Gioco
Legionella a Livorno, si moltiplicano i casi: «Ma non siamo in emergenza»
Controlli a tappeto dell’Asl nelle strutture per verificare la presenza del batterio
LIVORNO. Controlli a tappeto, docce chiuse e campionamenti da rifare. Con prelievi effettuati dall’Asl praticamente in tutti gli stabilimenti balneari livornesi. Ma se è vero che «i casi sono in aumento», è anche vero «il fenomeno non è preoccupante». Resta il fatto che, in questi giorni, si fa un gran parlare di legionella. A fare il punto della situazione è la dottoressa Roberta Consigli, direttrice del dipartimento prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl Toscana nord ovest, che rassicura: «Non si può parlare di emergenza». Ma facciamo un passi indietro.
Batterio nei Bagni
Tra fine maggio e inizio giugno l’Asl ha effettuato vari campionamenti nelle docce e nei lavandini degli stabilimenti balneari di Livorno finalizzati a verificare l’eventuale presenza di legionella. E in almeno quattro casi le analisi sono risultate positive. L’Asl ha quindi comunicato i risultati al Comune e il sindaco ha emesso un’ordinanza per chiudere in via temporanea alcune docce degli stabilimenti balneari interessati. Stop, dunque, alle docce dei Bagni Cala Bianca di Quercianella (le cui controanalisi sono poi risultate negative), dei Roma (in cui «la quantità del batterio era sotto soglia», ha spiegato Andrea Picchi), degli ex Pejani e dei Lido. Ai titolari degli stabilimenti è stato d’altra parte intimato di bonificare le aree interessate dai batteri, fare altri campionamenti e inviare i risultati delle analisi all’Asl, a cui spetta poi il compito di dare il placet per riaprire le docce una volta che il problema è risolto.
Acqua stagnante
Detto ciò, bisogna aggiungere che la legionella è un batterio che prolifera negli ambienti acquatici (specialmente tra i 20 e i 50 gradi), infetta se inalato e provoca – nei casi più gravi – febbre alta. «La legionella – spiega la dottoressa Consigli – si sviluppa dove ci sono contenitori con acqua stagnante e in genere ne troviamo tracce nelle strutture ricettive. Più difficile, ma non impossibile, che proliferi nelle case. Questo perché normalmente l’acqua dell’acquedotto è in continuo movimento». E il batterio entra nel corpo umano per via aerea. Cioè «attraverso inalazione. Quindi sono più a rischio tutte quelle realtà che utilizzano acqua nebulizzata, per esempio gli autolavaggi. Normalmente, comunque, le infezioni passano inosservate. Il problema si manifesta quando incontra un soggetto con difese immunitarie ridotte». Se qualcuno scopre di avere la legionella, normalmente, spiega al pronto soccorso quali sono gli ultimi luoghi da lui frequentati e lì si concentrano i controlli dell’Asl, che va in cerca di un riscontro per trovare la fonte dell’infezione. Ma nel caso degli ultimi controlli negli stabilimenti balneari non è andata così. Nel senso che «quelle erano verifiche programmate».
«Non c’è emergenza»
Ad ogni modo, il fatto che facendo controlli non mirati esca fuori la legionella significa «che c’è un progressivo incremento. Cosa che vale anche per i casi segnalati». E «dato che le condotte idriche sono l’habitat naturale, servono misure di prevenzione che consistono in trattamenti termici adeguati». Per esempio lo shock termico che si ottiene con l’aumento repentino della temperatura dell’acqua. Fatto sta che ultimamente si nota «un aumento generale dei casi di legionella». Circostanza che, tra le altre cose, «potrebbe essere legata a una maggiore mobilità e a un maggior utilizzo, da parte delle persone, delle strutture ricettive». Ma la dottoressa Consigli è certa: «Non è un fenomeno preoccupante. Né in generale, né nel caso specifico perché le docce sono state chiuse e saranno riaperte una volta che la situazione sarà tornata alla normalità». Ai titolari delle attività interessate dal batterio, dunque, non resta che mettersi l’animo in pace e seguire l’iter. Anche perché, come dice il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli, «la scoperta della legionella rappresenta una preoccupazione per la salute pubblica e per il benessere dei clienti e dei dipendenti. Ribadiamo dunque l’importanza del monitoraggio della qualità dell’acqua e delle misure preventive necessarie per evitare la proliferazione di batteri».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
