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Comunali Livorno, Guarducci dopo il flop: «Farò il sindaco ombra nel 2025 potrei correre alle Regionali»
Il candidato sconfitto: «Resto nel centrodestra, nell’area di Forza Italia e Noi Moderati»
Livorno «La responsabilità della batosta elettorale è tutta mia». L’ormai ex candidato sindaco Alessandro Guarducci non usa perifrasi per definire il risultato alle amministrative. Le forze che hanno sostenuto la sua candidatura hanno preso complessivamente 8.721 voti in meno rispetto ai suffragi presi alle elezioni europee. La distanza tra comunali ed europee si accorcia se si considerano i voti presi dalla lista Guarducci sindaco. Ma più che i dati numerici, è da sottolineare il dato politico: la sconfitta del centrodestra livornese è stata una vera débacle, considerato che l’obiettivo era il ballottaggio con il sindaco uscente Luca Salvetti. «Auspico che dopo questa netta sconfitta i partiti possano rigenerarsi a livello locale, per arrivare a proporre ai cittadini livornesi un centrodestra rinnovato tra cinque anni. La campagna elettorale è finita, basta con le polemiche tra di noi», è l’appello dell’ex candidato.
Guarducci, come si è spiegato perché abbia preso così tanti voti in meno di quelli presi alle Europee dai partiti che l’appoggiavano?
«Non ho convinto gli elettori di centrodestra a votarmi, è colpa mia. Ci sono anche altre ragioni, però: una parte degli elettori di centrodestra ha preferito la candidatura di Costanza Vaccaro. Ho pagato il fatto che lei abbia condotto una campagna elettorale contro di me, mi ha dipinto come di sinistra solo per il mio lavoro passato».
Solo questo?
«Sulla sconfitta ha influito anche il fatto che non sono riuscito a convincere gli imprenditori, sul piano urbanistico per esempio. Tanti uomini d’affari che sono venuti a pranzo con noi del centrodestra, hanno preferito il piano di Salvetti, che dà maggiori certezze non perché fatto meglio di quanto avrei fatto io, ma perché c’è già, anche se approvato in fretta e furia. E voglio dire che ci sono anche responsabilità di alcuni personaggi che stanno o stavano nei partiti».
A chi si riferisce?
«Ci sono dei personaggi che sono stati estromessi dai vertici dei partiti di centrodestra che avevano tutto il diritto di non votare Guarducci. Ma un conto è questo, un altro è votare Salvetti: chi è di destra e lo vota dovrebbe vergognarsi, invece di chiacchierare sui social».
Di chi sta parlando?
«I nomi ce li ho, perché erano presenti in tante chat, ma li riferirò ai vertici regionali dei partiti interessati. Fatto questo passaggio, sarà una questione interna ai partiti. Almeno un migliaio di voti per la nostra coalizione sono andati via così. Essere votato da persone di destra non delegittima Salvetti, ma è colpa loro se non siamo arrivati al ballottaggio. Questi personaggi hanno portato avanti una sorta di opposizione silente organizzata, lavorando contro il centrodestra».
Tra le sue prime mosse pubbliche è stato a cena con Marcella Amadio, di Fratelli d’Italia. Poi nel simbolo della sua lista elettorale ha messo il logo di Azione. Non si è confuso l’elettorato così?
«Era una cena di partito. Ho detto che nel 2005 ho votato lei perché altrimenti avrei dovuto votare il candidato di centrosinistra. Non condivido la posizione di destra radicale di Marcella. Io sono moderato, liberale e popolare».
Quindi l’elettorato non si è spaventato?
«Quando mi sono candidato Fratelli d’Italia era diviso in due, non per motivi politici, ma per rancori personali. E dopo la cena c’è stato il commissariamento dei vertici comunali del partito. Si è spaventata la parte dei Fratelli che non voleva Marcella. Lei comunque si è comportata bene per tutta la campagna elettorale, con un ruolo defilato, non alzando il torno del dibattito, e portandosi a casa oltre novecento preferenze. Chapeau».
Il segretario della Lega Gasparri, ha criticato la presenza di Azione nel simbolo della sua lista.
«Gasparri ha mosso un ragionamento politico su cui stiamo riflettendo».
Basta rancori, ma con i partiti c’è maretta. Dalla sua sede elettorale sono spariti i simboli di tutta la coalizione, tranne quelli della sua lista.
«Ci scade l’affitto della sede il 24 giugno, stiamo cominciando a togliere tutto».
L’ex presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Giacomo Lensi l’ha che in Consiglio comunale lei starà nel centrodestra, rispettando i cittadini che l’hanno votata.
«Da un non iscritto a nessun partito non mi aspetto nessuna lezione. Io e Andrea Dinelli (eletto con la lista Guarducci sindaco, ndr) siamo una grande squadra, e faremo opposizione sui temi, non ideologica. Farò opposizione come centrodestra, ma non sono schiacciato su posizioni estreme. In consiglio comunale mancano Forza Italia e Noi moderati, mi collocherò in quell’area».
E Azione non la rappresenterà?
«Se i riformisti vorranno dialogare sui fatti va bene. Ma la nostra collocazione è il centrodestra».
Come farete opposizione?
«La mia lista diventerà un’associazione politica: faremo un governo ombra rispetto alla giunta Salvetti. Io sarò il sindaco-ombra, Paola Baldari la vicesindaca. E non escludo di partecipare alle regionali con la nostra lista civica, che potrebbe cambiare nome». l
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