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Livorno, l'ultima maturità della professoressa Burani: «Vi racconto come sono cambiati i ragazzi»
La docente ai saluti: «Nel 1995 la materia che insegnavo, Anatomia e fisiologia, uscì come seconda prova d’esame all’indirizzo chimico-biologico. Mi chiamarono dal Ministero dell’istruzione per preparare le domande...»
Livorno La sua prima maturità da insegnante l’ha fatta nel 1988, al Cecioni, che allora era il liceo della "maxi-sperimentazione". E ieri, sempre al Cecioni, ha iniziato l’ultima fase della sua carriera. Per la professoressa Paola Burani, docente di scienze della terra, chimica e biologia, ieri è iniziata l’ultima maturità. Da settembre infatti sarà in pensione.
Professoressa, ricorda ancora la sua prima maturità da insegnante?
«Era completamente diversa da com’è oggi. C’erano quattro materie, e i ragazzi ne portavano solo due. Su queste venivano interrogate, e c’era anche una prova scritta. Il commissario interno era uno solo, tutti gli altri erano esterni».
E l’atteggiamento dei ragazzi com’è cambiato neegli anni?
«Un tempo i ragazzi erano un po’più rassegnati, perché erano certi che sarebbero stati interrogati per oltre un’ora. I professori non si limitavano a qualche domanda, i programmi andavano saputi tutti. Ma non c’era molta agitazione da parte degli studenti».
Oggi invece c’è?
«L’esame i ragazzi lo vivono con più ansia rispetto a prima, perché stando sempre attaccati al telefonino sono sempre a confrontarsi, si agitano a vicenda».
In tutti questi anni a scuola ne ha vissute di maturità.
«Quando il Cecioni era ancora il liceo della maxisperimentazione, erano pochissime le scuole come la nostra in tutta Italia. Nel 1995 la materia che insegnavo, Anatomia e fisiologia, uscì come materia della seconda prova d’esame all’indirizzo chimico-biologico. Mi chiamarono dal Ministero dell’istruzione per preparare le domande, perché non sapevano come fare la prova».
Quindi ha creato la prova di un esame di stato per tutta Italia?
«Il ministero mi chiese un ventaglio di domande. Alla maturità uscirono quattro domande: due erano identiche a quelle che avevo proposto io. I miei ragazzi erano super preparati».
Il ministero poi l’ha più chiamata?
«Mi hanno chiamata nel 2017 per il quadro di riferimento nazionale della prova scritta. Quell’anno poteva uscire scienze, anche se alla fine uscì un’altra materia».
E ora che andrà in pensione la scuola le mancherà?
«Penso proprio mi mancherà tanto, soprattutto i ragazzi. Sono ancora in contatto con alcuni di loro, poi Livorno è piccola e ogni tanto ci si vede. Mio marito dice che mi ricordo solo di quelli bravi, mi brontola. Ma io alla fine saluto tutti. Con cinque o sei classi all’anno, se si pensa che la media per classe è di venticinque alunni, è impossibile riconoscerli. La soddisfazione è avere avuto alunni che hanno fatto carriera: uno insegna ad Oxford, un altro ancora in Svizzera».
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