male assortita – aveva proseguito in aula – la loro situazione era fuori controllo, ricevevano in casa gli spacciatori e facevano un uso smodato di stupefacenti». Proprio la tossicodipendenza avrebbe spinto il saldatore a compiere il delitto. Tossicodipendenza dalla quale ora è guarito. 

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di Redazione web