Il Tirreno

Livorno

La risposta

Porto, le associazioni di Livorno a Grimaldi: «Dia priorità ai container nel piano di impresa»

di Stefano Taglione
Piero Neri, il presidente di Confindustria Toscana centro e costa, fra le firmatarie del documento
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Piero Neri, il presidente di Confindustria Toscana centro e costa, fra le firmatarie del documento

La replica di Asamar, Cna Fita Livorno, Confetra, Confindustria Toscana centro e costa, Legacoop e Spedimar all'ad del gruppo marittimo che ha assicurato di puntare sul traffico dei contenitori in Darsena Toscana, ritenendo «menzogne» alcuni passi della lettera inviata dagli imprenditori labronici nei giorni scorsi all'Autorità di sistema

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LIVORNO. «Lo scopo della nostra lettera era la difesa del lavoro e dell’appetibilità commerciale del porto, che non può prescindere dal traffico contenitori per il quale la Regione e l’Autorità di sistema hanno investito (e continuano a farlo) ingenti risorse pubbliche per migliorare la qualità infrastrutturale del porto stesso e renderlo più appetibile sul mercato dei container, basti ricordare la Darsena Europa e l’allargamento del canale di accesso alla Darsena Toscana, opere fatte per consentire alle portacontainer di maggior tonnellaggio di poter scalare il porto. Non si comprende quindi dove siano le menzogne, salvo che siano rappresentate dalle preoccupazioni dei nostri associati che, invece, aumentano anche in seguito all’annuncio di ulteriori attività “secondarie” previste in Tdt per i primi di luglio, mentre ristagnano quelle per contenitori».

Dopo l’intervista pubblicata del Tirreno a Emanuele Grimaldi – ad dell’omonimo colosso marittimo, proprietario fra gli altri di Terminal Darsena Toscana – arriva la risposta di Asamar, Cna Fita Livorno, Confetra, Confindustria Toscana centro e costa, Legacoop e Spedimar, associazioni che la scorsa settimana si erano dette preoccupate da un possibile calo del traffico dei container in Tdt (e quindi in porto) a fronte di un aumento dei ro-ro, i rotabili, una circostanza smentita da Grimaldi nell’intervista, secondo cui «l’obiettivo resta lavorare con i container, l’attività più redditizia». Il gruppo napoletano, sulle nostre banchine, ha appena investito cento milioni. «Le preoccupazioni potranno essere superate solo da una pronta definizione degli atti richiesti dalla comunità portuale – proseguono le associazioni – anche perché non ci risulta che diversamente quei traffici sarebbero migrati verso altri scali perché, sempre a quanto ci risulta, l’operatore interessato aveva già negoziato tutti i termini essenziali per la prosecuzione del rapporto con Cilp. Non ci aspettavamo che il presidente dell’International chamber of shipping (Grimaldi ndr) usasse toni non usuali verso colleghi imprenditori. Le associazioni, rappresentando gli imprenditori, hanno apprezzato l’investimento da cento milioni per rilevare le quote di una società notoriamente in ottima salute. Sottolineano, però – si legge ancora nella risposta – che in questi anni sono state impegnate da altri imprenditori cifre analoghe o superiori in investimenti fisici industriali e logistici, che hanno dotato il porto, per restare solo in questo perimetro, di una pluralità di attività e di terminal, almeno due per ogni tipo di traffico: auto, passeggeri e contenitori compresi. È fuorviante evocare una situazione di monopolio e di rendita di posizione, così come esistono già a Livorno anche due terminal passeggeri e due contenitori».

È a difesa «di questa situazione concorrenziale cui si è ispirata la lettera inviata dalle associazioni – si legge ancora – a difesa del traffico, del lavoro e di tutti gli operatori. Rimarcare il diritto di proprietà e la libertà di impresa è legittimo e per noi scontato, ma solo nella misura in cui esso si svolga ricordando che trattasi di bene pubblico dato in concessione e che soggiace a delle regole inderogabili quali, in primis, il piano regolatore, il piano operativo triennale, il documento di pianificazione strategica di sistema portuale e il piano di impresa sul quale l’autorità concedente ha fondato le sue valutazioni per dare il proprio assenso all’acquisto di Tdt. L’assetto attuale del porto consente la libera concorrenza tra imprenditori in un mercato regolato come quello portuale, che tutela la libera scelta imprenditoriale in un quadro di regole determinate dagli indirizzi dell’autorità, dal piano regolatore, dal piano operativo triennale e dagli impegni assunti formalmente dai concessionari per investimenti, traffici e occupazione. Quindi, se è vera come auspichiamo l’intenzione di voler continuare a credere nei contenitori, ci aspettiamo che anche la parte privata che ha in concessione il terminal più grande del porto, vocato per sua natura e per norme alla movimentazione dei contenitori, svolga il suo ruolo esprimendo nel piano di impresa che si accinge a presentare all’Authority l’entità e il tipo di investimenti che vorrà fare per mantenere, se non migliorare, l’appetibilità commerciale del terminal Tdt».

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